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Charlie Rouse - Cinnamon Flower: The Expanded Edition (2 LP)

Charlie Rouse - Cinnamon Flower
Quasi cinquant'anni dopo la sua prima pubblicazione, uno dei gioielli meno conosciuti del sassofonista tenore Charlie Rouse torna a splendere con una nuova luce. Cinnamon Flower: The Expanded Edition rappresenta molto più di una semplice ristampa: è la riscoperta di un capolavoro che unisce il bebop tradizionale alle seducenti sonorità brasiliane degli anni '70.

Charlie Rouse, meglio conosciuto per la sua lunga collaborazione con Thelonious Monk dal 1959 al 1970, ha sempre vissuto nell'ombra dei giganti del jazz. Eppure, questo album del 1977, originariamente pubblicato dalla Douglas Records, dimostra la sua capacità di reinventarsi artisticamente, abbracciando le influenze della bossa nova e della musica brasiliana che negli anni '70 stavano conquistando il mondo del jazz americano.

Ciò che rende questa edizione espansa davvero speciale è la sua natura duplice. Resonance Records, nota per il suo meticoloso lavoro di archivio, presenta sia la versione originale dell'album che una versione alternativa, offrendo un'esperienza d'ascolto completa e rivelando le diverse fasi creative del progetto.

La versione originale include le modifiche del produttore Alan Douglas, che arricchì le sessioni con musicisti come il leggendario batterista soul Bernard Purdie, il tastierista Roger Powell al sintetizzatore di archi e il trombonista Clifford Adams dei Kool & the Gang. Questi "dolcificanti" sonori, come sono stati definiti, conferiscono all'album un sapore più commerciale senza compromettere l'integrità artistica.

La seconda versione presenta invece le registrazioni nella loro forma originale, catturate dall'ingegnere George Klabin (fondatore di Resonance Records) ai Sound Ideas Studios di New York City, permettendo di apprezzare l'essenza più pura delle interpretazioni di Rouse.

Jerome Sabbagh - Stand Up!

Jerome Sabbagh - Stand Up!
Sassofonista e compositore Jerome Sabbagh si è sempre distinto come artista che difende fermamente i valori in cui crede: integrità artistica, individualità audace, coscienza sociale e una visione personale distintiva. 

Il suo nuovo vibrante album, "Stand Up!", in uscita il 17 ottobre 2025 via Analog Tone Factory, afferma questi valori in modi molteplici, unendo composizioni memorabili all'esecuzione fervente del quartetto storico di Sabbagh.

Con "Stand Up!", Sabbagh celebra più di 20 anni con il suo straordinario quartetto - il chitarrista Ben Monder, il contrabbassista Joe Martin e, al suo debutto discografico con la band, il batterista Nasheet Waits. L'album segna la prima pubblicazione del gruppo in oltre un decennio, un periodo durante il quale Sabbagh si è concentrato su collaborazioni proficue con leggende del jazz come il pianista Kenny Barron ("Vintage") e il compianto batterista Al Foster ("Heart").

Ma perché questa lunga pausa? Come spiega lo stesso sassofonista: "Molto della mia musica jazz preferita è stata creata da band che lavoravano insieme. I primi e secondi quintetti di Miles Davis, il quartetto di John Coltrane, il trio di Bill Evans, Lovano/Frisell/Motian – quelle sono vere band. Parte di quello che le rendeva così grandi era il fatto che suonavano insieme con una certa frequenza".

"Stand Up!" è stato registrato dal vivo su nastro analogico e pubblicato sulla neonata etichetta dello stesso sassofonista, Analog Tone Factory. Questa scelta non è casuale: rappresenta la filosofia artistica di Sabbagh, che privilegia l'autenticità dell'esecuzione e il calore del suono analogico rispetto alle facilità della tecnologia digitale.

L'album sarà disponibile in vari formati: LP AAA 180g (pressatura one-step e pressatura standard), reel-to-reel e CD, tutti disponibili tramite analogtonefactory.com, oltre alla versione digitale 24 bit / 192k. Questa varietà di formati dimostra l'attenzione di Sabbagh per i diversi tipi di ascoltatori e la sua volontà di offrire la migliore esperienza d'ascolto possibile.

Il titolo "Stand Up!" non è solo una dichiarazione musicale, ma anche un manifesto artistico e sociale. In un'epoca in cui l'industria musicale spinge spesso verso compromessi commerciali, Sabbagh sceglie di "alzarsi in piedi" per i suoi principi: l'autenticità dell'espressione, la profondità compositiva, e l'importanza delle relazioni musicali durature.

Joni's Jazz: L'Antologia che Rivela l'Anima Jazz di Joni Mitchell

Il 5 settembre 2025 segna un momento storico per gli amanti della musica: l'uscita di Joni's Jazz, il nuovo cofanetto antologico di Joni Mitchell che esplora e celebra il profondo legame artistico tra la leggendaria cantautrice canadese e il mondo del jazz. 

Questo progetto, descritto dalla stessa Mitchell come "un progetto di passione anni nel farsi", rappresenta la prima compilation tematica della serie Archives e offre uno sguardo inedito sull'evoluzione artistica di una delle voci più influenti della musica contemporanea.

L'idea di Joni's Jazz era stata anticipata dalla stessa Mitchell nelle note di copertina del cofanetto Archives Vol 4 dell'anno scorso, dove aveva dichiarato: "La gente mi chiede qual è il mio album preferito tra i miei preferiti. Direi "Joni's Jazz". Non si trattava di una semplice boutade: questo cofanetto rappresenta davvero una selezione personale e intima dei brani che meglio illustrano come il jazz abbia permeato e influenzato la sua intera carriera artistica.

