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Charlie Rouse - Cinnamon Flower: The Expanded Edition (2 LP)

Charlie Rouse - Cinnamon Flower
Quasi cinquant'anni dopo la sua prima pubblicazione, uno dei gioielli meno conosciuti del sassofonista tenore Charlie Rouse torna a splendere con una nuova luce. Cinnamon Flower: The Expanded Edition rappresenta molto più di una semplice ristampa: è la riscoperta di un capolavoro che unisce il bebop tradizionale alle seducenti sonorità brasiliane degli anni '70.

Charlie Rouse, meglio conosciuto per la sua lunga collaborazione con Thelonious Monk dal 1959 al 1970, ha sempre vissuto nell'ombra dei giganti del jazz. Eppure, questo album del 1977, originariamente pubblicato dalla Douglas Records, dimostra la sua capacità di reinventarsi artisticamente, abbracciando le influenze della bossa nova e della musica brasiliana che negli anni '70 stavano conquistando il mondo del jazz americano.

Ciò che rende questa edizione espansa davvero speciale è la sua natura duplice. Resonance Records, nota per il suo meticoloso lavoro di archivio, presenta sia la versione originale dell'album che una versione alternativa, offrendo un'esperienza d'ascolto completa e rivelando le diverse fasi creative del progetto.

La versione originale include le modifiche del produttore Alan Douglas, che arricchì le sessioni con musicisti come il leggendario batterista soul Bernard Purdie, il tastierista Roger Powell al sintetizzatore di archi e il trombonista Clifford Adams dei Kool & the Gang. Questi "dolcificanti" sonori, come sono stati definiti, conferiscono all'album un sapore più commerciale senza compromettere l'integrità artistica.

La seconda versione presenta invece le registrazioni nella loro forma originale, catturate dall'ingegnere George Klabin (fondatore di Resonance Records) ai Sound Ideas Studios di New York City, permettendo di apprezzare l'essenza più pura delle interpretazioni di Rouse.

Rosa Passos e Ron Carter - Entre Amigos

Rosa Passos e Ron Carter - Entre Amigos
Nel panorama della musica brasiliana contemporanea, raramente un incontro artistico si rivela così naturale e magnetico come quello documentato in "Entre Amigos", album che unisce la voce sensuale di Rosa Passos al contrabbasso leggendario di Ron Carter. 

Pubblicato originariamente dalla Chesky Records il 26 agosto 2003, è proposto in una nuova edizione limitata e numerata per il Record Store Day UK, incisa a 33 giri su vinile bianco da 180 gr.: 500 copie sono destinate al mercato inglese, mentre 1.000 saranno spedite in tutto il mondo. 

Gli appassionati di musica brasiliana dovrebbero assolutamente cogliere l’opportunità di accaparrarsi questa rarità anche disponibile ssu SACD ibrido.

“Entre Amigos” rappresenta molto più di una semplice collaborazione: è un manifesto di come la bossa nova possa ancora sorprendere e incantare dopo decenni dalla sua nascita.

Rosa Passos, già affermata protagonista della scena musicale brasiliana, trova in Ron Carter il partner ideale per esplorare le infinite sfumature del songbook brasiliano. Carter, leggendario bassista che ha suonato con Miles Davis, Herbie Hancock e praticamente tutti i grandi del jazz americano, usa il suo suono cantabile, il grande beat percussivo e la raffinata sensibilità armonica per complementare l'arte bossa nova dell'inimitabile Rosa Passos.

Per la Passos, questo disco segna il debutto nordamericano, un traguardo che la consacra definitivamente nel panorama internazionale. La sua voce, che è al tempo stesso esotica e stranamente familiare, è magnifica, capace di trasformare standard familiari in scoperte sempre nuove.

La tracklist include undici classici brasiliani: "Bahia Com H", "Insensatez", "Desafinado", "Sorriu Para Mim", "A Primeira Vez", "Garota de Ipanema", "Por Causa de Você", "Caminhos Cruzados", "Feitiço de Oração", "Eu Sei Que Vou Te Amar" e "O Grande Amor".

Ogni brano è un piccolo capolavoro di interpretazione. Le sue interpretazioni di vari classici bossa nova, come "Insensatez", "O Grande Amor", così come "Desafinado" e "Garota de Ipanema", sono sublimi. Prende queste canzoni fin troppo familiari e le fa suonare completamente nuove.

Frank Sinatra, In the Wee Small Hours: la ristampa del 70º anniversario

Il 14 novembre 2025 Blue Note pubblicherà una nuova edizione di In the Wee Small Hours di Frank Sinatra per celebrare i 70 anni dall’uscita originale. 

Il disco, considerato il primo grande concept album della musica popolare, ritorna in vinile all’interno della prestigiosa serie Tone Poet Audiophile Vinyl.

