Addio a Akiko Tsuruga, la voce dell’organo jazz che ha unito due mondi

woodleywonderworks, CC BY 2.0

Il 13 settembre 2025 si è spenta a Brooklyn, all’età di 58 anni, Akiko Tsuruga-Magnarelli, una delle organiste più rappresentative della scena jazz contemporanea. La sua morte, dovuta a una malattia improvvisa, ha scosso l’ambiente musicale internazionale, privandolo di una figura che coniugava tradizione e modernità in modo unico.

Nata a Osaka il 1° settembre 1967, Akiko iniziò a suonare l’organo quando aveva appena tre anni. La Yamaha Music School le offrì le prime basi, ma il suo talento andava oltre la tecnica: fin da bambina mostrava una sensibilità fuori dal comune verso il fraseggio, il ritmo e le atmosfere musicali. Dopo gli studi al Osaka College of Music, scelse di dare una svolta alla sua vita artistica trasferendosi a New York nel 2001, accettando l’invito del batterista Grady Tate.

Fu lì che conobbe Dr. Lonnie Smith, uno dei grandi maestri dell’organo Hammond. L’incontro si rivelò decisivo: sotto la sua influenza, Akiko affinò uno stile che sarebbe diventato il suo marchio distintivo. Il suo suono era caldo, incisivo, intriso di soul e swing, ma sempre elegante. Non era semplice emulare i giganti dell’organo jazz — da Jimmy Smith a Jack McDuff — senza cadere nella ripetizione. Akiko ci riuscì, aggiungendo una voce personale, capace di raccontare il presente senza tradire le radici.

Per oltre 15 anni collaborò con il sassofonista Lou Donaldson, portando avanti un dialogo musicale che la fece conoscere e apprezzare in tutto il mondo. Suonò anche con Frank Wess, Jimmy Cobb, Houston Person, e tanti altri nomi leggendari. Ogni volta il suo organo sapeva inserirsi come protagonista, senza mai oscurare i compagni di palco.

La sua discografia è ricca di album che ne documentano la crescita. Tra questi spicca Beyond Nostalgia (2024), un lavoro che sintetizza la sua maturità artistica: groove solido, fraseggio luminoso, e quella capacità rara di far vibrare l’anima dell’ascoltatore.

Fu anche moglie del trombettista Joe Magnarelli, con cui condivise la vita e spesso il palco. Ma al di là della musica, chi l’ha conosciuta ricorda soprattutto la sua gentilezza e il suo sorriso, la capacità di mettere a proprio agio musicisti e pubblico con la stessa naturalezza.

La morte di Akiko Tsuruga lascia un vuoto profondo: quello di un’artista che non si limitava a suonare, ma che trasformava ogni performance in un atto di generosità. Le sue note restano come una scia luminosa, memoria di un viaggio che ha attraversato due mondi — il Giappone e l’America — e che ha lasciato al jazz una delle sue voci più pure e autentiche.

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