La raccolta è dedicata alla memoria di Wayne Shorter, il leggendario sassofonista scomparso nel 2023, con cui Mitchell aveva collaborato in diverse occasioni. "È stato un piacere suonare con lui. Mi mancherà, ma rimarrà vivo per me nella sua musica.", scrive Mitchell nelle note di copertina, testimoniando l'importanza delle sue collaborazioni jazz.

Joni's Jazz raccoglie 61 selezioni distribuite su 4 CD o 8 vinili, includendo registrazioni in studio, performance dal vivo, rare take alternative e materiale proveniente da diversi decenni e etichette discografiche. Tra i tesori nascosti del cofanetto spiccano due demo inediti del 1980, che offrono uno sguardo privilegiato sul processo creativo di Mitchell in un periodo particolarmente fertile della sua carriera.

La selezione spazia attraverso tutta la discografia di Mitchell, dalle prime esplorazioni jazz degli anni '70 fino ai lavori più recenti, dimostrando come l'influenza del jazz non sia mai stata un episodio isolato nella sua carriera, ma piuttosto un filo conduttore costante che ha attraversato e arricchito ogni fase della sua evoluzione artistica.

Il cofanetto mette in evidenza le collaborazioni di Mitchell con alcuni dei più importanti musicisti jazz della sua epoca. Tra questi figurano Wayne Shorter e altri giganti del jazz che hanno contribuito a plasmare il suono unico di Mitchell, quello che ha reso possibile l'osmosi perfetta tra la tradizione folk e l'innovazione jazzistica.

Sheila Jordan – Portrait of Sheila (Tone Poet Vinyl Series)

Sheila Jordan – Portrait of Sheila
Nel 1962 Sheila Jordan entrò negli studi Blue Note per registrare il suo album d’esordio, Portrait of Sheila. 

Quel disco, pubblicato nel 1963, è diventato negli anni una pietra miliare del vocal jazz, non solo perché segnava il debutto discografico di una cantante fuori dal comune, ma anche perché rappresentava una delle rarissime incursioni di Blue Note nel repertorio vocale.

Sheila Jordan, nata a Detroit e trasferitasi a New York nei primi anni Cinquanta, si era immersa in una scena musicale in fermento: lì entrò in contatto con figure come Charlie Parker, Charles Mingus e Lennie Tristano, sviluppando un approccio alla voce che fondeva lirismo e avanguardia. Quando Alfred Lion la sentì cantare al Page Three Club di Greenwich Village, decise di registrarla nonostante la label fosse tradizionalmente concentrata sugli strumentisti.

Portrait of Sheila si compone di dodici brani tratti dal Great American Songbook e da standard jazz, rivisitati con uno stile personale e intimo. La voce di Jordan emerge limpida e audace su arrangiamenti essenziali, sostenuta dal trio formato da Barry Galbraith alla chitarra, Steve Swallow al basso e Denzil Best alla batteria. Tra i momenti più memorabili spicca “Dat Dere”, interpretato in una sorprendente versione voce-basso, che mette in risalto la capacità della cantante di giocare con le forme ridotte e con le sfumature del timbro.

Tomas Fujiwara - Dream Up

Il 12 settembre 2025 è stato pubblicato Dream Up, il nuovo album di Tomas Fujiwara per Out of Your Head Records. Con questo progetto, il batterista e compositore americano di origini giapponesi introduce al mondo il suo Percussion Quartet, una formazione rivoluzionaria che ridefinisce completamente i parametri del jazz sperimentale attraverso l'esplorazione di sonorità percussive globali.

L'idea alla base di Dream Up affonda le sue radici nei viaggi d'infanzia di Fujiwara nella patria ancestrale del padre, il Giappone, dove il giovane musicista fu pervaso dai suoni di una varietà straordinaria di strumenti esotici. 

Questa esperienza formativa emerge chiaramente nella composizione e nell'arrangiamento dell'album, dove tradizioni musicali millenarie dialogano con le più avanzate ricerche del jazz contemporaneo.

Il concetto di un ensemble completamente percussivo non è nuovo nel panorama musicale, ma Fujiwara riesce a dargli una connotazione del tutto originale, creando texture sonore, ritmi e strutture innovative che si allontanano dalle forme tradizionali per abbracciare territorì inesplorati dell'espressione musicale.

Il Percussion Quartet di Fujiwara riunisce alcuni dei più raffinati specialisti della scena percussiva internazionale. Accanto al leader troviamo la vibrafionista Patricia Brennan, artista di punta della nuova generazione che ha saputo rivoluzionare l'approccio al suo strumento; Tim Keiper, percussionista eclettico che maneggia con maestria strumenti che spaziano dall'ngoni africano al calabash, dai temple blocks ai djembe, dalle castagnette al balafon, senza dimenticare una vasta gamma di found objects che arricchiscono la tavolozza sonora del gruppo.

Completa la formazione Kaoru Watanabe, maestro dei tamburi taiko e degli strumenti a fiato tradizionali giapponesi come lo shinobue. La sua presenza garantisce un ponte autentico con le tradizioni musicali nipponiche, portando nell'ensemble l'esperienza diretta di strumenti come o-jimedaiko, uchiwadaiko e shimedaiko che raramente trovano spazio nel jazz occidentale.

