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Un nuovo capitolo per il mito di Ronnie Scott’s

N Chadwick / Ronnie Scott's
Da oltre sessant’anni il nome Ronnie Scott’s evoca le atmosfere calde e vibranti del jazz londinese. Nato nel cuore di Soho nel 1959, il club è diventato un punto di riferimento internazionale, palcoscenico per giganti come Miles Davis, Chet Baker, Nina Simone, fino agli artisti contemporanei. 

Oggi, quella storia gloriosa si prepara a scrivere un nuovo capitolo: l’apertura di un nuovo spazio musicale con 140 posti, destinato a espandere l’eredità di uno dei club più celebri al mondo.

Il nuovo locale sorgerà “Upstairs at Ronnie’s”, al primo piano della storica sede di 47 Frith Street, Soho, Londra. Non un trasferimento, ma un ampliamento: lo spazio, già presente e chiuso per lavori a partire dall’estate 2024, è stato ripensato come una sala intima, con un’acustica potenziata, dettagli di design art déco e un bar dedicato. Sarà un ambiente concepito per valorizzare la vicinanza tra pubblico e musicisti, restituendo quella sensazione di contatto diretto che ha reso leggendario il Ronnie Scott’s fin dagli anni Sessanta.

Il nuovo club non sarà solo un’estensione fisica, ma anche culturale. Ospiterà concerti che spaziano dai grandi nomi emergenti alle sonorità meno convenzionali, con una programmazione pensata per mantenere lo spirito del locale originario: un equilibrio costante tra tradizione e innovazione. Sarà uno spazio di sperimentazione, un rifugio per musicisti e appassionati, un laboratorio di idee musicali.

Baricco, Bollani e Rava al Romaeuropa Festival con Novecento

Il 16 settembre Alessandro Baricco sarà in scena all’Auditorium Parco della Musica di Roma, all’interno del Romaeuropa Festival, con lo spettacolo “Novecento: il duello”.

Accanto a lui ci saranno il pianista Stefano Bollani e il trombettista Enrico Rava, in un evento che unisce racconto e musica. L’idea è nata insieme ad Alessio Bertallot ed è realizzata in collaborazione con l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia.

Lo spettacolo prende spunto da una delle scene più note del testo teatrale Novecento, in cui il protagonista, un pianista che vive su un transatlantico, viene sfidato da Jelly Roll Morton, personaggio realmente esistito e considerato il primo inventore del jazz.

Ma il duello non è solo musicale. Morton vuole vincere, Novecento invece suona per curiosità, per imparare qualcosa dall’altro. Alla fine è proprio questa sua attitudine a renderlo il vincitore.

Il testo di Baricco, nato per il teatro, è diventato nel tempo anche un libro, un film (La leggenda del pianista sull’oceano), un fumetto e persino una playlist musicale. Ora torna in scena in una versione del tutto nuova.

Alessandro Baricco è uno degli autori italiani più conosciuti. Ha scritto romanzi, saggi e sceneggiature. I suoi libri I Barbari e The Game trattano il rapporto tra scrittura e rivoluzione digitale. Il suo ultimo romanzo, Abel, è uscito nel 2023.

Reservoir acquisisce il catalogo editoriale di Miles Davis

Tom Palumbo from New York City
CC BY-SA 2.0

A poco più di un anno dal centenario della nascita di Miles Davis (2026), si apre una nuova pagina nella storia del jazz: Reservoir Media ha acquisito il 90 % dei diritti editoriali e la quota di introiti derivanti dal catalogo musicale dell’icona del jazz, in collaborazione con l’eredità familiare di Davis

L’accordo, siglato lo scorso agosto ma reso pubblico solo in questi giorni, implica una compartecipazione tra Reservoir e l’Estato Davis anche nella gestione dell’immagine e del nome del musicista. 

Secondo «The New York Times», l’investimento si aggira tra i 40 e i 60 milioni di dollari

Reservoir non ha nascosto le sue ambizioni: in vista del centenario, sta pianificando una serie di celebrazioni e progetti su ampia scala. Tra questi, un biopic intitolato Miles & Juliette sulla sua relazione con Juliette Gréco (co-prodotto da Mick Jagger), un tour internazionale della vecchia Miles Electric Band (ora M.E.B.), e un evento di quattro serate allo SFJazz di San Francisco previsto per marzo

Vince Wilburn Jr., nipote di Miles e membro dell’estate, ha espresso fiducia nella partnership: “C’è un reale rispetto per la musica, lo stile e l’impatto culturale di Miles. Questa collaborazione ci offre l’opportunità di elevare la sua eredità e far sì che continui a ispirare”

Anche Golnar Khosrowshahi, CEO di Reservoir, ha sottolineato l’onore di custodire un catalogo così cruciale: “È un riconoscimento della capacità di Reservoir di preservare legati musicali e rilanciare la scoperta di artisti leggendari sulle piattaforme moderne, dallo streaming ai social media

