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Charles Tolliver's Music-Inc, "Jazz Session", France 1971 (video)

Gene Jackson, CC BY-SA 2.0

Nel panorama del jazz degli anni ’70, pochi gruppi riuscivano a combinare virtuosismo tecnico, energia contagiosa e una raffinata sensibilità compositiva come il quartetto di Charles Tolliver, Music-Inc. 

Una testimonianza straordinaria di questo ensemble è offerta dal video “Jazz Session”, trasmesso dalla televisione francese l’8 novembre 1971, che immortala la band in una performance live in studio. Sebbene la data esatta della registrazione rimanga sconosciuta, la potenza e la freschezza dell’esecuzione sono palpabili ancora oggi.

Il gruppo era formato da musicisti di altissimo livello: Charles Tolliver alla tromba, Stanley Cowell al pianoforte, Wayne Dockery al basso e Alvin Queen alla batteria. Ognuno di loro contribuisce con il proprio linguaggio musicale a creare un suono compatto, brillante e pieno di sorprese armoniche.

La scaletta proposta nella sessione televisiva è un piccolo compendio del talento compositivo e interpretativo del quartetto. Si apre con “Orientale”, firmata da Cowell, un brano in cui le sfumature melodiche si intrecciano con ritmi pulsanti, creando un’atmosfera sospesa e coinvolgente. Seguono “Lynnsome” e “Ruthie’s Heart”, composizioni di Tolliver, dove la tromba emerge come voce solista con linee incisive, melodiche e al contempo improvvisative, sostenuta dalla solidità ritmica di Dockery e Queen. Chiude la sessione “Prayer for Peace”, altro pezzo di Cowell, che con la sua delicatezza e profondità espressiva evidenzia la capacità del quartetto di modulare intensità e sentimento, passando dalla tensione all’eleganza lirica senza soluzione di continuità.

Enrico Rava & Fred Hersch - Piacenza Jazz Fest 2023 (video)

Il Piacenza Jazz Fest si conferma ancora una volta un palcoscenico privilegiato per incontri musicali di altissimo livello. 

Tra gli appuntamenti più significativi spicca il concerto di Enrico Rava e Fred Hersch, registrato il 25 marzo 2023 nella suggestiva cornice della Galleria Alberoni e oggi disponibile in un video di 71 minuti sulla piattaforma culturale ARTE fino al 24 marzo 2026.

L’incontro tra il decano del jazz italiano e il pianista americano, tra i più raffinati interpreti contemporanei, è la naturale estensione del loro album The Song Is You. Un progetto che si muove tra standard e composizioni originali, rilette con uno sguardo personale, sempre in bilico tra lirismo e sperimentazione.

Il palco di Piacenza restituisce un’atmosfera intima: pochi elementi scenici, luci calde, un pubblico attento. Tutto è concentrato sull’essenziale, sul flusso del dialogo musicale. La tromba di Rava si muove con il suo tipico fraseggio cantabile, sospeso, a tratti rarefatto; il pianoforte di Hersch risponde con armonie sofisticate, disegni melodici che aprono spazi di respiro e improvvisazione. Ne scaturisce un discorso fluido, privo di sovrastrutture, che rende palpabile la complicità artistica tra i due.

The Superstar Quintet al North Sea Jazz Festival 1982

Il 17 luglio 1982, il North Sea Jazz Festival dell’Aia accolse un concerto che è rimasto scolpito nella memoria degli appassionati: l’esibizione del Superstar Quintet, una formazione che già nel nome lasciava intendere la portata dell’evento. 

Cinque musicisti leggendari, ciascuno con una carriera brillante alle spalle, si unirono per dare vita a una serata in cui il jazz mostrò tutta la sua energia vitale, fatta di improvvisazione, dialogo e virtuosismo.