Quando apparve sugli scaffali nel 1955, In the Wee Small Hours fu qualcosa di mai visto prima. Sinatra, reduce da anni turbolenti e da una crisi personale legata alla fine della sua relazione con Ava Gardner, decise di mettere in musica le proprie fragilità. Lontano dall’immagine del cantante spensierato degli anni ’40, si mostrò vulnerabile, adulto, segnato dall’amore e dalle sue ferite.

Con gli arrangiamenti eleganti e malinconici di Nelson Riddle, il disco inaugurò una nuova fase della carriera di Sinatra e contribuì a ridefinire il concetto stesso di album: non più una raccolta di singoli, ma un ciclo coerente di canzoni legate da un filo narrativo e emotivo. Non a caso, molti storici della musica lo considerano uno dei primi veri concept album, antesignano di capolavori che avrebbero cambiato il rock e il pop negli anni successivi.

Brani come “Mood Indigo”, “Deep in a Dream”, “I’ll Be Around” o la title track “In the Wee Small Hours of the Morning” sono confessioni intime. L’orchestra diventa specchio dell’anima: i fiati sospirano, le corde si allungano come ombre in una stanza vuota, mentre la voce di Sinatra non è più solo canto, ma racconto. È un uomo che parla a chi ascolta, senza filtri, con una sincerità quasi disarmante.

La copertina iconica — Sinatra solo, con il cappello calato, sotto un lampione in una strada notturna — completava questa immersione nella solitudine urbana. È un’immagine che ancora oggi evoca un intero mondo di notti insonni e riflessioni amare.

Sphere - The Complete Live At Umbria Jazz

La storia del jazz è costellata di registrazioni perdute e poi miracolosamente ritrovate, ma poche hanno la rilevanza storica e musicale di "The Complete Live At Umbria Jazz" degli Sphere, pubblicato da Red Records nel settembre 2024. 

Questo album rappresenta molto più di una semplice riedizione: è la testimonianza completa di uno dei concerti più significativi di una delle formazioni più sottovalutate della scena jazz degli anni '80.

Gli Sphere nascono dall'esigenza di quattro musicisti straordinari - Charlie Rouse (sassofono tenore), Kenny Barron (pianoforte), Buster Williams (contrabbasso) e Ben Riley (batteria) - di rendere omaggio al genio di Thelonious Monk. 

Non si tratta però di una mera operazione nostalgica: tre di questi musicisti avevano suonato direttamente con il leggendario pianista, conferendo al progetto un'autenticità e una profondità interpretativa uniche.

Charlie Rouse, in particolare, fu il sassofonista di riferimento di Monk per oltre un decennio, mentre Kenny Barron aveva collaborato con il maestro in diversi progetti. Ben Riley era stato il batterista del quartetto di Monk negli anni '60, e Buster Williams aveva suonato con il pianista in varie occasioni. Questa non era quindi una tribute band qualunque, ma un ensemble che possedeva la chiave interpretativa per decifrare e ricreare l'universo sonoro monkiano.

Il concerto si tenne nel luglio 1986 al prestigioso Umbria Jazz Festival, in un'atmosfera che la critica ha descritto come elettrizzante. Gli Sphere erano nel pieno della loro maturità artistica, e la performance di quella sera catturò perfettamente l'essenza del loro approccio al repertorio di Monk: rispettoso ma mai reverenziale, fedele ma creativamente espansivo.

La registrazione originale conteneva cinque brani, ma nella ricerca negli archivi di Red Records sono state scoperte due tracce aggiuntive che si pensava fossero andate perdute: "Trinkle, Tinkle" e "If I Should Lose You". Questo ritrovamento trasforma radicalmente la nostra comprensione di quel concerto, aggiungendo oltre trenta minuti di musica inedita.

Andrew Hill Sextet Plus 10 - A Beautiful Day, Revisited

Palmetto Records ha recentemente reso disponibile in una nuova veste "A Beautiful Day, Revisited" con un remaster rinnovato, un'edizione estesa di un brano e una traccia bonus inedita, disponibile per la prima volta anche su vinile. 

Questa riedizione celebra uno dei documenti più significativi degli ultimi anni di carriera del leggendario pianista e compositore Andrew Hill, scomparso nel 2007.

"A Beautiful Day" fu originariamente un album dal vivo rivelatore nel 2002, una registrazione storica dal Birdland NYC che svelava un aspetto brillante e poco documentato della vasta visione artistica di Andrew Hill rappresentando il capitolo di chiusura della sua carriera, dove il compositore sembra esplorare nuove strade nel suo metodo compositivo.

Le registrazioni furono effettuate durante tre serate di gennaio 2002, catturando la magia di un ensemble che si dimostrò sia intimo che grandioso. La formazione, denominata "Andrew Hill Sextet Plus 10", combinava il sesto consolidato del pianista con un gruppo aggiuntivo di dieci musicisti, creando una big band temporanea di straordinaria qualità.