È importante notare che Sony Music mantiene i diritti sulle registrazioni originali di Davis pubblicate tra il 1955 e il 1985: in altre parole, Reservoir ha acquisito i diritti editoriali sulle composizioni, ma non sulla proprietà delle incisioni originali

Il colosso editoriale Reservoir, fondato nel 2007 da Golnar Khosrowshahi e con sede principale a New York, vanta una solida reputazione nella gestione di cataloghi leggendari. In passato ha acquisito, tra gli altri, cataloghi di Billy Strayhorn, Sheryl Crow, Lady Gaga, Cardi B, lo studio musicale di anima popolare come The Lion King e Gladiator, oltre a interi archivi come Chrysalis o Tommy Boy. L’acquisizione del catalogo di Miles Davis si inserisce in questa strategia di consolidamento e valorizzazione del patrimonio musicale.

Miles Davis non fu solo un innovatore sonoro: con oltre 60 album in studio e altrettanti live, compilation e colonne sonore, il suo percorso culturale ha lasciato segni indelebili (da Birth of the Cool a Kind of Blue fino a Bitches Brew). L’accordo con Reservoir punta a riconsegnare la sua leggenda a nuove generazioni, trasformandola in un'esperienza viva attraverso film, concerti sinfonici, eventi immersivi e progetti multimediali.

In conclusione, questa acquisizione rappresenta una nuova rinascita del lascito di Miles Davis. Non si tratta solo di un affare economico, ma di un atto di cura storica, capace di coniugare la memoria artistica con l’innovazione contemporanea. Il centenario del prossimo anno promette di essere un’occasione epocale: un omaggio all’immenso talento di Davis, che continuerà a pulsare con rinnovata energia nel cuore della cultura musicale contemporanea.

Richard Davis, il virtuoso del contrabbasso, si è spento a 93 anni

Brianmcmillen
CC BY-SA 4.0

Il mondo della musica piange la scomparsa di Richard Davis, straordinario contrabbassista celebre per l’abilità tecnica, la versatilità e l’eclettismo, spentosi a 93 anni il 6 settembre a Madison, Wisconsin. 

La dolorosa notizia è stata confermata dalla figlia Persia, che ha anche aperto una pagina commemorativa in suo onore

Nato a Chicago nel 1930, Richard Davis ha attraversato quasi un secolo di musica con il contrabbasso tra le braccia, trasformandolo da semplice strumento ritmico in un linguaggio poetico, capace di parlare a più mondi contemporaneamente. 

La sua avventura musicale iniziò presto, tra le orchestre scolastiche della celebre DuSable High School, fucina di talenti del jazz di Chicago. Dopo gli studi classici, Davis si immerse rapidamente nella scena jazzistica degli anni Cinquanta, diventando un sideman richiesto per la sua capacità di unire solidità ritmica e immaginazione melodica.

Il suo percorso lo portò ad accompagnare Sarah Vaughan per molti anni, affiancandola con una sensibilità unica. Con Eric Dolphy incise album storici come Out to Lunch! e Iron Man, contribuendo a spingere il contrabbasso dentro territori sperimentali e avanguardistici. Suonò al fianco di Booker Ervin, Andrew Hill e Jaki Byard, figure chiave del jazz moderno, lasciando il segno in dischi che ancora oggi sono considerati pietre miliari. Con Elvin Jones e Roland Kirk trovò terreno fertile per esplorazioni ritmiche e timbriche che esaltavano la sua energia creativa.

Negli anni Sessanta e Settanta, Davis divenne uno dei contrabbassisti più registrati della sua epoca: collaborò con Miles Davis (pur non essendo parente), con Dexter Gordon, con Archie Shepp e con Thad Jones/Mel Lewis Orchestra, dimostrando una versatilità rara. Si muoveva con disinvoltura tra mainstream e avanguardia, senza mai smarrire la sua voce personale.

Stefano Benni e il Jazz: L'addio al "Lupo" che scriveva a ritmo di blues

Claude Truong-Ngoc
CC BY-SA 3.0

Bologna piange la scomparsa di Stefano Benni, il "Lupo" della letteratura italiana che ieri ha concluso il suo viaggio terreno all'età di 78 anni, dopo una lunga battaglia contro la malattia. 

Con lui se ne va non solo l'autore di capolavori come "Bar Sport", "Terra!" e "La compagnia dei Celestini", ma anche un appassionato cultore del jazz che ha saputo trasferire nelle sue pagine il ritmo sincopato e l'improvvisazione tipica di questo genere musicale.

La relazione di Benni con il jazz non era un semplice hobby, ma rappresentava una vera e propria filosofia creativa che permeava la sua scrittura. Come osservato da molti critici, nelle opere dello scrittore bolognese la musicalità è sempre stata presente: nel ritmo incalzante della prosa, nei dialoghi che si rincorrono come assoli improvvisati, nei giochi di parole che ricordano le variazioni jazzistiche su un tema.