Maurizio Grondona Group - Blue

Il panorama musicale italiano del soul-jazz si arricchisce di una nuova perla con l'uscita di BLUE, il nuovo album del Maurizio Grondona Group. Questa raccolta di 6 brani dalla durata complessiva di 30 minuti rappresenta l'ultima evoluzione artistica di uno dei progetti musicali più raffinati e originali della scena pugliese contemporanea.

Il Maurizio Grondona Group si muove, sin dai suoi esordi, nell'area musicale del raffinato linguaggio soul jazz attraverso sonorità arricchite e personalizzate dalla spiccata sensibilità artistica del poliedrico cantante, chitarrista e compositore barese Maurizio Grondona. 

L'artista pugliese ha saputo costruire negli anni un sound distintivo che coniuga con originalità e affabile naturalezza la lezione del jazz (Wes Montgomery, Pat Metheny) e le suggestioni del soul (Al Jarreau).

BLUE si inserisce perfettamente in questa tradizione artistica, confermando la capacità del gruppo di esplorare territori sonori sofisticati senza mai perdere quella naturalezza espressiva che ha sempre caratterizzato il progetto. Il titolo stesso dell'album evoca immediatamente l'universo blues e jazz, suggerendo un viaggio attraverso le sfumature emotive più profonde di questi generi musicali.

La scelta di concentrare l'esperienza musicale in soli 6 brani dalla durata di 30 minuti complessivi non è casuale: BLUE si presenta come un lavoro essenziale, dove ogni composizione ha il peso specifico necessario per contribuire a un discorso artistico coerente e coinvolgente. Questa compattezza formale riflette la maturità artistica di Grondona, che privilegia la qualità alla quantità, la profondità espressiva all'esibizionismo tecnico.

Adam Bałdych presenta il suo nuovo singolo AI LOVE

Il violinista e compositore polacco Adam Baldych torna con un nuovo singolo che segna una tappa importante nel suo percorso artistico: AI LOVE, pubblicato il 6 settembre 2025 e già disponibile su tutte le principali piattaforme digitali.

Considerato uno dei più originali interpreti del violino contemporaneo, Baldych da anni esplora territori che vanno oltre il jazz, intrecciando linguaggi che spaziano dalla musica classica all’improvvisazione, fino alle sonorità più moderne. 

La sua cifra stilistica è proprio questa capacità di reinventare il ruolo del violino, trasformandolo in uno strumento capace di parlare con voce nuova e universale.

In AI LOVE Baldych si circonda di musicisti di grande valore: Sebastian Zawadzki, Andrzej Swies, Marek Konarski, Dawid Fortuna e Rafal Stepien. L’intesa tra i diversi strumenti crea una trama sonora intensa e stratificata, in cui la liricità del violino si fonde con armonie ricche e ritmiche vibranti, dando vita a un brano che invita all’ascolto attento e profondo.

Il titolo apre a riflessioni attuali: AI LOVE sembra evocare l’incontro tra sentimento e tecnologia, tra umanità e intelligenza artificiale. Una suggestione che Baldych traduce in musica con atmosfere che oscillano tra delicatezza e tensione, tra intimità e apertura verso un futuro incerto, ma colmo di possibilità.

Con questo singolo, Adam Baldych conferma la sua maturità artistica e il suo desiderio di sperimentare, continuando a tracciare un percorso personale e innovativo. AI LOVE non è solo un brano, ma un’esperienza che riflette il nostro tempo e invita a immaginare nuovi orizzonti emotivi e sonori.


Kieran Brown - Loving You

Kieran Brown - Loving You
Nel panorama jazz contemporaneo, dove le nuove voci faticano spesso a emergere con personalità e maturità artistica, Kieran Brown si presenta con un album d'esordio che lascia il segno. "Loving You", uscito l'11 luglio 2025, non è solo la presentazione di una giovane cantante talentuosa, ma l'introduzione di un'artista di rara promessa.

Kieran Brown è una vocalist, compositrice e arrangiatore con sede a New York City, con una forte concentrazione nel Jazz, R&B e nell'American Songbook. La sua storia musicale inizia presto: a sedici anni cantava l'inno nazionale al Madison Square Garden, e l'anno successivo si è assicurata un posto in un prestigioso programma universitario di jazz.

Il brano di apertura di "Loving You" è una scelta azzeccata. La versione di Brown del brano di Previn "You're Gonna Hear from Me", arrangiato per l'album dal chitarrista Aaron Matson, è un'accoglienza travolgente al suo debutto. Canta "ascolta mondo, non puoi ignorarmi", e ha ragione.

"Loving You" è composto da dieci tracce che spaziano attraverso i classici dell'American Songbook, dimostrando la versatilità e la sensibilità interpretativa della giovane artista. La tracklist include brani come "Emily", "Do It Again", "Meditation", "Alfie", e l'omonima "Loving You".

Su "Emily", la splendida ballad di Johnny Mercer e Henry Mancini, Brown canta con passione e sincerità. La sua voce è anche perfetta per interpretare lo stile musicale brasiliano, come è chiaro nella sua presentazione del famoso brano di Antonio Carlos Jobim, "Meditation".

L'album beneficia della collaborazione di musicisti di prim'ordine: Tyler Henderson al pianoforte, Joey Ranieri al basso, Joe Peri alla batteria, e Aaron Matson alla chitarra, oltre ai contributi di Jarien Jamanila all'alto e Chris Lewis al tenore. La chiarezza e coesione di Brown sono supportate da questo ensemble che dimostra un acuto senso dell'interplay di gruppo e dell'identità sonora.