Il nucleo dell'ensemble era costituito dal sestetto abituale di Hill, lo stesso gruppo (principalmente) che suonò nel suo magistrale "Dusk" (Palmetto Records, 2000). Hill al piano, Marty Ehrlich su sax alto, clarinetto, clarinetto basso e flauto, Greg Tardy su sax tenore, clarinetto e clarinetto basso, Ron Horton alla tromba, Scott Colley al contrabbasso, e Nasheet Waits alla batteria. supportato da dieci membri aggiuntivi, oltre a virtuosi stimati come John Savage al flauto e sax alto, e un tubista.

Nonostante un grande reggimento di fiati, le figure riflessive al piano di Hill sono prominenti. Con la sua vasta gamma di trame e giustapposizioni disponibili, la big band si dimostra un veicolo ideale per la musica potente e inclassificabile di Hill. 

Time Traveler Records ridà vita ai tesori jazz di Muse Records

È un viaggio nel tempo che riscrive il presente quello che Time Traveler Records ha appena intrapreso: un progetto ambizioso che punta a riportare sotto i riflettori tre capolavori del catalogo Muse Records, etichetta storica del jazz americano attiva tra gli Anni ‘70 e ‘90. 

Ad inaugurare la serie chiamata Muse Master Edition sarà un trio di reissue in vinile – attesi per il 17 ottobre – che promettono di essere esperienze audio-visive di lusso.

I tre album prescelti per questa prima uscita sono “The Free Slave” (1972) del batterista Roy Brooks, “Sunset To Dawn” (1973) del pianista Kenny Barron, e “Cosmos Nucleus” (1976), un tesoro raro del sassofonista panamense Carlos Garnett, con un giovane Kenny Kirkland alle tastiere. 

Queste incisioni saranno presentate su dischi in vinile da 180 grammi di altissima qualità, realizzati in Germania da Optimal Media, con mastering analogico direttamente dai nastri originali a cura dell’ingegnere Matthew Lutthans presso The Mastering Lab in Kansas. Il packaging sarà altrettanto raffinato, con copertine in alta lucentezza tipo “tip-on” stampate da Stoughton Press, corredate da note di copertina inedite e fedeli riproduzioni visive della grafica originale, perfino ritocata e restaurata dal designer John Sellards. 

Zev Feldman, il produttore e “Jazz Detective” dietro l’operazione, descrive questo lancio come un vero e proprio "rolls-royce", un’edizione "ultra-deluxe" che offre ai collezionisti un modo privilegiato di riscoprire capolavori pronti a brillare nuovamente. 

Il progetto è sviluppato in collaborazione con Craft Recordings, con distribuzione affidata a Virgin Music Group, e anche se il primo focus è sul jazz, Feldman lascia intendere che in futuro potrebbero essere esplorati altri generi e patrimonio musicale da archiviare con la stessa cura. 

Wayne Shorter - Introducing Wayne Shorter (Original Jazz Classics)

La prestigiosa collana Original Jazz Classics di Craft Recordings celebra il 2025 con una ristampa fondamentale: "Introducing Wayne Shorter", l'album di debutto del leggendario sassofonista tenore che segnò l'inizio di una delle carriere più influenti nella storia del jazz moderno.

Originariamente pubblicato su Vee-Jay nel 1960, "Introducing Wayne Shorter" rappresenta un momento cruciale nella storia del jazz: il primo passo di Wayne Shorter come leader, dopo gli anni formativi nei Jazz Messengers di Art Blakey. L'album sarà disponibile in formato digitale dal 27 giugno 2025 e in vinile 180g dal 29 agosto 2025.

Ciò che rende questo album particolarmente speciale è la formazione straordinaria che accompagna il giovane Shorter. L'album presenta il bassista Paul Chambers e il batterista Jimmy Cobb, la sezione ritmica di Miles Davis, insieme a Lee Morgan alla tromba e Wynton Kelly al pianoforte. Questa combinazione di talenti crea un sound inconfondibile che fonde la freschezza dell'innovazione con la solidità dell'esperienza.

L'album include 5 composizioni originali di Shorter e una cover di "Mack The Knife". Il programma dimostra fin da subito la capacità compositiva di Shorter, con brani che spaziano dall'hard bop più tradizionale a soluzioni armoniche e melodiche che anticipano le sue future esplorazioni avant-garde.

Questo album rappresenta molto più di un semplice debutto discografico. Come primo sforzo di Shorter come bandleader, l'album presenta una formazione stellare che offre sei brani di hard bop di qualità. È il documento di un artista che, pur essendo ancora agli inizi della sua carriera da leader, dimostra già una voce compositiva distintiva e una visione artistica matura.

Geri Allen - The Printmakers

Nel panorama del jazz contemporaneo ci sono debutti che non passano inosservati e che, con il tempo, diventano punti di riferimento. 

È il caso di The Printmakers, il primo album a nome di Geri Allen, registrato nel febbraio del 1984 a Stoccarda con Anthony Cox al contrabbasso e Andrew Cyrille alla batteria. 

Pubblicato dalla neonata etichetta tedesca Minor Music, il disco segnò subito la nascita di una voce originale e audace, capace di aprire nuove prospettive per il pianismo jazz.