La sua penna oscillava costantemente tra letteratura e palcoscenico, creando una forma di "scrittura jazz" dove il fantastico si mescolava al comico in un elastico continuum espressivo. I suoi personaggi dialogavano con la stessa spontaneità con cui i musicisti si alternano in una jam session, creando quella dimensione surreale ma profondamente umana che caratterizzava tutti i suoi lavori.

Uno dei progetti più significativi che testimonia il profondo legame di Benni con il jazz è stato "Misterioso. Viaggio nel silenzio di Thelonious Monk", realizzato in collaborazione con il pianista jazz Umberto Petrin. Quest'opera rappresentava una riflessione sull'enigmatico talento di uno dei pianisti più innovativi e geniali della storia del jazz, unendo la prosa evocativa di Benni alle interpretazioni musicali di Petrin.

Il rapporto tra i due artisti è nato nell'ambito del Festival Internazionale Jazz di Roccella Jonica "Rumori mediterranei", dove Benni ricopriva il ruolo di consulente artistico. Questo sodalizio ha dato vita a numerose performance dal vivo, dove la parola scritta si fondeva con l'improvvisazione musicale, creando un'esperienza artistica totale che trascendeva i confini tradizionali tra letteratura e musica.

La sensibilità musicale di Benni emerge chiaramente anche in opere come "Blues in sedici. Ballata per la città dolente", dove il consueto stile tragicomico dello scrittore cede il passo a un tono più drammatico e dolente, appunto blues. Questo testo, concepito come un vero e proprio poema in versi, era stato pensato dall'autore fin dall'inizio per essere rappresentato dal vivo con accompagnamento musicale, e dopo la pubblicazione è stato portato in scena in numerose letture teatrali in tutta Italia.

John McLaughlin e quella jam “da incubo” con Jimi Hendrix

Per molti musicisti, suonare insieme a Jimi Hendrix sarebbe stato un sogno, un’esperienza da custodire per tutta la vita. Per John McLaughlin, invece, quell’occasione si trasformò in una notte complicata, fatta di imprevisti tecnici e frustrazione, ma anche di incontri preziosi che avrebbero lasciato un segno nella sua memoria. 

Il chitarrista ha raccontato questo episodio in una recente intervista, riportando alla luce un capitolo poco noto della sua carriera.

Era il marzo del 1969 quando McLaughlin si ritrovò al Record Plant di New York per una jam session notturna. La compagnia era d’eccezione: Hendrix, allora in una fase di transizione creativa, era circondato dai suoi compagni più fidati e da altri musicisti che orbitavano attorno alla scena jazz e rock della città. 

La session iniziò a notte fonda e proseguì fino alle prime ore del mattino, in un clima di libertà e improvvisazione totale.

McLaughlin, che in quel periodo viveva ancora tra mille difficoltà economiche, si presentò con una Gibson acustica dotata di un semplice pickup. Non avrebbe potuto immaginare che quella scelta si sarebbe trasformata in un ostacolo insormontabile. 

Nel momento in cui collegò lo strumento agli amplificatori, il suono fu inghiottito da un feedback costante che rese impossibile qualsiasi fraseggio. In una sala dominata da Marshall al massimo volume, la sua chitarra sembrava quasi gridare di dolore, impedendogli di esprimersi come avrebbe voluto.

Se dal punto di vista musicale la jam fu un disastro, dal punto di vista umano rappresentò invece un momento di rara intensità. Hendrix si rivelò un artista straordinario non solo sul palco, ma anche nella vita quotidiana: gentile, cordiale e privo di atteggiamenti da star. Per McLaughlin fu una scoperta sorprendente, un ricordo che lo accompagnò anche negli anni successivi, quando ebbe occasione di rincontrarlo in contesti più tranquilli.

Flora Purim e Airto Moreira tornano con "Aqui, Oh!" insieme a Ricardo Bacelar

I leggendari artisti brasiliani Flora Purim e Airto Moreira hanno unito le forze con il pianista e produttore Ricardo Bacelar per dar vita al nuovo singolo Aqui, Oh!, disponibile su tutte le piattaforme di streaming dal 29 agosto 2025. 

Registrato presso lo studio Jasmin Music di Fortaleza, il brano fonde la voce inconfondibile di Flora, la maestria percussiva di Airto e gli arrangiamenti ricchi e raffinati di Bacelar, creando un incontro musicale unico che unisce tradizione brasiliana e sonorità contemporanee.

Il singolo anticipa un album previsto per il 2026, accompagnato da un documentario che racconta le fasi di registrazione e il processo creativo dietro le quinte. Bacelar ha concepito il progetto come un completamento naturale del film, proponendo una collaborazione che valorizzasse le qualità artistiche di Flora e Airto.