Il mondo della critica jazz ha accolto "Loving You" con entusiasmo. Konrad Paszkudski, direttore artistico di Jazz at the Ballroom, non mince parole: "L'avenir del jazz e del Great American Songbook riposa nelle mani di questa artista incredibilmente talentuosa".

Roberto Magris - Lovely Day(s)

Roberto Magris - Lovely Day(s)
Il 1° settembre 2025, JMood Records ha pubblicato "Lovely Day(s)", il nuovo album del pianista e compositore italiano Roberto Magris, confermando ancora una volta la sua posizione di rilievo nel panorama del jazz internazionale. 

Dopo una carriera che lo ha visto protagonista sia in Europa che negli Stati Uniti, Magris torna con un progetto che sintetizza perfettamente la sua maturità artistica e la sua capacità di rinnovare il linguaggio jazzistico contemporaneo.

Roberto Magris è un musicista che ha saputo costruire una carriera davvero internazionale, muovendosi con disinvoltura tra Europa e America. La sua discografia precedente parla da sola: i suoi CD "Live in Miami", "Shuffling Ivories", "Match Point" e "Duo & Trio" sono stati votati da diversi critici americani tra i migliori album jazz rispettivamente del 2018, 2020, 2021 e 2022. Un riconoscimento ancora più prestigioso è arrivato nel 2019, quando il suo CD "Suite!" è passato il primo round di selezione per la nomination ai Grammy Award nella categoria Jazz.

In Europa, Magris ha diretto progetti di grande respiro come l'Europlane Orchestra (un'iniziativa jazz centro-europea sponsorizzata da INCE-Central European Initiative), il suo quartetto italiano, il Gruppo Jazz Marca, e l'Alfabeats Nu Jazz band. Nel periodo 2016-2020 è stato attivo con il MUH Trio (Magris-Uhlir-Helesic Trio), realizzando oltre cento concerti e registrando due album.

Il titolo "Lovely Day(s)" racchiude in sé una filosofia musicale e di vita che caratterizza tutto il lavoro di Magris. La parentesi attorno alla "s" suggerisce tanto il singolare quanto il plurale, come se ogni giorno potesse essere bello in sé, ma anche come parte di una serie di momenti preziosi che la musica sa catturare e trasformare in arte.

Questo approccio ottimistico alla vita e alla musica è tipico dello stile compositivo di Magris, che ha sempre saputo coniugare tecnica raffinata con un'emotività diretta e coinvolgente. Il jazz, nelle mani di questo artista triestino, diventa un linguaggio universale capace di attraversare culture e generazioni.

Wes Montgomery - The Incredible Jazz Guitar of Wes Montgomery

The Incredible Jazz Guitar of Wes Montgomery
Nel panorama del jazz degli anni '60, pochi album hanno avuto l'impatto duraturo e la risonanza artistica di "The Incredible Jazz Guitar of Wes Montgomery", pubblicato dalla Riverside Records nel 1960. 

Questo disco non è semplicemente una raccolta di brani jazz: è una dichiarazione d'intenti che ha consolidato la posizione di Wes Montgomery come uno dei chitarristi più innovativi e influenti della storia del jazz.

Registrato nel gennaio 1960 agli studi Reeves Sound di New York, l'album arriva in un momento cruciale per il jazz. Il bebop stava evolvendo verso nuove forme espressive, e la chitarra jazz stava cercando la sua voce distintiva in un panorama dominato da piano, tromba e sassofono. Montgomery, nato a Indianapolis nel 1923, aveva già sviluppato il suo caratteristico approccio basato sull'uso del pollice invece del plettro, una tecnica che conferiva al suo suono una morbidezza e una rotondità uniche.

Ciò che rende "incredible" questo album non è solo la maestria tecnica di Montgomery, ma la sua capacità di reinventare l'approccio alla chitarra jazz. La sua tecnica degli "octaves" - suonare melodie in ottave parallele - diventa qui un marchio di fabbrica che influenzerà generazioni di chitarristi. Il suono caldo e avvolgente ottenuto pizzicando le corde con il pollice crea una timbrica inconfondibile, quasi orchestrale.

L'album presenta Montgomery in quartetto con il pianista Tommy Flanagan, il bassista Percy Heath e il batterista Albert Heath, una formazione che permette alla chitarra di emergere senza essere sopraffatta, creando uno spazio sonoro ideale per le esplorazioni armoniche del leader.

Tra i momenti salienti dell'album spicca "Four on Six", composizione originale di Montgomery che diventerà uno standard jazz. Il brano esemplifica perfettamente il suo approccio: melodie cantabili sostenute da un walking bass, improvvisazioni che alternano single notes, octaves e accordi pieni, il tutto con un groove irresistibile che mantiene sempre un forte legame con il blues e il gospel.

"West Coast Blues" mostra un altro aspetto del genio di Montgomery: la sua capacità di reinterpretare standard esistenti infondendoli di nuova vita attraverso arrangiamenti sofisticati e un senso del timing impeccabile. La sua interpretazione di "Airegin" di Sonny Rollins dimostra come riuscisse a far suo qualsiasi materiale, trasformandolo attraverso il filtro della sua personalità musicale unica.

Sylvie Courvoisier & Wadada Leo Smith - Angel Falls

L'autunno 2025 ci regala un incontro straordinario nel panorama del jazz contemporaneo: Angel Falls, il nuovo album in duo di Sylvie Courvoisier e Wadada Leo Smith, che sarà pubblicato il 3 ottobre dall'etichetta Intakt Records (CD 444). 