Il quintetto era composto da Freddie Hubbard alla tromba e al flicorno, tra i massimi esponenti dell’hard bop e della fusion; Joe Henderson, sassofonista dal suono caldo e inconfondibile, capace di fondere lirismo e complessità armonica; Ron Carter, contrabbassista dal tocco elegante e dalla straordinaria versatilità, già pilastro del celebre quintetto di Miles Davis; Tony Williams, batterista innovativo e rivoluzionario, capace di trasformare la ritmica in linguaggio autonomo; e Kenny Barron, pianista raffinato, autorevole nell’accompagnamento e poetico nei momenti solistici.

La loro esibizione fu un dialogo serrato tra tradizione e modernità. I temi classici e gli standard venivano reinventati sul momento, arricchiti da assoli fiammeggianti e da un interplay che faceva emergere non solo il talento individuale, ma soprattutto la capacità di ascolto reciproco. Hubbard e Henderson intrecciavano frasi potenti e liriche, sostenuti dal contrabbasso solido e melodico di Carter e dalla batteria vulcanica di Williams, mentre Barron offriva continui spunti armonici, cucendo insieme i diversi linguaggi con eleganza.

Joe Sanders' Parallels - Live al Bimhuis 2025

Quando quattro maestri del jazz americano si riuniscono su un palco, il risultato non può che essere straordinario. 

È esattamente quello che è accaduto al BIMHUIS di Amsterdam con la presentazione televisiva di "Joe Sanders' Parallels", featuring Logan Richardson, Seamus Blake e Greg Hutchinson - una formazione che rappresenta il meglio del jazz contemporaneo internazionale.

Il progetto Parallels nasce dalla visione artistica del contrabbassista Joe Sanders, musicista che ha costruito la sua reputazione suonando con alcuni dei più grandi nomi del jazz contemporaneo, da Gerald Clayton a Kendrick Scott, fino a Ben Wendel. Sanders ha già avuto il suo primo grande riconoscimento nel 2023 con l'album "Where Are We" del sassofonista Joshua Redman per Blue Note Records.

Parallels si è sviluppato come una band che presenta assoluti maestri del jazz americano: Seamus Blake, Gregory Hutchinson e Logan Richardson hanno ciascuno costruito la propria impressionante carriera come leader. Il concetto alla base del gruppo è quello di creare un equilibrio perfetto tra melodia e libertà espressiva, unendo tradizione jazzistica e sperimentazione contemporanea.

Joe Sanders guida il quartetto dal basso, strumento che sotto le sue mani diventa molto più di una semplice sezione ritmica. La sua approccio al contrabbasso combina un suono caldo e cantabile con una capacità di sostenere strutture armoniche complesse, mantenendo sempre un groove vibrante e coinvolgente.

Logan Richardson è uno dei sassofonisti contralto più innovativi della sua generazione. La sua capacità di fondere elementi del jazz tradizionale con sonorità più sperimentali e contemporanee porta una dimensione melodica unica al quartetto, esplorando territori sonori che spaziano dal bebop al jazz d'avanguardia.

Seamus Blake, veterano del sassofone tenore, porta al gruppo la sua esperienza maturata in decenni di attività con alcuni dei più grandi musicisti jazz. Il suo suono potente e la sua creatività improvvisativa costituiscono un perfetto contrappunto alle sonorità di Richardson.

Greg Hutchinson alla batteria completa un dream team che difficilmente si trova riunito su un singolo palco. Hutchinson è considerato uno dei batteristi più ricercati della scena jazz internazionale, capace di sostenere qualsiasi tipo di proposta musicale con gusto raffinato e swing inesauribile.

Weather Report – Live at Montreux 1976 (video)

Weather Report – Live at Montreux 1976
Il Montreux Jazz Festival del 1976 è ricordato come una delle edizioni più incandescenti della sua storia. Sul palco, tra i grandi protagonisti, ci furono i Weather Report, ensemble che in quegli anni stava ridefinendo i confini della musica jazz e della fusion. 

Questo video, Live at Montreux 1976, è molto più di un semplice documento: è un’immersione diretta in un’epoca in cui tutto sembrava possibile, e in cui la creatività non conosceva barriere.