Quarant’anni più tardi, nel 2025, quello stesso lavoro torna alla luce in una prestigiosa ristampa in vinile, un’operazione che non ha soltanto il valore di un omaggio ma diventa un atto di memoria e di rinnovata attualità. 

L’etichetta Minor Music, che nacque proprio con la pubblicazione di questo album, celebra così la sua stessa storia e quella di un’artista che nel corso della carriera avrebbe saputo ridefinire il ruolo del pianoforte jazz nel dialogo con la tradizione e l’avanguardia.

Riascoltato oggi, The Printmakers conserva intatta la sua forza. Dall’apertura con “A Celebration of All Life”, dove percussioni e suoni astratti si trasformano progressivamente in una melodia vibrante, fino alle atmosfere di “Eric (For Eric Dolphy)”, omaggio a uno degli innovatori più radicali della storia del jazz, ogni brano rivela la capacità di Allen di mettere in discussione schemi consolidati e di costruire paesaggi sonori in cui lirismo e ricerca convivono. 

Ray Charles - Come Live With Me

La recente ristampa di "Come Live With Me" di Ray Charles, riporta finalmente sotto i riflettori uno dei capitoli più eleganti e sottovalutati della carriera del Genio. 

L'album originale del 1974, primo lavoro pubblicato sulla sua etichetta Crossover, rappresenta un momento di straordinaria maturità artistica che la nuova edizione rimasterizzata restituisce in tutta la sua ricchezza sonora e emotiva.

Questa ristampa arriva al momento giusto, permettendo a una nuova generazione di ascoltatori di scoprire un Ray Charles diverso, più introspettivo ma non meno potente, mentre offre agli appassionati di lunga data l'opportunità di riscoprire un album che aveva forse ricevuto meno attenzione di quella che meritava. 

Il lavoro di rimasterizzazione ha restituito una fedeltà straordinaria alla voce di Charles e alla ricchezza degli arrangiamenti orchestrali, facendo emergere dettagli che nelle edizioni precedenti potevano sfuggire all'ascolto.

L'LP del 1974 di Ray Charles "Come Live With Me" presenta un lato di ballate orchestrate e un lato di canzoni R&B vivaci, creando quello che potremmo definire come "Due Lati di una Serata del Sabato - elegante e introspettivo all'inizio, sciolto ed elettrizzante verso la fine". 

Questa struttura duale non è casuale ma riflette la complessità artistica di Charles, capace di passare dalla più intima riflessione emotiva all'esplosione di energia pura senza soluzione di continuità.

La prima parte dell'album, arrangiata dal collaboratore di lunga data e direttore d'orchestra Sid Feller, mette in evidenza la consegna vocale emotiva di Charles su ballate lussuose e orchestrate. Qui troviamo brani come "Till There Was You", una rilettura delicata del classico di Meredith Willson che Charles trasforma in un momento di pura intimità vocale. La title track "Come Live With Me" rappresenta una supplica lenta e gentile a una donna di unirsi al cantante in una vita di felicità matrimoniale e familiare, con un morbido e crescente arrangiamento di Sid Feller, classico ed elegante come sempre.

Il secondo lato dell'album svela invece l'anima più energica e ritmica di Charles, con quella capacità di far swing che aveva reso famoso il pianista e cantante fin dagli anni Cinquanta. È in questa sezione che emergono brani come "Everybody Sing" e "Problems, Problems", dove la sua voce si fa più graffiante e il ritmo più incalzante, dimostrando che anche a metà degli anni Settanta Ray Charles manteneva intatta la sua capacità di far ballare il pubblico.

Kenny Burrell - Kenny Burrell (Original Jazz Classics)

Nell'universo delle ristampe di alta qualità, pochi eventi suscitano l'entusiasmo degli appassionati quanto il ritorno di un classico album jazz in una nuova veste audiophile. 

È questo il caso della nuova edizione dell'album omonimo "Kenny Burrell", originariamente pubblicato da Prestige Records nel 1957, che torna ora nella prestigiosa Serie Original Jazz Classics con una qualità tecnica e una cura editoriale che rendono giustizia alla grandezza artistica dell'opera originale.

Questo disco rappresenta un momento particolare nella carriera del chitarrista di Detroit: si tratta del suo quarto album come leader per l'etichetta Prestige e del sesto album da leader della sua carriera. 

All'età di soli 25 anni, Burrell aveva già sviluppato quello stile riconoscibile e diretto che lo avrebbe reso una delle voci più rispettate della chitarra jazz americana.

L'album presenta Burrell alla chitarra in compagnia di musicisti di primissimo piano, ognuno dei quali porta un contributo distintivo al sound complessivo del disco. Cecil Payne al sassofono baritono è forse la presenza più caratterizzante: il suo strumento, non comune nelle formazioni jazz dell'epoca, aggiunge una profondità armonica e una ricchezza timbrica che rendono unico il colore di queste registrazioni.