Flora Purim, nota per la sua carriera con il gruppo Return to Forever di Chick Corea e per le numerose collaborazioni con artisti di fama internazionale, ha recentemente rilasciato un nuovo album dopo quindici anni. Con Aqui, Oh! lei e Airto continuano a esplorare nuove sonorità, mantenendo un forte senso di identità brasiliana e una straordinaria maturità musicale. Il brano sarà incluso come traccia bonus nell’album previsto per il 2026.

Catherine Russell e Colin Hancock ridanno voce alle grandi cantanti del primo jazz

Al Birdland di New York, a inizio settembre, Catherine Russell e Colin Hancock hanno presentato al pubblico un progetto tanto affascinante quanto necessario: Cat & The Hounds, un album che celebra e restituisce nuova vita alle voci femminili che hanno scritto le prime pagine del jazz.

Russell, figlia del leggendario direttore musicale di Louis Armstrong, Luis Russell, non è nuova a imprese di questo tipo. La sua carriera, segnata da una voce calda e versatile capace di abbracciare blues e swing con naturalezza, è da anni dedicata a intrecciare passato e presente, portando al pubblico contemporaneo la freschezza senza tempo del repertorio tradizionale afroamericano. 

Questa volta, però, la sfida è ancora più ambiziosa: rendere omaggio a figure come Bessie Smith, Ma Rainey, Ethel Waters, Alberta Hunter e tante altre interpreti che, pur avendo inciso profondamente sullo sviluppo del jazz, sono spesso rimaste ai margini delle celebrazioni ufficiali della sua storia.

A darle man forte c’è Colin Hancock, giovane musicologo e musicista, appassionato di filologia sonora. Hancock ha dedicato anni a studiare e ricostruire gli stili e le tecniche di registrazione degli anni Venti e Trenta, portando nei concerti e in studio una cura quasi artigianale per il dettaglio. La sua idea di “restaurazione vivente” va ben oltre la semplice nostalgia: significa ricreare le condizioni, le atmosfere e persino le imperfezioni che davano vita a quella musica, senza mai trasformarla in museo, ma riportandola a respirare davanti al pubblico di oggi.

Il risultato è un album che fonde autenticità storica ed energia contemporanea. Cat & The Hounds, pubblicato da Turtle Bay Records il 15 agosto, è nato da un incontro informale nel 2023 e raccoglie anche l’eredità di un progetto che avrebbe dovuto debuttare al Newport Jazz Festival 2020, cancellato a causa della pandemia. Attorno a Russell e Hancock si muove un ensemble vivace e variegato: Evan Christopher al clarinetto, Jerron Paxton al banjo e all’armonica, Dion Tucker al trombone, Jon Thomas al pianoforte stride, Ahmad Johnson alla batteria, Kerry Lewis alla tuba, con la partecipazione di ospiti come Vince Giordano al sax basso.

Marc Broussard reinventa Smile e trasforma la musica in solidarietà

Marc Broussard ha pubblicato una nuova interpretazione di Smile, il celebre brano portato al successo da Nat King Cole negli anni Cinquanta. 

La sua versione si inserisce nel progetto S.O.S. 5: Songs of the ’50s, un album che raccoglie reinterpretazioni di classici dell’epoca insieme a un brano originale.

Con questo lavoro, il cantante unisce il suo amore per la tradizione a un approccio personale che ne valorizza la voce calda e profonda. Dopo l’anteprima con Hallelujah, I Love Her So, omaggio a Ray Charles, la pubblicazione di Smile conferma l’intenzione di riportare alla luce il repertorio che ha segnato la storia del soul e del rhythm and blues, rivivendolo in chiave attuale.

Il progetto non è solo musicale. Tutti i proventi saranno destinati a Love of People, un’associazione con sede a Lafayette, in Louisiana, che da anni sostiene iniziative sociali e comunitarie. Broussard e la moglie collaborano attivamente con l’organizzazione, promuovendo eventi benefici, pasti festivi e la missione annuale Blue Monday, pensata per dare sostegno concreto a chi ne ha più bisogno.

Wayne Shorter: l’archivio svelato alla città di New York

Il New York Times ha annunciato l’acquisizione dell’archivio personale di Wayne Shorter da parte della New York Public Library for the Performing Arts. 

Si tratta di una raccolta preziosissima, non solo per la storia del jazz, ma per la cultura musicale contemporanea. In questo articolo offre un ritratto coinvolgente della figura di Shorter e del valore di questo straordinario lascito.