La formazione presentata a Montreux è di quelle leggendarie. Joe Zawinul, con il suo arsenale di tastiere elettriche e sintetizzatori, guida il gruppo con la sua visione cosmopolita, mescolando melodie folk, groove urbani e atmosfere futuristiche. Wayne Shorter, con il suo sax lirico e al tempo stesso enigmatico, aggiunge profondità e mistero, costruendo linee melodiche che sanno essere ora dolci e cantabili, ora spigolose e visionarie. 

Ma la vera novità di quel 1976 è la presenza di Jaco Pastorius: il giovane bassista, da poco entrato nella band, esplode letteralmente sul palco con la sua tecnica rivoluzionaria, fatta di armonici cristallini, velocità mozzafiato e un approccio al basso elettrico che lo rende uno strumento solista a tutti gli effetti.

Accanto a loro, il batterista Alex Acuña e il percussionista Manolo Badrena portano colori latini e un senso di movimento perenne, creando una base ritmica che fa da trampolino agli interventi solistici. È proprio questa miscela di energie e culture diverse a fare dei Weather Report un laboratorio musicale unico: jazz, rock, funk, musica etnica e improvvisazione convivono in un equilibrio sorprendente.

Chris Potter, Mike Holober & WDR Big Band "Random Moves" - Colonia 2025 (video)

Bjørn Erik Pedersen
CC BY-SA 4.0 

Il 5 luglio 2025, la Philharmonie di Colonia è diventata il palcoscenico di un incontro che ha segnato un momento di rara intensità. 

Sul palco, tre forze convergenti: il sassofonista Chris Potter, il compositore e arrangiatore Mike Holober e la WDR Big Band, una delle orchestre jazz più prestigiose d’Europa. L’occasione era il debutto della suite Random Moves e la prima esecuzione orchestrale di alcuni dei brani più emblematici di Potter.

Conosciuto per la sua inesauribile creatività, Chris Potter è un sassofonista che sa fondere lirismo, tecnica e avventura. In questa serata, il suo sax tenore non era soltanto strumento solista, ma una voce narrante, capace di aprire spazi sonori e condurre la Big Band in territori inesplorati. 

La sua capacità di intrecciare fraseggi complessi e melodie immediate ha dato al concerto un’energia che oscillava tra il personale e il collettivo.

Se Potter rappresentava l’istinto creativo, Mike Holober era l’architetto del paesaggio sonoro. Pianista e compositore americano, Holober ha concepito Random Moves come una suite in più movimenti, con titoli evocativi come Clean Lines, Angle of Repose, Alternate Routes e Lay of the Land. Ogni sezione apriva un percorso nuovo: linee chiare, momenti sospesi, deviazioni inaspettate, mappe musicali che trovavano sempre un nuovo equilibrio.

Holober ha anche curato gli arrangiamenti di alcuni brani di Potter, come The Source, Invisible Man, What You Wish, Heart in Hand, The Visitor e Other Plans. In questo modo, la serata ha messo in dialogo due linguaggi: la forza tematica di Potter e l’orchestrazione avvolgente di Holober.

Live From Emmet's Place Vol. 135 - Steve Nelson & Peter Washington

La serie Live From Emmet’s Place continua a offrire momenti di jazz autentico e coinvolgente, e l’episodio numero 135 ne è una perfetta dimostrazione. 

Questa volta, Emmet Cohen ospita Steve Nelson (vibrafono) e Peter Washington (contrabbasso), a cui si aggiungono Joseph Farnsworth (batteria) ed il giovane talento Mejedi Owusu alla tromba, creando un ensemble ricco e dinamico.

Nato a Pittsburgh, Steve Nelson è uno dei vibrafonisti più raffinati della scena jazz contemporanea. La sua carriera decolla negli anni ’80, collaborando con grandi nomi come McCoy Tyner, Joe Henderson e Kenny Barron, e consolidandosi come leader con album per etichette prestigiose come Criss Cross Jazz. Con un tocco elegante e un senso melodico innato, Nelson fonde lirismo, swing e modernità, portando il vibrafono in dialogo costante con i suoi collaboratori. La sua capacità di intrecciare armonia e improvvisazione lo rende un punto di riferimento per musicisti e appassionati.