Tommy Flanagan al pianoforte rappresentava già allora una garanzia di eleganza e swing. Il pianista, frequente collaboratore di Burrell, dimostra in questo album quella sensibilità musicale che lo avrebbe reso uno degli accompagnatori più richiesti del jazz. La sua capacità di creare tappeti armonici sofisticati senza mai sovrastare i solisti era già pienamente sviluppata in queste registrazioni del 1957.

La sezione ritmica è completata da Doug Watkins al contrabbasso e Elvin Jones alla batteria. Watkins, con il suo suono caldo e la sua concezione walking bass sempre impeccabile, forniva la base ideale per le esplorazioni armoniche del quintetto. Jones, futuro pilastro del quartetto di John Coltrane, mostra già in queste registrazioni quella creatività ritmica che lo avrebbe reso leggendario.

Michael Mayo - Fly (Deluxe Edition)

Il talento di Michael Mayo è ormai una certezza nella nuova scena del jazz contemporaneo. Con la sua voce versatile, capace di fondere tradizione e modernità, il cantante e compositore californiano ha conquistato pubblico e critica già con il suo debutto Bones e, più recentemente, con Fly, pubblicato nell’autunno 2024. 

Ora, a meno di un anno di distanza, Mayo rilancia con una nuova e attesissima uscita: la Deluxe Edition di Fly, in arrivo il 5 settembre 2025 per Mack Avenue/Artistry Music.

Questa edizione speciale non è una semplice ristampa, ma un vero e proprio ampliamento del progetto originario. 

Oltre ai brani già noti, Mayo aggiunge infatti sei nuove tracce, tra cui una personale rilettura di “Giant Steps”, il classico di John Coltrane che lo ha accompagnato fin dall’adolescenza. A rendere il tutto ancora più affascinante, cinque dei nuovi brani sono stati registrati con la prestigiosa Norrbotten Big Band, sotto la direzione di Calle Rasmusson: una scelta che porta il disco verso atmosfere orchestrali ricche, senza mai perdere l’immediatezza e l’inventiva che caratterizzano lo stile di Mayo.

L’album originale Fly era stato definito da The Guardian una “ottima fusione di composizioni originali e standard jazz”, e con la Deluxe Edition questo percorso sembra trovare una nuova maturità. Il repertorio diventa più ampio e la scrittura di Mayo, cresciuto tra le suggestioni jazzistiche di casa – il padre era sassofonista degli Earth, Wind & Fire, la madre cantante professionista – si confronta ancora una volta con la grande tradizione, ma con lo sguardo sempre rivolto al futuro.

Budd Johnson - Let’s Swing (Original Jazz Classics)

Nel vasto panorama dei classici del jazz, alcuni album brillano per la loro capacità di catturare l'essenza pura dello swing e dell'improvvisazione.

"Let's Swing!" del Budd Johnson Quintet, pubblicato dalla Swingville Records nel giugno 1961, rappresenta esattamente questo tipo di tesoro musicale, ora disponibile nella prestigiosa collana Original Jazz Classics.

Albert J. Johnson, conosciuto come Budd Johnson (Dallas, 14 dicembre 1910 – Kansas City, 20 ottobre 1984), fu un sassofonista, clarinettista, arrangiatore e cantante americano che ha lasciato un'impronta indelebile nella storia del jazz. La sua carriera straordinaria lo ha visto partecipare a quasi 400 sessioni di registrazione, collaborando con i più grandi nomi del panorama musicale dell'epoca.

"Budd Johnson è al top del suo playing in questa eccezionale sessione Prestige/Swingville pubblicata nel 1961. Il potente tenore non è mai stato più potente". L'album rappresenta un momento di particolare ispirazione per il sassofonista texano, che qui dimostra tutta la sua maturità artistica e la padronanza del suo strumento.

Il quintetto che accompagna Johnson in questa avventura musicale è di prim'ordine. La superba sezione ritmica è composta da Tommy Flanagan al pianoforte, George Duvivier al contrabbasso e Charlie (ora Charli) Persip alla batteria, con i musicisti (incluso il fratello di Budd, Keg, al trombone) che suonano con un raro fuoco e ispirazione. Questa combinazione di talenti crea un sound che è allo stesso tempo potente e raffinato.

Ken McIntyre/Eric Dolphy - Looking Ahead (Original Jazz Classics)

Negli anni '60, pochi incontri musicali hanno il potenziale di essere tanto affascinanti quanto quello tra due maestri dei fiati multipli: Eric Dolphy e Ken McIntyre

La recente ristampa di "Looking Ahead" (Original Jazz Classics, 2025), originariamente registrato nel 1960 e pubblicato nel 1961, ci offre l'opportunità di riscoprire questa collaborazione unica, seppur non completamente realizzata nelle sue potenzialità.

Per ogni appassionato di Eric Dolphy, ogni registrazione della sua carriera tragicamente breve riveste un'importanza fondamentale. Dolphy, scomparso prematuramente nel 1964 a causa di un attacco cardiaco provocato da diabete non diagnosticato, riuscì fortunatamente a registrare in modo prolifico tra il 1960 e il 1964. 