La New York Public Library for the Performing Arts ha acquisito l’archivio contenente materiali risalenti agli anni ‘50: carta, manoscritti, opere d’arte inedite, registrazioni mai udite, corrispondenza, documenti personali, articoli finanziari... in tutto ben 128 piedi lineari di materiale archiviato, una quantità significativa che esprime la ricchezza del pensiero creativo di Shorter 

Tra i cimeli ci sono un centinaio di manoscritti originali, inclusi brani celebri come Lester Left Town, Footprints, Infant Eyes, Night Dreamer, E.S.P. e Nefertiti. Vi si trovano anche decine di nastri audio con prove e idee musicali e documenti amministrativi – contratti, rendiconti sulle royalties e licenze dagli anni ’70 agli anni 2000 

Per la biblioteca, l’acquisizione di quest’archivio è un momento centrale nelle celebrazioni del suo 60° anniversario. È un’opportunità per preservare l’eredità di Shorter allo stesso livello di altri grandi artisti tra le sue raccolte 

Dalla vedova di Shorter, Carolina Shorter, arriva una dichiarazione toccante: l’archivio trova casa in un luogo in cui Wayne lo avrebbe voluto, un ambiente che ispiri artisti, studiosi e il pubblico, concludendo con un senso di “missione compiuta” 

Time Traveler Records ridà vita ai tesori jazz di Muse Records

È un viaggio nel tempo che riscrive il presente quello che Time Traveler Records ha appena intrapreso: un progetto ambizioso che punta a riportare sotto i riflettori tre capolavori del catalogo Muse Records, etichetta storica del jazz americano attiva tra gli Anni ‘70 e ‘90. 

Ad inaugurare la serie chiamata Muse Master Edition sarà un trio di reissue in vinile – attesi per il 17 ottobre – che promettono di essere esperienze audio-visive di lusso.

I tre album prescelti per questa prima uscita sono “The Free Slave” (1972) del batterista Roy Brooks, “Sunset To Dawn” (1973) del pianista Kenny Barron, e “Cosmos Nucleus” (1976), un tesoro raro del sassofonista panamense Carlos Garnett, con un giovane Kenny Kirkland alle tastiere. 

Queste incisioni saranno presentate su dischi in vinile da 180 grammi di altissima qualità, realizzati in Germania da Optimal Media, con mastering analogico direttamente dai nastri originali a cura dell’ingegnere Matthew Lutthans presso The Mastering Lab in Kansas. Il packaging sarà altrettanto raffinato, con copertine in alta lucentezza tipo “tip-on” stampate da Stoughton Press, corredate da note di copertina inedite e fedeli riproduzioni visive della grafica originale, perfino ritocata e restaurata dal designer John Sellards. 

Zev Feldman, il produttore e “Jazz Detective” dietro l’operazione, descrive questo lancio come un vero e proprio "rolls-royce", un’edizione "ultra-deluxe" che offre ai collezionisti un modo privilegiato di riscoprire capolavori pronti a brillare nuovamente. 

Il progetto è sviluppato in collaborazione con Craft Recordings, con distribuzione affidata a Virgin Music Group, e anche se il primo focus è sul jazz, Feldman lascia intendere che in futuro potrebbero essere esplorati altri generi e patrimonio musicale da archiviare con la stessa cura. 

"Dove": terzo singolo dall'album solo piano "Lumen" di Bill Laurance

Il pianista e compositore pluripremiato Bill Laurance ha annunciato l'uscita del terzo singolo "Dove" dal suo prossimo album solo piano Lumen, in uscita il 26 settembre 2025.

Bill Laurance, membro originale dei Grammy Award-winning Snarky Puppy, ha costruito una carriera straordinaria che spazia dal jazz contemporaneo alla musica orchestrale. Con cinque Grammy Awards all'attivo e una reputazione consolidata come uno dei pianisti più innovativi della scena contemporanea, Laurance si prepara a offrire ai suoi fan un'esperienza musicale completamente nuova con "Lumen".

Il titolo "Dove" (colomba) evoca immediatamente immagini di pace, libertà e grazia - elementi che si riflettono perfettamente nell'approccio minimalista e contemplativo che caratterizza questo nuovo progetto discografico. Come terzo singolo estratto da "Lumen", "Dove" rappresenta un ulteriore assaggio dell'universo sonoro intimo e riflessivo che Laurance ha creato per questo album.

Il brano si inserisce nel concept più ampio di "Lumen", un lavoro che secondo le prime descrizioni è caratterizzato da "chiarezza sorprendente e profondità emotiva, plasmato dal silenzio, dalla vulnerabilità e dalla fiducia nell'ignoto".

Dopo collaborazioni orchestrali come "Bloom" con The Untold Orchestra e progetti elettronici innovativi, Bill Laurance sceglie di tornare all'essenzialità del pianoforte solo. "Lumen", che significa "luce" in latino, rappresenta un viaggio verso la purezza sonora e l'espressione più diretta delle sue idee musicali.

Wynton Marsalis debutta con “Afro!”: un ponte tra Africa e jazz contemporaneo

Il prossimo settembre al Rose Theater di New York andrà in scena la prima assoluta di “Afro!”, la nuova composizione firmata da Wynton Marsalis. 

Il trombettista, direttore artistico della Jazz at Lincoln Center Orchestra (JLCO), prosegue così la sua ricerca musicale sul legame profondo che unisce il jazz alle radici africane. 

Dal 18 al 20 settembre 2025, il pubblico potrà assistere a un evento che si preannuncia come uno dei momenti più significativi della nuova stagione del Lincoln Center.