In questo episodio, Nelson guida il quartetto con eleganza e sensibilità, mentre Peter Washington aggiunge profondità e solidità con il suo contrabbasso, mentre Joseph Farnsworth con la batteria crea colori e dinamiche che completano la narrazione sonora

L’ingresso di Mejedi Owusu alla tromba porta una nuova luce al gruppo: le sue linee melodiche aggiungono brillantezza e intensità, creando contrasti con il vibrafono di Nelson e rispondendo alle frasi del contrabbasso con naturalezza. La sua energia giovanile arricchisce il dialogo musicale e trasforma ogni brano in un incontro dinamico tra tradizione e freschezza contemporanea.

Joe Lovano & Marcin Wasilewski Trio live al Leverkusener Jazztage 2022 (video)

Il Leverkusener Jazztage del 2022 ha regalato al pubblico uno degli incontri più affascinanti della scena jazz contemporanea: Joe Lovano insieme al Marcin Wasilewski Trio. 

Un sodalizio artistico capace di intrecciare mondi sonori diversi, unendo la profonda esperienza del sassofonista statunitense con la sensibilità raffinata e lirica del gruppo polacco.

Joe Lovano è da decenni una delle voci più riconoscibili del sassofono tenore. Con il suo suono caldo e la capacità di passare dall’energia bruciante all’intimismo più meditativo, ha attraversato varie epoche del jazz, collaborando con giganti come Paul Motian, John Scofield e Dave Liebman. Nel corso degli anni ha mantenuto un approccio curioso e aperto, sempre pronto a esplorare nuove direzioni e a dialogare con musicisti provenienti da culture differenti.

Il Marcin Wasilewski Trio, formato dal pianista Marcin Wasilewski, il contrabbassista S?awomir Kurkiewicz e il batterista Michal Milkiewicz, è uno degli ensemble più acclamati della scena europea. Nato dalla lunga collaborazione con Tomasz Stanko, il trio ha sviluppato un linguaggio riconoscibile per eleganza, coesione e intensità espressiva, capace di fondere lirismo e improvvisazione con un senso del tempo e dello spazio tipico del jazz nordico.

Jazz Icons – Rahsaan Roland Kirk: Live in France 1972

Il video della serie Jazz Icons – Rahsaan Roland Kirk: Live in France 1972 porta lo spettatore dentro uno dei momenti più intensi della carriera del grande polistrumentista americano. 

Girato al Grand Palais di Parigi nel marzo del 1972, il concerto mostra Kirk al culmine della sua creatività, capace di trasformare il palcoscenico in un laboratorio sonoro senza confini.

Kirk, cieco fin dall’infanzia, aveva sviluppato uno stile inconfondibile, caratterizzato dalla capacità di suonare contemporaneamente più strumenti a fiato. 

Con sax, clarinetti e flauti intrecciati tra loro, costruiva architetture musicali in cui energia, improvvisazione e lirismo convivevano in perfetto equilibrio. Vederlo in azione significa assistere a uno spettacolo che trascende la tecnica per diventare pura espressione artistica.

Sul palco, al suo fianco, un ensemble compatto e affiatato dà sostanza alle sue visioni musicali. Pianoforte, contrabbasso, batteria e percussioni dialogano con le linee imprevedibili dei fiati, creando un tessuto sonoro che oscilla tra il bebop, il soul-jazz e momenti di libertà improvvisativa. Il repertorio spazia dalle composizioni originali di Kirk a omaggi ai grandi maestri del jazz, rivisitati con il suo inconfondibile linguaggio.

Charles Lloyd Quartet, RTBF studio, Belgium 1966 (video)

Il 2 maggio 1966, negli studi della RTBF (Radio-Télévision Belge Francophone) in Belgio, si registrò un concerto che sarebbe rimasto nella storia del jazz moderno. 

Il Charles Lloyd Quartet, nella sua formazione più celebrata e influente, si esibì per il programma "Jazz pour tous", creando un documento audiovisivo di straordinario valore artistico e storico. Quello che fu registrato quel giorno non era semplicemente un concerto, ma la testimonianza di un momento magico in cui quattro giovani musicisti stavano ridefinendo i confetti del jazz contemporaneo.