Un dialogo musicale che trascende i confini del genere per esplorare territori sonori dove l'intimità si fonde con l'epicità, dove la vulnerabilità incontra l'autorità artistica.

La pianista e compositrice svizzera Sylvie Courvoisier, figura centrale della scena jazz contemporanea da oltre vent'anni e recentemente insignita del prestigioso Swiss Grand Prize for Music 2025, porta in questo progetto la sua capacità unica di bilanciare la raffinata musica da camera delle sue radici europee con i suoni groove-laden della scena downtown newyorkese, dove vive da oltre due decenni.

Dall'altra parte, il leggendario trombettista Wadada Leo Smith, definito dal New York Review of Books come uno dei "narratori più potenti della nazione, erede di cronachisti americani come Charles Ives e Ornette Coleman", apporta la sua visione cosmica e la sua capacità di celebrare la diversità musicale senza accettare etichette limitanti.

Angel Falls non è un album costruito solo su un concetto o sulla chimica tra i musicisti - sebbene entrambi gli elementi siano presenti - ma su qualcosa di più raro e profondo: un amore filosofico per l'arte stessa. Le otto tracce che compongono l'album creano una suite di paesaggi sonori che sono simultaneamente intimi ed epici, volatili ma controllati, un equilibrio mobile tra fragilità e sicurezza espressiva.

Elvin Jones - Coalition (Tone Poet Society)

Nel luglio del 1970, Elvin Jones entrava negli studi di registrazione con la forza di un vulcano in piena eruzione creativa. 

Dopo aver segnato la storia del jazz negli anni ’60 come pilastro ritmico del quartetto di John Coltrane, il batterista si trovava ora libero di guidare i propri progetti, sperimentando nuove combinazioni di suoni e timbri. 

Da quell’incontro nacque Coalition, pubblicato su Blue Note nel 1971: un album che, a distanza di oltre cinquant’anni, resta uno dei manifesti più potenti della sua visione musicale.

Il titolo stesso, “coalizione”, suggerisce un’alleanza di voci e sensibilità. E infatti al fianco di Jones troviamo un gruppo di musicisti di rara intensità: George Coleman al sax tenore, Frank Foster al sax e clarinetto basso, Wilbur Little al contrabbasso e il leggendario Candido Camero alle congas e al tamburello. La loro interazione crea un tessuto sonoro in cui l’energia del bop incontra il respiro della tradizione afro-cubana, mentre la batteria di Jones, con le sue poliritmie esplosive, tesse un costante dialogo con ogni strumento.

Il repertorio alterna composizioni originali e riletture. Brani come Kidada e Thadrack mostrano l’intensità visionaria di Foster e Coleman, mentre la rilettura del classico Yesterdays diventa un laboratorio ritmico e melodico in cui la tradizione si piega all’invenzione. È un disco che vibra di modernità pur restando radicato nella grande tradizione del jazz.

Oggi Coalition torna a nuova vita grazie a un’edizione speciale della serie Tone Poet, curata da Joe Harley per Blue Note. Si tratta di una ristampa audiophile su vinile da 180 grammi, masterizzata da Kevin Gray direttamente dai nastri analogici originali e stampata presso RTI, con la consueta cura maniacale per i dettagli grafici e sonori.

Andrea Molinari - Awakening | Il Tutto nel Nulla

E' appena uscito "Awakening | Il tutto nel nulla", il nuovo album del chitarrista marchigiano Andrea Molinari per l'etichetta Ropeadope Records. 

Un titolo che racchiude in sé una profonda riflessione filosofica, traducendo in musica il concetto del risveglio come momento di transizione tra il vuoto e il pieno, tra il silenzio e il suono.

Nato a Jesi nel 1986, Andrea Molinari rappresenta una delle voci più interessanti e originali della sua generazione nel panorama chitarristico italiano. La sua formazione accademica è di altissimo livello: diplomatosi con lode all'Università della Musica di Roma e successivamente al Conservatorio "Santa Cecilia", ha perfezionato i suoi studi presso il Conservatorio Royal de Bruxelles.

Nel marzo 2024 ha raggiunto un importante traguardo professionale, vincendo il primo concorso di chitarra jazz in Italia per esami e titoli e ottenendo il ruolo presso il Conservatorio di Musica "Gaetano Braga" di Teramo, dopo quattro anni di insegnamento presso il Conservatorio "Tito Schipa" di Lecce.

"Awakening | Il tutto nel nulla" rappresenta il secondo lavoro per l'etichetta Ropeadope Records e vede la partecipazione dell'altosassofonista olandese Ben van Gelder, musicista di fama internazionale che arricchisce le composizioni di Molinari con il suo sound raffinato e la sua esperienza nella scena jazz europea.

L'album si compone di nove brani che raccontano un percorso narrativo ed emotivo. Particolarmente significativa è la presenza di "Midnight Song (for Giacomo)", un brano che secondo le fonti locali rappresenta un omaggio a Giacomo Uncini, artista legato al territorio marchigiano. Questo elemento conferma la capacità di Molinari di coniugare la dimensione internazionale della sua musica con le radici territoriali e gli affetti personali.

Lucian Ban, John Surman, Mat Maneri - Cantica Profana

C'è uno spirito che attraversa tutta la musica folkloristica del mondo. I suoni possono differire da regione a regione e da popolo a popolo, ma la musica folk racchiude verità profonde che parlano al tessuto connettivo dell'umanità. 