“Afro!” non è soltanto un titolo evocativo: è una dichiarazione d’intenti. Marsalis, da sempre attento alle connessioni tra storia, cultura e linguaggi musicali, propone un lavoro che fonde la tradizione orchestrale del jazz con le sonorità ritmiche e spirituali dell’Africa. 

La scelta degli ospiti speciali sottolinea questa direzione: sul palco salirà il percussionista Weedie Braimah, virtuoso del djembe e custode della tradizione ghanese, capace di trasformare il ritmo in racconto e dialogo universale. Accanto a lui, la voce intensa e versatile di Shenel Johns, già apprezzata in numerosi tributi, arricchirà la composizione con sfumature gospel e jazz.

La première segnerà anche l’inizio del tour africano della JLCO, che porterà “Afro!” direttamente sul continente che ne ha ispirato il senso profondo. È un gesto fortemente simbolico: riportare il jazz, lingua musicale nata negli Stati Uniti ma alimentata dalle memorie e dai ritmi della diaspora africana, verso le sue radici originarie.

Mulatu Astatke a Cascina

Il concerto di Mulatu Astatke previsto per il 6 luglio al Giardino Scotto di Pisa è stato definitivamente rinviato al prossimo 28 settembre e si svolgerà a La Città del Teatro di Cascina (PI)

Il leggendario padre dell’Ethio-jazz arriva a Cascina con il suo Farewell Tour per il suo ultimo, imperdibile concerto in Italia.

Mulatu Astatke è considerato il padre dell’Ethio Jazz, un genere musicale che ha cambiato per sempre il panorama musicale etiope e mondiale. Nato in Etiopia, Mulatu ha studiato musica a Londra e negli Stati Uniti, perfezionandosi al Berklee College of Music di Boston. 

Negli anni ’60 e ’70, ha fuso il jazz con la musica tradizionale etiope, creando un suono unico che mescolava ritmi locali con influenze del jazz latino e del funk. Nel 1969, tornando in Etiopia, ha dato vita al movimento Ethio Jazz, utilizzando strumenti tradizionali etiiopi in nuovi modi, come il krar, la masenqo e il washint, unendo sonorità moderne e tradizionali. 

Ha collaborato con giganti del jazz come Duke Ellington e Alice Coltrane, consolidando la sua reputazione internazionale. Nonostante le difficoltà politiche del suo paese, Mulatu ha continuato a innovare, producendo album iconici come Yekatit Ethio Jazz (1974) e partecipando a progetti globali, influenzando anche il mondo dell’hip hop con campionamenti di artisti come Kanye West. 

Oggi, a più di 50 anni dall’inizio della sua carriera, Mulatu continua a esibirsi in tutto il mondo, portando il suo Ethio Jazz in ogni angolo del globo. Il suo farewell tour e il nuovo album Mulatu Plays Mulatu (2025) segneranno la fine di un’epoca, celebrando una carriera che ha lasciato un’impronta indelebile nella storia della musica.

Addio a Gianni Bergamelli: Il pittore che dipingeva a ritmo di jazz

Con la scomparsa di Gianni Bergamelli, a 95 anni, il mondo dell'arte e della musica perde una figura unica nel panorama culturale italiano. 

Nato a Nembro il 26 luglio 1930, Bergamelli ha incarnato per oltre sei decenni un raro esempio di sintesi artistica, dove pittura e jazz si sono fusi in un linguaggio espressivo del tutto personale.

Gianni Bergamelli aveva coniato un motto che riassumeva perfettamente la sua filosofia di vita: "Che bel campà, sunà e piturà" (Che bello vivere, suonare e dipingere). In queste parole bergamasche si racchiudeva l'essenza di un artista che non ha mai voluto scegliere tra le sue due passioni, ma le ha intrecciate in modo indissolubile.

Cresciuto artisticamente nel mondo della musica jazz, Bergamelli si è esibito come pianista e compositore, portando la sua musica non solo nelle principali città italiane, ma anche all'estero, in Svezia. La sua formazione musicale, tuttavia, non è rimasta confinata alle sale da concerto: è diventata linfa vitale per la sua pittura.

"Sono un pittore che sa suonare", amava definirsi Bergamelli, e questa definizione catturava perfettamente la sua identità artistica. Le sue opere pittoriche, realizzate con tecniche sperimentali, nascevano spesso dall'improvvisazione tipica del jazz, trasformando ritmi e melodie in colori e forme.

La connessione tra la sua arte visiva e quella musicale non era solo concettuale, ma profondamente viscerale. I suoi ritratti e le sue composizioni astratte sembravano vibrare della stessa energia spontanea che caratterizzava le sue performance al pianoforte. Come nel jazz, ogni pennellata era un'improvvisazione guidata dall'istinto e dall'esperienza.