Charles Lloyd, sassofonista tenore e flautista nato a Memphis nel 1938, aveva formato questo quartetto l'anno precedente, nel 1965, dopo aver militato nell'orchestra di Chico Hamilton e aver collaborato con Cannonball Adderley. Ma la vera rivoluzione arrivò quando riuscì a mettere insieme una sezione ritmica che sarebbe diventata leggendaria: Keith Jarrett al pianoforte, Cecil McBee al contrabbasso e Jack DeJohnette alla batteria. Questi erano tutti musicisti giovanissimi al tempo, ma destinati a diventare figure centrali nella storia del jazz moderno.

Il quartetto che si esibì negli studi RTBF rappresentava molto più della somma delle sue parti individuali. Charles Lloyd, con il suo sassofono tenore dal timbro caldo e penetrante e la sua maestria al flauto, guidava un ensemble di musicisti straordinariamente creativi. Keith Jarrett, allora ventunenne, stava già dimostrando quella genialità pianistica che lo avrebbe portato a diventare uno degli interpreti più importanti della musica contemporanea. Il suo approccio al pianoforte, che combinava tecnica classica, sensibilità jazz e una capacità improvvisativa fuori dal comune, forniva al quartetto una base armonica ricca e sofisticata.

Cecil McBee al contrabbasso portava una concezione moderna dello strumento, capace di essere tanto melodico quanto ritmico, mentre Jack DeJohnette alla batteria introduceva un approccio percussivo che avrebbe influenzato generazioni di batteristi jazz. DeJohnette non si limitava a tenere il tempo, ma diventava un vero e proprio conversatore musicale, interagendo costantemente con gli altri membri del gruppo e contribuendo alla creazione di texture sonore innovative.

La chimica tra questi quattro musicisti era palpabile, e il concerto RTBF cattura perfettamente questo momento di grazia creativa. Non era solo questione di tecnica virtuosistica, ma di una comprensione musicale profonda che permetteva loro di esplorare territori inesplorati mantenendo sempre una forte connessione emotiva con il pubblico.

Fred Hersch Trio - National Concert Hall Taipei 2025 (video)

Il 17 agosto 2025 il National Concert Hall di Taipei ha ospitato una delle serate più attese della rassegna estiva dedicata al jazz: il concerto del Fred Hersch Trio. 

In scena un ensemble che rappresenta un punto di riferimento assoluto per il pianismo contemporaneo, formato da Fred Hersch al pianoforte, Drew Gress al contrabbasso e Peter Erskine alla batteria. Tre musicisti con alle spalle decenni di carriera e collaborazioni prestigiose, uniti da un’intesa musicale che si è tradotta in una performance di grande raffinatezza.

Il pubblico taiwanese ha avuto l’occasione di ascoltare dal vivo brani tratti dal nuovo album The Surrounding Green, pubblicato da ECM a giugno, accanto a pagine originali del repertorio del pianista americano e a riletture di autori come Gershwin, Ornette Coleman ed Egberto Gismonti. 

Il concerto, della durata di circa un’ora e mezza senza intervallo, ha messo in evidenza quella cifra stilistica che rende unico il trio: equilibrio assoluto, sobrietà espressiva e un lirismo che si manifesta tanto nelle composizioni più intime quanto nei momenti di maggiore energia collettiva.

Le reazioni del pubblico sono state calorose, con la sala gremita e un entusiasmo che si è tradotto in lunghi applausi. Alcuni ascoltatori hanno sottolineato la delicatezza della serata, quasi priva di asperità, in cui le linee melodiche del pianoforte dialogavano con la precisione del contrabbasso e la leggerezza della batteria. Particolarmente apprezzata è stata l’esecuzione di Lonely Woman di Ornette Coleman, descritta da un fan come una delle versioni più intense ed emozionanti mai ascoltate, grazie anche alla nitidezza e al calore del suono di Drew Gress.