Tra le sue numerose registrazioni per la Prestige, "Looking Ahead" rappresenta un caso particolare: un album dove Dolphy non è il leader, ma co-protagonista insieme a Ken McIntyre, che ottiene il credito principale e firma le composizioni originali eseguite.

L'incontro tra questi due polistrumentisti presenta un potenziale straordinario. Entrambi maestri del sassofono alto e del flauto, con Dolphy che aggiunge anche il clarinetto basso al suo arsenale. Tuttavia, le molte possibilità offerte da questa varietà strumentale vengono sfruttate solo parzialmente nell'album. La maggior parte dei brani vede entrambi i musicisti concentrarsi sul sassofono alto, con alcuni passaggi al flauto, mentre il clarinetto basso di Dolphy - uno dei suoi strumenti più caratteristici e rivoluzionari - viene utilizzato solamente nel brano conclusivo. 

A sostenere questo dialogo tra fiati troviamo una sezione ritmica di altissimo livello: il pianista Walter Bishop Jr., il bassista Sam Jones e il batterista Art Taylor. Questi musicisti suonano ancora nella tradizione hard bop, uno stile dal quale sia Dolphy che McIntyre si sarebbero progressivamente allontanati negli anni successivi, abbracciando linguaggi più sperimentali e d'avanguardia.

Gerry Mulligan Meets Johnny Hodges (Verve Vinyl Series)

Ci sono incontri musicali che sembrano scritti nel destino, momenti in cui due artisti di calibro differente trovano un terreno comune che trascende le loro singole poetiche per creare qualcosa di unico e irripetibile. 

È esattamente quello che accadde il 17 novembre 1959 negli studi di Hollywood, quando Gerry Mulligan e Johnny Hodges si incontrarono per registrare quello che sarebbe diventato uno degli album di collaborazione più celebrati della storia del jazz.

Ora, a distanza di oltre sessant'anni, la Verve Records ha deciso di rimettere in circolazione questo gioiello con una ristampa di lusso all'interno della serie Acoustic Sounds, masterizzata dai nastri analogici originali e stampata su vinile da 180 grammi in una confezione gatefold deluxe. Una scelta che testimonia l'importanza perdurante di questo lavoro nel panorama jazzistico internazionale.

L'album rappresenta una delle migliori collaborazioni di Mulligan con altri strumentisti, un incontro tra due visioni stilistiche apparentemente distanti ma sorprendentemente complementari. Da una parte Johnny Hodges, il raffinato sassofonista alto cresciuto nell'orchestra di Duke Ellington, con il suo suono caldo e la sua fraseggiatura elegante; dall'altra Gerry Mulligan, il sassofonista baritono californiano, pioniere del cool jazz e dell'approccio contrappuntistico al jazz moderno.

La formazione che accompagnò i due giganti era solida quanto discreta: Claude Williamson al piano, Buddy Clark al contrabbasso e Mel Lewis alla batteria, una sezione ritmica che seppe fornire il supporto ideale senza mai sovrastare il dialogo principale tra i due sassofoni. La scaletta dell'album riflette la parità artistica dei due protagonisti, con tre composizioni originali ciascuno, a dimostrazione di come questa non fosse una semplice session di accompagnamento ma un vero incontro tra pari.

Frank Sinatra - The Giants Of Jazz

UMe in collaborazione con Frank Sinatra Enterprises ha annunciato una nuova ed esclusiva collezione in doppio vinile dedicata a Frank Sinatra, intitolata "The Giants Of Jazz". 

La raccolta, che sarà disponibile dal 26 settembre 2025, celebra le storiche collaborazioni del "Chairman of the Board" con due leggende del jazz: Count Basie e Duke Ellington.

Questa pubblicazione speciale riunisce due album iconici della discografia di Sinatra: "It Might As Well Be Swing" (1964) che presenta Sinatra accompagnato da Count Basie e la sua orchestra. 

Originariamente pubblicato nell'agosto 1964, rappresenta la seconda collaborazione tra i due artisti dopo "Sinatra-Basie" del 1962. L'album si distingue per essere il primo lavoro in studio di Sinatra arrangiato da Quincy Jones.

Tra i brani più celebri dell'album spicca "Fly Me To The Moon (In Other Words)", che ha raggiunto oltre 766 milioni di stream su Spotify, testimoniando la sua influenza duratura dopo 61 anni. Altri classici includono "The Best Is Yet To Come" e "Hello, Dolly!". L'album raggiunse la posizione #13 nella Billboard 200 nel 1964.

Il secondo album della collezione documenta l'incontro tra Sinatra e Duke Ellington. Pubblicato originariamente nel gennaio 1968, l'album vede Sinatra collaborare con Ellington e la sua big band in performance memorabili.

Tra i momenti salienti troviamo una versione iconica di "All I Need Is The Girl" e "Indian Summer", che include un magnifico assolo del sassofonista Johnny Hodges. L'orchestra di Ellington comprendeva leggende del jazz come Cootie Williams, Cat Anderson, Paul Gonsalves e Russell Procope. Gli arrangiamenti furono curati da Billy May, collaboratore di lunga data di Sinatra.