Il legame di Bergamelli con il jazz trova una delle sue espressioni più significative nel suo ruolo di promotore del Festival Jazz del Teatro Donizetti di Bergamo. La sua visione artistica ha contribuito a creare un ponte tra le diverse forme espressive, dimostrando come musica e pittura potessero dialogare e arricchirsi reciprocamente.

Il jazz italiano per le terre del sisma il 6 e 7 settembre a L'Aquila

Tutto pronto per l’undicesima edizione de “Il jazz italiano per le terre del sisma”. Due giorni all’Aquila di musica, mostre e incontri all’insegna del jazz: sabato 6 e domenica 7 settembre, dalla mattina alla sera, si esibiranno 300 artisti (tra gruppi, cori, bande e orchestre) distribuiti su 18 diverse location del centro storico della città.

Come ogni anno, la rassegna all’Aquila è anticipata dal Cammino Solidale (organizzato in collaborazione con le associazioni Musicamdo e Fara Music) con tre giorni di concerti e trekking (dal 29 al 31 agosto) che da Camerino si sposteranno a Castelluccio di Norcia e ad Amatrice, toccando quindi, come da tradizione, le regioni coinvolte in attesa del fine settimana all’Aquila; il programma prevede camminate urbane e trekking sostenibili alla scoperta del territorio e concerti di alcuni dei migliori nuovi talenti del jazz italiano, realizzati in collaborazione con l’associazione Musicisti Italiani di Jazz.

Resta l’ingresso gratuito per la maggioranza dei concerti; sarà previsto il pagamento del biglietto solo per i live in programma al main stage di San Bernardino e ai palchi di Piazza Santa Margherita e Parco del Castello (abbonamento giornaliero per i tre palchi: 5 euro; abbonamento per le due giornate: 10 euro).

Il Jazz italiano per le terre del sisma è l’unica manifestazione che, dal 2015, ha portato e continua a portare nella città dell’Aquila e nelle regioni colpite dal sisma del 2016 la più importante e numerosa rappresentanza del jazz italiano e la testimonianza reale di come la cultura e lo spettacolo dal vivo contribuiscano, in maniera determinante, alla costruzione e al consolidamento delle comunità locali.

Il tema di quest’anno “L’Aquila imprevista” porta il pubblico a scoprire una città capace di sorprendere, reinventarsi e trasformarsi e ispira un approccio innovativo che fonde tradizione, ricerca e sperimentazione. Seguendo questo filo conduttore il festival reinterpreta il territorio con una prospettiva inedita, trasformando fragilità e ricordi in energia creativa e simboli di rinascita collettiva.

Joe Lovano celebra John Coltrane: in arrivo un tour tributo nel 2026

Nel 2026 ricorrerà il centenario della nascita di John Coltrane, uno dei più grandi visionari della storia del jazz. 

Per l’occasione, Joe Lovano, sassofonista tra i più profondi e rispettati del panorama contemporaneo, ha annunciato un tour tributo internazionale intitolato "Coltrane 100: Both Directions at Once". Un progetto ambizioso, spirituale e creativo che si propone di omaggiare l’eredità coltraniana non con la nostalgia, ma con uno sguardo vivo, personale e attuale.

Il titolo del tour, Both Directions at Once, è un riferimento diretto al celebre album postumo di Coltrane pubblicato nel 2018, ma anche a quella tensione costante del sassofonista tra tradizione e sperimentazione, tra linguaggio formale e trascendenza. Lovano, che da sempre riconosce Coltrane come una delle sue principali fonti d’ispirazione, raccoglie questa eredità con rispetto ma senza imitazione, scegliendo piuttosto di reinterpretarla attraverso il filtro della propria sensibilità musicale.

Per questa avventura Lovano sarà accompagnato da una formazione di altissimo livello: Melissa Aldana al sax tenore, astro emergente del jazz internazionale; Nduduzo Makhathini, pianista sudafricano che unisce spiritualità e lirismo; Matthew Garrison, figlio d’arte e innovatore del basso elettrico; e Jeff "Tain" Watts, batterista esplosivo e profondamente radicato nella tradizione afroamericana. Insieme, daranno vita a una lettura collettiva dell’universo coltraniano, attraversando brani storici, riletture e nuove composizioni ispirate al suo linguaggio.

Nuove edizioni Deluxe in vinile di A Love Supreme e Village Vanguard di Coltrane

L'album in studio più iconico di John Coltrane e la sua registrazione live più celebrata saranno entrambi ristampati in speciali edizioni in vinile questo autunno.

L'etichetta storica del sassofonista, Impulse! Records, pubblicherà "A Love Supreme: Mono Edition" il 26 settembre (pre-ordine qui). Il 24 ottobre, Impulse! pubblicherà "The Complete 1961 Village Vanguard Recordings", un cofanetto di 7 LP (pre-ordine qui).