Kenny Barron & Dave Holland - La Villette Jazz Festival 2012 (video)

Nel cuore pulsante della scena jazz europea, il La Villette Jazz Festival del 2012 diventa il palcoscenico di un incontro straordinario: quello tra Kenny Barron e Dave Holland. 

Le loro note danzano sotto le luci della prestigiosa arena, evocando un senso di fusione musicale che poco ha da invidiare a una conversazione matura, ricca di sfumature e reciproco ascolto. 

Il video documenta un momento in cui il tempo sembra dilatarsi, sospeso tra l'eleganza del pianismo di Barron e la profondità ritmica di Holland.

La formazione scelta – pianoforte e contrabbasso – conferisce all’esibizione un carattere intimo e raffinato. Sin dalla prima traccia, Spiral, la complicità tra i due è evidente: Barron muove le dita con naturalezza, tessendo melodie sinuose, mentre Holland costruisce una base solida, dialogica, mai invasiva. Ogni nota risuona con cura ed eleganza, trasportando l’ascoltatore in un flusso dinamico ed emotivo.

Segue Lullaby, dove il pianoforte si fa rifugio dolce per l’anima, mentre il contrabbasso quasi sussurra, sostenendo con discrezione l’armonia. In Pass It On, di Holland, il tono cambia: diventa più introspettivo, riflessivo, ma mai distante. I due musicisti concedono spazio alla sospensione, facendo respirare ogni frase e lasciando che ogni silenzio sia carico di significato.

Michel Petrucciani Trio – Live in Stoccarda 1998

Registrato a Stoccarda l’8 febbraio di quell’anno, questo video restituisce tutta l’intensità di una serata che è rimasta nella memoria di chi l’ha vissuta e che ancora oggi emoziona chi la riscopre. 

Sul palco tre giganti del jazz: Michel Petrucciani al pianoforte, Anthony Jackson al basso e Steve Gadd alla batteria. Insieme danno vita a un dialogo sonoro che unisce virtuosismo, libertà espressiva e una straordinaria capacità di comunicazione con il pubblico.

Per Petrucciani quel concerto rappresentava un momento di piena maturità artistica. Nato nel 1962 ad Orange, nel sud della Francia, il pianista aveva affrontato sin dall’infanzia le sfide poste da una rara malattia genetica, l’osteogenesi imperfetta, che ne aveva limitato la crescita e la mobilità. 

Nonostante ciò, fin da giovanissimo aveva sviluppato un talento straordinario che lo portò a farsi conoscere oltre i confini europei, fino ad approdare sulla scena jazz americana, dove conquistò collaborazioni prestigiose e il riconoscimento internazionale. Con la sua energia inesauribile e il suo tocco inconfondibile, era riuscito a trasformare la fragilità fisica in una forza creativa inesauribile.

Nella registrazione di Stoccarda, ogni nota conferma il suo approccio viscerale e appassionato. Petrucciani non si limita a eseguire, ma racconta: le sue improvvisazioni sembrano veri e propri discorsi musicali, costruiti con un’intensità che trascina con sé gli altri musicisti. 

Kurt Elling e Yellowjackets Celebrate Weather Report - Jazzaldia 2025 (video)

Il 24 luglio 2025, la sessantesima edizione del prestigioso Jazzaldia di Donostia-San Sebastián ha ospitato uno degli eventi musicali più memorabili dell'anno: l'incontro tra due giganti del jazz contemporaneo per celebrare l'immortale eredità dei Weather Report. 

Kurt Elling, definito dal New York Times "il cantante maschio di maggior spicco del nostro tempo", si è unito ai leggendari Yellowjackets in una performance che ha rappresentato un momento epocale nella storia del festival basco.

La collaborazione tra Kurt Elling e gli Yellowjackets per celebrare i Weather Report ha rappresentato molto più di un semplice concerto tribute. Si è trattato di un incontro artistico che ha fuso due approcci diversi ma complementari al jazz contemporaneo: da una parte la voce straordinaria e l'innovazione interpretativa di Elling, dall'altra la solidità strumentale e la ricerca sonora dei Yellowjackets, band californiana con oltre quattro decenni di eccellenza musicale.