Benny Golson - Gone With Golson (Original Jazz Classics)

C'è qualcosa di magico nel sentire il fruscio del vinile appena estratto dalla custodia, nell'osservare il riflesso della luce sulla superficie nera perfetta prima che la puntina inizi il suo viaggio attraverso i solchi. 

È proprio questa magia che Craft Recordings ha voluto catturare con la nuova ristampa di "Gone With Golson" di Benny Golson, un gioiello del hard bop che torna finalmente a disposizione degli appassionati nella prestigiosa serie Original Jazz Classics.

Immaginate Hackensack, New Jersey, giugno 1959. Negli studi leggendari di Rudy Van Gelder - quello stesso Van Gelder che ha immortalato i suoni di Miles Davis, John Coltrane e Bill Evans - Benny Golson si prepara a registrare quello che sarebbe diventato il suo quinto album. Non è più il giovane sassofonista che muoveva i primi passi con Lionel Hampton; ormai è un veterano, un compositore affermato che ha già lasciato il segno nelle big band di Dizzy Gillespie.

"Gone With Golson" nasce in questo contesto di maturità artistica. L'album cattura perfettamente lo spirito del hard bop dell'epoca: quella fusione irresistibile di bebop cerebrale e soul music che stava conquistando i club di New York. Golson non si limita a suonare; compone, arrangia, dirige. Quattro dei sei brani dell'album portano la sua firma, testimoniando una creatività che va ben oltre l'esecuzione strumentale.

Quello che rende "Gone With Golson" particolarmente affascinante è proprio questa dimensione compositiva. Golson non è mai stato solo un interprete, ma un architetto del suono. Le sue composizioni hanno quella qualità rara nel jazz: sono immediatamente riconoscibili, melodicamente accattivanti, ma mai banali. Accanto ai suoi pezzi, l'album include "Staccato Swing" di Ray Bryant e l'immortale "Autumn Leaves", creando un equilibrio perfetto tra originalità e tradizione.

È interessante notare come Golson riesca a mantenere un filo conduttore stilistico pur esplorando territori compositivi diversi. Ogni brano ha una personalità distinta, eppure l'album mantiene una coerenza che è il marchio dei grandi dischi jazz.

Ora, oltre sessant'anni dopo, Craft Recordings ci offre la possibilità di riscoprire questo capolavoro con una qualità sonora che probabilmente supera quella dell'edizione originale. La ristampa, disponibile dal 25 luglio 2025, è un esempio di come la tecnologia moderna possa servire la musica del passato senza tradirne lo spirito.

Keith Jarrett – At The Deer Head Inn: The Complete Recordings

Trentadue anni dopo la sua prima pubblicazione, ECM ci regala finalmente la documentazione completa di una serata leggendaria: il concerto di Keith Jarrett al Deer Head Inn del 16 settembre 1992, ora raccolto nel cofanetto in vinile "At The Deer Head Inn – The Complete Recordings" (4LP, ECM, 2025).

Il Deer Head Inn rappresentava per Jarrett una sorta di "homecoming" - fu proprio in questo piccolo club delle montagne Pocono, vicino alla sua città natale in Pennsylvania, che il pianista aveva guidato il suo primo trio all'età di circa 16 anni. 

Situato nella regione del Delaware Water Gap in Pennsylvania, il locale presenta musica dal vivo ininterrottamente dal 1950, rendendolo uno dei più antichi jazz club degli Stati Uniti.

La performance originale, registrata con Gary Peacock al contrabbasso e Paul Motian alla batteria, aveva già dato vita nel 1994 al celebrato album "At The Deer Head Inn", contenente una selezione di sette brani del concerto. Nel novembre 2024, ECM aveva pubblicato "The Old Country: More From The Deer Head Inn", completando il quadro con il materiale rimasto inedito per oltre tre decenni.

Ora, nel 2025, questa performance ispirata viene riproposta nel cofanetto in vinile "At The Deer Head Inn – The Complete Recordings", distribuito su 4 LP in due copertine gatefold con tip-on racchiuse in un elegante slipcase deluxe, e disponibile per la prima volta su vinile in edizione limitata senza ristampe future.

Come ha dichiarato lo stesso Keith Jarrett: "Penso che in questa registrazione si possa sentire di cosa si tratta quando parliamo di jazz" - parole che catturano perfettamente lo spirito di questa performance intima e spontanea.

La critica dell'epoca non tardò a riconoscere la qualità eccezionale della registrazione: Stereophile nel 1994 scrisse che "la musica ha lo slancio e il lirismo senza compromessi del miglior lavoro di Keith Jarrett", mentre Gramophone parlò di un'esecuzione "incantevole".