Il materiale del Vanguard proviene da uno dei primi ingaggi del quartetto di Coltrane, con McCoy Tyner al pianoforte, Jimmy Garrison al basso ed Elvin Jones alla batteria. Il produttore Bob Thiele si occupò degli arrangiamenti per una registrazione dal vivo al club, con il fonico Rudy Van Gelder che sistemò la sua attrezzatura su un tavolo vicino al palco. L'LP che ne risultò, "Coltrane "Live" At the Village Vanguard", vedeva il bassista Reggie Workman e il polistrumentista Eric Dolphy su un lato. Ma l'intera raccolta di registrazioni del Vanguard fu pubblicata negli Stati Uniti solo nel 1997, in un cofanetto di 4 CD.

Quel cofanetto, anch'esso intitolato The Complete 1961 Village Vanguard Recordings, è fuori catalogo da tempo. Il cofanetto di prossima uscita segnerà la sua prima uscita in vinile, con tutto il materiale – quattro ore e mezza di musica – presentato in ordine di esecuzione. Sarà pubblicato in edizione limitata in un cofanetto di 7 LP, con un libretto di 20 pagine contenente saggi, foto d'archivio e illustrazioni originali.

Come insieme di opere, le registrazioni del Village Vanguard rappresentano una dichiarazione di arrivo. "Coltrane aveva appena ultimato il suo quartetto", osserva Ben Ratliff in Coltrane: The Story of a Sound, "e la musica irradia sicurezza di sé". Quando Coltrane portò il quartetto ai Van Gelder Studios qualche anno dopo per registrare A Love Supreme, il linguaggio era ormai pienamente coerente, e la sicurezza di sé era solo un mezzo per raggiungere un fine. 

"Köln 75": Il film sul leggendario concerto di Keith Jarrett

Zeitgeist Films ha rilasciato il trailer ufficiale americano per "Köln 75", un acclamato film tedesco che racconta la storia del celebre concerto jazz di Keith Jarrett tenutosi nel gennaio 1975 nella città tedesca di Colonia.

Il film narra la vicenda di Vera Brandes, una giovane promotrice di concerti di appena 18 anni che organizzò il famoso "Köln Concert" di Keith Jarrett presso l'Opera House di Colonia. La performance divenne in seguito l'album solista jazz più venduto della storia.

Il concerto leggendario di Jarrett del gennaio 1975 quasi non si tenne mai. Il film, basato su una storia vera, mostra come Vera Brandes - interpretata dall'attrice tedesca Mala Emde - riuscì a gestire ogni aspetto dell'evento: dall'organizzazione del venue alla promozione, dalla vendita dei biglietti fino a convincere Jarrett a esibirsi quando il pianista stava per ritirarsi perché il pianoforte Bösendorfer Imperial Grand promesso non era disponibile.

Il film è scritto e diretto dal regista tedesco Ido Fluk, prodotto da Sol Bondy e Fred Burle, con musiche originali di Stefan Rusconi e Hubert Walkowski.

"Köln 75" ha debuttato al Festival Internazionale del Cinema di Berlino 2025 ricevendo recensioni entusiastiche. Il film è già uscito nei cinema tedeschi a marzo 2025 e arriverà negli Stati Uniti il 17 ottobre 2025 distribuito da Zeitgeist Films.

Ledisi pubblicherà un album tributo a Dinah Washington

La cantante vincitrice di un Grammy, Ledisi, ha annunciato "For Dinah", un album tributo profondamente personale al suo idolo di sempre, la leggendaria cantante jazz e blues Dinah Washington, in uscita il 3 ottobre per Candid Records. 

Prodotto dal peso massimo del jazz Christian McBride e dal produttore storico di Ledisi, Rex Rideout, l'album fonde l'anima distintiva di Ledisi con lo spirito audace di Washington, restituendo spazio a una pioniera che ha permesso a donne come lei di prosperare. 

L'album vanta collaborazioni eccezionali, tra cui un duetto con il cantante vincitore di un Grammy Gregory Porter e la partecipazione di musicisti di alto livello come Paul Jackson Jr. e l'astro nascente Michael King.

Insieme all'annuncio, Ledisi ha condiviso il singolo principale "This Bitter Earth", un'interpretazione toccante dell'inquietante ballata resa famosa da Dinah Washington e scritta da Clyde Otis. Con un arrangiamento splendidamente contemporaneo di Ledisi e del produttore Christian McBride, il brano cattura il dolore della solitudine e la fugacità del tempo, ma offre anche spazio alla speranza che il dolore della vita possa ancora cedere il passo alla grazia. McBride ha aggiunto una sfumatura neo-soul all'arrangiamento, che permette a Ledisi di fondere con naturalezza i suoi mondi musicali. [vedi una versione live del brano qui sotto]

Come ogni cantante donna trionfalmente dotata che ha trasceso le barriere, Ledisi è figlia di Dinah Washington. "Mi ha dato il permesso di muovermi liberamente, di creare liberamente, di essere una donna al comando, di indossare e dire ciò che voglio", spiega Ledisi.