C'è qualcosa di misteriosamente universale nel modo in cui i contadini o, del resto, i musicisti jazz si approcciano alla musica.

Per questa doppia uscita, i collaboratori di lunga data, il pianista Lucian Ban e il violista Mat Maneri, insieme al leggendario maestro dei fiati John Surman, esplorano ulteriormente la musica folk della Transilvania raccolta da Béla Bartók più di cento anni fa. 

Negli ultimi cinque anni il trio ha approfondito lo spirito della propria musica durante i tour, come si può sentire nelle loro nuove registrazioni, Cantica Profana e The Athenaeum Concert (solo in LP vinile).

Dalle note di copertina informative di Ban e Maneri: "Una volta portata la musica in tournée, uno sviluppo di un nuovo spirito musicale stava accadendo a noi ad ogni concerto. Rivisitando le danze, i canti natalizi, le canzoni di dote, le doine e i lamenti registrati per la prima volta a Timisoara nel 2018, con ogni performance dal vivo si aprivano nuovi panorami, emergevano nuove forme, temi e ruoli strumentali venivano liberamente intercambiati, una 'vita pulsante della musica contadina', per usare le stesse parole di Bartók, che ci portava avanti."

Le tournée estensive hanno permesso al trio di esplorare davvero il proprio repertorio. I brani hanno iniziato ad espandersi ed evolversi. Surman ha osservato: "A volte utilizzando piccoli frammenti di materiale e sviluppando quei frammenti mentre si cerca di mantenere lo spirito del materiale originale." Ogni performance ha permesso al trio di approcciarsi a ogni canzone in modo nuovo e originale, che si trattasse di abbandonare completamente il tema o semplicemente di mescolare sottili accenni delle melodie o armonie per guidare il gruppo verso nuovi territori. Il trio era maturato fino a diventare un organismo musicale apparentemente vivente, che danzava sui propri suoni folkloristici contemporanei.

Sonny Clark, la parabola breve di un pianista leggendario

La storia di Sonny Clark è una di quelle che uniscono genio musicale e fragilità umana, una parabola breve ma intensa che ha lasciato un segno indelebile nella storia del jazz. 

Nato nel 1931 in Pennsylvania, Conrad “Sonny” Clark mostrò sin da giovanissimo una naturale inclinazione per il pianoforte. La sua mano leggera, il senso innato per la melodia e il tocco brillante lo portarono rapidamente a distinguersi in un panorama musicale che, negli anni Cinquanta, era attraversato da un fermento creativo senza precedenti.

Clark trovò la sua dimensione ideale nella scena bebop e hard bop, due territori in cui la velocità del pensiero musicale, l’improvvisazione e l’energia si sposavano con una ricerca incessante di espressione personale. In realtà, il suo stile era il risultato di un assorbimento raffinato: l’energia di Bud Powell, l’eleganza armonica di Horace Silver, la brillantezza tecnica di Oscar Peterson, e persino echi dello swing di Art Tatum. Questa capacità di rielaborare le influenze, fondendole in un linguaggio personale, lo rese presto un pianista tra i più richiesti.

Il suo arrivo a New York segnò l’inizio di una stagione memorabile: divenne quasi il pianista “di casa” per la Blue Note, presente in innumerevoli sessioni, sempre in movimento, senza la possibilità di rallentare. Collaborò con figure leggendarie come Art Farmer, Hank Mobley, Jackie McLean e soprattutto con i giganti della Blue Note, che riconobbero subito in lui un talento raro.

Un momento cruciale della sua carriera fu l’album Sonny’s Crib (1957), inciso con Donald Byrd, John Coltrane, Paul Chambers e Art Taylor. Qui Clark mostrò la sua volontà di dare spazio e respiro all’improvvisazione, lasciando allungare i soli e giocando con tempi e strutture insolite. Poco dopo, con Cool Struttin’ (1958), realizzò un disco destinato a diventare un simbolo dell’hard bop, amato e ristampato all’infinito, soprattutto in Giappone.

Ma tutto il percorso discografico di Clark, pur breve, fu di grande rilevanza. Oltre a Cool Struttin’, spiccano lavori come Leapin’ and Lopin’ (1961), il suo ultimo album da leader, caratterizzato da un linguaggio maturo e dall’equilibrio perfetto tra lirismo e ritmo. Importanti anche Dial “S” for Sonny (1957), suo debutto per Blue Note, e Sonny Clark Trio (1958), che mostra il suo talento nella dimensione più intima del piano-trio.

Come sideman, Clark fu protagonista di registrazioni memorabili: accompagnò Dexter Gordon in Go! (1962), Grant Green in Nigeria e Oleo, e Buddy DeFranco in varie sessioni degli anni Cinquanta. La sua versatilità lo rese uno dei pianisti più amati dagli strumentisti a fiato, capace di offrire un accompagnamento solido e al tempo stesso ispirato.

Eppure, dietro la brillantezza del pianista si nascondeva un lato oscuro. Come molti musicisti della sua generazione, anche Sonny cadde nella trappola dell’eroina, una dipendenza che segnò profondamente la sua vita e la sua carriera. Le giornate di sessioni in studio e notti nei club erano accompagnate da un logorio silenzioso, che lentamente intaccava la sua salute e minava la sua stabilità.

Gianni Coscia & Alessandro D'Alessandro - 93-39/39-93

Il maestro Gianni Coscia, leggenda vivente della fisarmonica jazz italiana, torna alla ribalta discografica con un progetto dal titolo enigmatico quanto affascinante: "93-39/39-93". 