Charles Tolliver - Live in Tokyo torna in digitale

Il 25 aprile 2025 ha segnato una data storica per gli amanti del jazz: "Live in Tokyo" di Charles Tolliver e Music Inc. è finalmente approdato nel mondo digitale, rendendo accessibile a una nuova generazione di ascoltatori uno dei documenti live più importanti del jazz post-bop degli anni '70.

Registrato il 7 dicembre 1973 alla Yubinchokin Hall di Tokyo durante il primo tour del quartetto Music Inc. in Giappone, questo album cattura un gruppo di musicisti al loro apice creativo, imbarcarsi nel loro primo tour in Giappone come unità consolidata.

Il quintetto che si esibì quella sera era composto da Charles Tolliver alla tromba, Stanley Cowell (co-fondatore di Strata-East) al piano, Clint Houston al basso e Clifford Barbaro alla batteria. Una formazione che aveva già dimostrato la propria coesione artistica attraverso quattro album pubblicati sotto l'etichetta Strata-East.

La tracklist di "Live in Tokyo" offre uno spaccato perfetto della creatività compositiva di Tolliver e del suo quartetto.

Il quartetto suonò lo spettacolo principalmente in tempo veloce e eseguì tre delle composizioni originali di Tolliver, insieme a una ballad composta da Cowell e lo standard di Thelonious Monk "'Round Midnight".

Charles Tolliver, nato il 6 marzo 1942 a Jacksonville, Florida, è un trombettista jazz americano, compositore e co-fondatore di Strata East Records. Tolliver si trasferì con la sua famiglia a New York City quando aveva 10 anni, e durante la sua infanzia, sua nonna gli diede il suo primo strumento, una cornetta che aveva desiderato.

Iniziò la sua carriera professionale e contemporaneamente il suo debutto discografico con il gigante del sassofono Jackie McLean su Blue Note Records nel 1964. Da allora è diventato uno dei trombettisti più eminenti nella storia del jazz, oltre che uno dei suoi più dotati compositori/arrangiatori e bandleader.

Pharoah Sanders – Izipho Zam (My Gifts) (ristampa)

Tra i tanti dischi che definiscono il suono spirituale del jazz degli anni '70, Izipho Zam (My Gifts) occupa un posto unico. 

Registrato nel 1969 ma pubblicato solo nel 1973 dalla Strata-East – etichetta indipendente d’avanguardia – questo album è un’opera densa, mistica, eppure profondamente radicata nella realtà afroamericana del tempo. Non è un disco facile, ma è uno di quelli che, una volta entrati nella sua orbita, non si dimenticano più.

Pharoah Sanders, all’epoca reduce dal periodo coltraniano, è già un profeta in proprio. Il suo sassofono tenore non cerca la bellezza convenzionale ma la verità, scavando nel suono per trovarvi qualcosa di più grande: uno spirito, una voce collettiva, un grido. Izipho Zam è proprio questo: un rituale sonoro, un dono musicale che è al tempo stesso offerta e rivendicazione.

L’album si apre con “Prince of Peace”, un brano che, con la voce soul-gospel di Leon Thomas, introduce subito il tema centrale: la ricerca della pace spirituale in un mondo lacerato. Thomas canta con quel suo stile inconfondibile, tra canto yodel e preghiera, mentre Sanders soffia melodie larghe, aperte, intrise di speranza.

Segue “Balance”, brano più contenuto ma non meno intenso, costruito su un groove circolare e sostenuto dalla percussione e dall'arpa, dove il flauto di Sonny Fortune e l'arpa di Howard Johnson (sì, un tubaista che qui esplora anche l’arpa africana) aprono dimensioni oniriche.

Roland Kirk – We Free Kings (ristampa)

Nel vasto universo del jazz, ci sono dischi che, più che semplici registrazioni, sembrano vere e proprie dichiarazioni d’intenti. We Free Kings, pubblicato originariamente nel 1961 per la Mercury, è uno di questi. 

La nuova ristampa Verve del 2025 — in vinile rimasterizzato, con copertina originale e nuove note critiche — ci riporta in contatto con uno dei momenti più esplosivi e visionari del primo Roland Kirk.

Nonostante il titolo evochi spiritualità e libertà regale, We Free Kings è un lavoro profondamente concreto e radicato nel linguaggio jazzistico del tempo: swing, hard bop, blues, e un’inconfondibile voglia di giocare con la materia musicale. Kirk, polistrumentista non vedente, suona spesso più strumenti contemporaneamente — sax tenore, manzello, stritch — e fa di questa “follia controllata” un gesto di rottura, senza perdere mai la musicalità.

Con brani originali come “Three for the Festival” e “You Did It, You Did It”, e una rivisitazione energica della classica “We Three Kings” trasformata in “We Free Kings”, l’album mostra già allora l’urgenza creativa di un artista inclassificabile.

La ristampa Verve 2025 si inserisce nel progetto di recupero dei classici del catalogo Mercury/Verve, con una particolare attenzione alla qualità audio e filologica. Il vinile è stato rimasterizzato da fonti analogiche originali, e stampato su vinile da 180g, in edizione limitata.