I Weather Report, considerati la quintessenza del jazz moderno degli anni '70 e '80, hanno lasciato un'eredità compositiva e stilistica che continua a influenzare generazioni di musicisti. Il progetto "Celebrate Weather Report" non si è limitato a una semplice rivisitazione nostalgica, ma ha proposto reinterpretazioni audaci e originali che hanno onorato lo spirito innovativo del gruppo guidato da Joe Zawinul, Wayne Shorter e Jaco Pastorius.

Il repertorio della serata ha incluso classici come "A Remark You Made", "Three Views of a Secret" e "Continuum", con un'enfasi particolare sulle composizioni di Wayne Shorter, recentemente scomparso e considerato uno dei compositori più influenti del jazz moderno.

Kurt Elling, nominato ai Grammy 2025 per il "Best Jazz Vocal Album" con "Wildflowers Vol. 1", ha portato al progetto la sua inconfondibile capacità di trasformare qualsiasi materiale musicale in un'esperienza emotiva profonda. La sua voce baritonale e le sue straordinarie doti improvvisative hanno dato nuova vita alle complesse architetture sonore dei Weather Report, creando un ponte tra l'eredità fusion degli anni '70 e il jazz vocale contemporaneo.

Abdullah Ibrahim & Ekaya con Terence Blanchard al Heineken Jazzaldia 2017 (video)

La sera del 25 luglio 2017 la Plaza de la Trinidad, cuore pulsante del Heineken Jazzaldia di San Sebastián, si trasformò in un luogo sospeso tra memoria e attualità. 

Sul palco arrivò Abdullah Ibrahim, figura leggendaria del jazz sudafricano, alla guida del suo ensemble Ekaya, accompagnato per l’occasione dalla tromba elegante e incisiva di Terence Blanchard. Fu un incontro di mondi musicali diversi, un abbraccio tra Africa e America, tra radici profonde e modernità sonora.

L’ensemble di Ibrahim, compatto e raffinato, costruiva intorno al pianoforte un tessuto di suoni stratificati che si muoveva tra momenti meditativi e improvvise aperture corali. Il dialogo tra i fiati, sostenuti da una sezione ritmica attenta e flessibile, creava un impasto timbrico di grande ricchezza. In questo contesto la tromba di Blanchard emergeva come una voce contemporanea capace di legarsi alla tradizione senza rinunciare a un linguaggio personale, donando nuova luce a melodie che affondano le loro radici nel Cape Jazz di Ibrahim.

Il concerto si caricava inevitabilmente di una dimensione storica. Ibrahim, nato a Città del Capo nel 1934 e definito a più riprese “Mozart sudafricano”, porta con sé un bagaglio di esperienze segnato dall’esilio e dalla rinascita. La sua musica è un ponte tra culture, un intreccio di gospel, melodie africane e improvvisazione jazzistica che negli anni lo ha reso un simbolo non solo musicale ma anche politico. Di fronte a lui, Blanchard incarnava un’altra storia: quella di New Orleans, dei Jazz Messengers e del jazz che dialoga con il cinema, un percorso che lo ha reso una delle trombe più riconoscibili della sua generazione.

Esbjörn Svensson Trio - Leverkusener Jazztage 2002, 2005

Il video caricato dal canale KizCat offre un'opportunità rara di ascoltare l'Esbjörn Svensson Trio in azione durante due concerti al Leverkusener Jazztage, uno dei festival jazz più prestigiosi d'Europa, nel 2002 e nel 2005.

L'Esbjörn Svensson Trio, noto anche come e.s.t., è stato uno dei gruppi più innovativi e influenti nel panorama del jazz europeo. Formato nel 1993 a Stoccolma, il trio era composto da: Esbjörn Svensson – pianoforte, Dan Berglund – contrabbasso e Magnus Öström – batteria e percussioni.

La loro musica ha saputo fondere elementi del jazz tradizionale con influenze di musica classica, rock, pop ed elettronica, creando un sound distintivo e moderno. Il gruppo è stato particolarmente noto per le sue esibizioni dal vivo, spesso in ambienti non convenzionali, come club rock, attirando un pubblico giovane e diversificato. 