L'album è uscito lo scorso settembre 2024 per Encore Music, con l'Associazione Empoli Jazz nel ruolo di coproduttore, rappresentando un nuovo e intrigante capitolo nella straordinaria carriera di uno dei musicisti più innovativi del panorama jazz europeo.

Il titolo "93-39/39-93" presenta una struttura numerica palindromica che lascia spazio a molteplici interpretazioni. Potrebbe riferirsi a date significative, coordinate geografiche, o rappresentare un codice simbolico legato alla composizione musicale o alla vita dell'artista. 

Questa scelta stilistica riflette l'approccio intellettuale e raffinato di Coscia, sempre attento a creare opere che stimolino non solo l'ascolto ma anche la riflessione.

La produzione dell'album ha visto una collaborazione significativa tra diverse realtà del panorama musicale italiano. L'Associazione Empoli Jazz ha assunto il ruolo di coproduttore dell'intero progetto, dimostrando l'interesse delle istituzioni culturali locali nel sostenere progetti di alto profilo artistico come quello di Gianni Coscia.

La registrazione è stata curata da Jacopo Pesci, già collaboratore di artisti come Krishna Biswas, garantendo una qualità tecnica all'altezza dell'importanza artistica del progetto. La scelta del team tecnico riflette l'attenzione per i dettagli che caratterizza ogni aspetto della produzione.

La fisarmonica di Gianni Coscia e l'organetto di Alessandro D'Alessandro condividono la stessa famiglia organologica ma esprimono universi sonori diversi e complementari. Mentre Coscia ha trasformato la fisarmonica in un sofisticato veicolo espressivo per il jazz contemporaneo, D'Alessandro ha portato l'organetto verso territori di sperimentazione elettronica e contaminazione stilistica.

Patricia Brennan - Of The Near And Far

C’è qualcosa di irresistibile nell’osservare il cielo notturno: il suo infinito, le stelle che brillano come punti luminosi sparsi nel buio, la sensazione di un ordine nascosto nel caos.

È proprio questo senso di equilibrio e simmetria nelle costellazioni che ha catturato l’immaginazione di Patricia Brennan, vibrafonista e compositrice, spingendola a chiedersi se le forme celesti potessero essere tradotte in musica.

Nel suo nuovo album, Of The Near and Far (in uscita il prossimo 24 ottobre 2025 per Pyroclastic Records), Brennan trasforma questa fascinazione in un progetto che fonde jazz, musica classica, elettronica e improvvisazione contemporanea. 

L’album rappresenta un ponte tra scienza, arte e spiritualità, dove ogni composizione nasce dai dati raccolti osservando le costellazioni e dalle loro simmetrie naturali.

Nell’estate del 2024, Brennan ha sviluppato un processo innovativo per raccogliere dati musicali dalle stelle. Sovrapponendo le forme delle costellazioni al circolo delle quinte, ha esplorato se la simmetria celeste potesse generare armonie e melodie coerenti. Con sorpresa, molte delle note raccolte risultarono armonicamente consonanti, fornendo il materiale di base per le composizioni dell’album.

Le costellazioni protagoniste del disco sono: Antlia (La Pompa ad Aria), Aquarius (Il Portatore d’Acqua), Andromeda (La Donna Incatenata), Lyra (La Lira) e Aquila (L’Aquila). A queste si aggiunge Citlalli, una composizione elettroacustica nata dall’improvvisazione su spartiti grafici creati dall’artista, e When You Stare Into the Abyss, ispirata all’essenza dell’osservazione cosmica e al mistero dell’universo.

Per realizzare questa visione, Brennan ha riunito un ensemble di dieci musicisti, tra cui il violinista Josh Modney, il chitarrista Miles Okazaki, il batterista John Hollenbeck, oltre a un quintetto jazz (piano, basso, batteria, chitarra, percussioni a tastiera), un quartetto d’archi e un musicista elettronico. Gli elementi elettronici assumono ruoli differenti a seconda del brano: a volte come dettagli sottili, altre come protagonisti assoluti, come nella traccia Citlalli, dove le improvvisazioni dal vivo vengono manipolate elettronicamente per creare una nuova narrazione sonora.

Duke Ellington - Black, Brown and Beige

Il 23 gennaio 1943, nella prestigiosa Carnegie Hall di New York, Duke Ellington presentò quella che sarebbe diventata una delle sue opere più ambiziose e controverse: "Black, Brown and Beige". 

Questa suite estesa rappresentava non solo un traguardo artistico personale, ma anche un coraggioso manifesto sulla storia e l'esperienza degli afroamericani.

"Black, Brown and Beige" è un'opera jazz estesa scritta da Duke Ellington per il suo primo concerto alla Carnegie Hall, il 23 gennaio 1943. Racconta la storia degli afroamericani ed era il tentativo del compositore di trasformare gli atteggiamenti sulla razza ed elevare la musica americana. L'opera, della durata di circa 45 minuti, si articolava in tre movimenti che narravano cronologicamente l'esperienza del popolo nero in America.

La suite non era solo musica: era ciò che Ellington definì "un parallelo tonale", una narrazione musicale che dipingeva i neri portati in America come schiavi, che combattevano nelle guerre per conto del paese che li aveva ridotti in schiavitù, e che cercavano una nuova e migliore vita nei decenni successivi alla Guerra Civile.

- Black: Il primo movimento evocava il periodo della schiavitù, utilizzando spiritual e work songs per rappresentare la forza spirituale e la resistenza del popolo africano trapiantato in America. Le armonie riflettevano sia il dolore che la resilienza di questa esperienza.
- Brown: Il secondo movimento si concentrava sul periodo successivo alla Guerra Civile e le due guerre mondiali, esplorando il contributo degli afroamericani ai conflitti americani e la loro crescente urbanizzazione.
- Beige: Il movimento finale era un commento sui musicisti neri che aprirono nuove strade nei locali di intrattenimento di Harlem tra le due guerre mondiali. Rappresentava l'emergere di una nuova identità culturale e artistica.

L'opera fu accolta con sentimenti contrastanti. Mentre il pubblico della Carnegie Hall la accolse con entusiasmo, molti critici jazz dell'epoca furono scettici, considerandola troppo pretenzioso per il jazz o troppo "jazz" per la musica seria. Dopo una deludente risposta critica alla sua prima esecuzione nel 1943, Ellington divise la suite in sezioni più piccole per successive esecuzioni.

Duke Ellington iniziò ufficialmente a comporre "Black, Brown and Beige" nel dicembre del 1942, circa un mese prima del suo debutto alla Carnegie Hall, ma la stampa dell'epoca conferma che la rapsodia sinfonica di 45 minuti rielaborava idee e materiale da un'opera precedente.

Gerry Mulligan Meets Stan Getz (Verve’s Acoustic Sounds)

Una delle collaborazioni più celebrate nella storia del jazz torna a nuova vita. 

La Verve ha annunciato che "Stan Getz and Gerry Mulligan" sarà ristampato in vinile hi-fi tramite la prestigiosa serie Acoustic Sounds nell'ottobre 2025, precisamente il 24 ottobre.

"Gerry Mulligan Meets Stan Getz" (pubblicato anche come "Getz Meets Mulligan in Hi-Fi") è un album che presenta le performance registrate nel 1957 e pubblicato originariamente dall'etichetta Verve. 

Questo disco rappresenta la prima registrazione congiunta tra i due sassofonisti, entrambi figure chiave del movimento cool jazz, una corrente post-seconda guerra mondiale del genere ispirata dal bebop e dalla musica delle big band.

La registrazione avvenne a Los Angeles il 22 ottobre 1957, catturando un momento magico nell'evoluzione del jazz americano. L'album è particolarmente interessante perché nella traccia A3, Getz e Mulligan si scambiano gli strumenti, dimostrando la loro versatilità e complicità musicale.

La serie Acoustic Sounds di Verve rappresenta il tentativo di offrire versioni audiofilo definitive di alcuni dei dischi jazz più storici e migliori mai registrati. Questa collezione, lanciata nel 2020, si distingue per l'attenzione maniacale alla qualità del suono e del supporto fisico.

Le ristampe della serie sono caratterizzate dalla rimasterizzazione dalle registrazioni analogiche originali: ogni disco viene lavorato partendo dai master originali per garantire la massima fedeltà sonora; vinile da 180 grammi con un supporto più pesante che garantisce maggiore stabilità e riduzione delle vibrazioni; un packaging di lusso con copertine gatefold che rispettano l'estetica originale migliorandone la qualità.

Emanuele Primavera - Around The Fiery Future

Emanuele Primavera, batterista e compositore siciliano,  ha pubblicato il suo nuovo album "Around The Fiery Future" per l'etichetta Jam/UnJam con distribuzione Universal Music Italia. 

Un progetto che conferma la maturità artistica di uno dei talenti più interessanti della scena jazz italiana contemporanea.

"Around The Fiery Future" presenta otto nuove composizioni a firma del leader registrate con il consolidato quintetto composto da Alessandro Presti alla tromba, Nicola Caminiti al sax alto, Alessandro Lanzoni al piano e fender e Carmelo Venuto al contrabbasso. Si tratta dello stesso ensemble che aveva registrato il precedente "Above the Below", cinque musicisti legati da solida amicizia e intesa artistica.

La formazione rappresenta un perfetto equilibrio geografico del jazz italiano: i messinesi Nicola Caminiti al sax alto e Alessandro Presti alla tromba, il catanese Carmelo Venuto al contrabbasso e il pianista fiorentino Alessandro Lanzoni, tutti coordinati dalla batteria e dalle composizioni di Primavera.

Nato a Enna il 10 ottobre 1980, Emanuele Primavera ha coltivato fin da piccolo la passione per la musica, inizialmente con gli studi classici di pianoforte e poi, a sedici anni, realizzando il suo vero sogno artistico e professionale: lo studio della batteria e l'amore per il jazz.

Il percorso formativo di Primavera si è sviluppato attraverso un approccio non convenzionale al jazz. Come ha dichiarato in un'intervista: "Non ho subito iniziato con il jazz, anzi ci sono arrivato molto dopo ed in realtà nemmeno seguendo lo studio della cosiddetta tradizione jazzistica. È stato un percorso lento che mi ha portato inizialmente verso l'ambiente più improvvisativo e creativo del jazz siciliano".

"Around The Fiery Future" contiene 8 brani per una durata complessiva di 37 minuti, un formato che permette un ascolto concentrato e coinvolgente. L'album è disponibile sia in formato fisico (CD e vinile) che digitale, pubblicato dalla Universal Music Italia e disponibile in qualità FLAC a 24bit-48kHz per gli audiofili.

Le composizioni sono tutte originali del batterista ennese e rappresentano l'evoluzione del suo linguaggio compositivo, mantenendo le radici nel jazz contemporaneo ma esplorando sonorità che guardano al futuro, come suggerisce lo stesso titolo dell'album.