Il loro album del 1999, From Gagarin's Point of View, ha segnato il loro debutto internazionale, essendo il primo disco del trio a essere distribuito al di fuori della Scandinavia tramite l'etichetta tedesca ACT. Questo lavoro ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui il Jahrespreis der Deutschen Schallplattenkritik e il German Jazz Award. Nel 2004, il trio è stato insignito del Hans Koller Prize come Artista Europeo dell'Anno.

Miles Davis all’Isle of Wight Festival 1970

Il 29 agosto 1970, davanti a un pubblico oceanico stimato in oltre 600.000 persone, Miles Davis salì sul palco dell’Isle of Wight Festival, regalando una delle performance più iconiche e sorprendenti della sua carriera. 

In un evento dominato dal rock – con artisti come Jimi Hendrix, The Who, The Doors, Joni Mitchell e molti altri – Davis decise di portare il linguaggio del jazz elettrico al centro della scena, in un contesto che raramente, fino ad allora, aveva dato spazio a questo universo musicale.

Il concerto, passato alla storia con il titolo Call It Anything (così venne presentato al pubblico dall’annunciatore), rappresenta un punto di svolta nella parabola artistica del trombettista. 

Dopo l’uscita di Bitches Brew (1970), Miles stava esplorando nuovi territori sonori: un jazz contaminato dal rock, dal funk e dalle sonorità psichedeliche, in cui l’improvvisazione si mescolava con l’energia elettrica e la ripetitività dei groove. L’Isle of Wight divenne così il palcoscenico perfetto per mostrare al mondo questa trasformazione radicale.

La formazione che lo accompagnava era di prim’ordine: Chick Corea e Keith Jarrett alle tastiere elettriche, Gary Bartz al sax, Dave Holland al basso, Jack DeJohnette alla batteria e Airto Moreira alle percussioni. Un ensemble che incarnava la nuova frontiera del jazz fusion, capace di creare un muro sonoro travolgente, pulsante e ipnotico.

La performance, lunga poco meno di 40 minuti, fu un flusso ininterrotto di energia, senza interruzioni né presentazioni. Davis, con la tromba rivolta verso il pubblico e il corpo quasi sempre girato verso i musicisti, guidava il gruppo più con gesti e segnali che con parole, costruendo un dialogo costante e febbrile. Il risultato fu un magma sonoro che lasciò spiazzati molti spettatori: una parte del pubblico rimase perplessa, abituata a strutture rock più immediate, ma per altri fu una rivelazione.

Avishai Cohen Quartet - North Sea Jazz 2025 (video)

Lo scenario è tra i più prestigiosi per il jazz contemporaneo: il North Sea Jazz Festival 2025 ha ospitato, lo scorso 11 luglio, un’esibizione indimenticabile dell’Avishai Cohen Quartet

Il video qui presentato, pubblicato appena una settimana fa, cattura l'energia e la maestria della performance, offrendo uno scorcio diretto su ciò che è stato un momento di pura magia musicale.

Avishai Cohen è uno dei trombettisti più importanti del nostro tempo. È stato paragonato ai più grandi nomi della storia del jazz, come Miles Davis, e il suo timbro personale e caldo e la sua energia narrativa sono immediatamente riconoscibili. Inoltre, Cohen ha un'insaziabile voglia di fondere mondi diversi in un insieme armonioso attraverso le sue composizioni. 

Con il suo ultimo album, "Ashes To Gold", suona ancora più potente ed emozionante che in qualsiasi album abbia realizzato per l'etichetta ECM nell'ultimo decennio. Cohen ha registrato "Ashes To Gold" nel novembre 2023, un mese dopo l'inizio della terribile guerra tra Israele e Hamas a Gaza. È il suo struggente grido per un cessate il fuoco immediato. Durante il festival, l' Avishai Cohen Quartet dimostrerà perché la musica parla più forte delle parole.

La formazione era composta da Avishai Cohen (tromba); Yonathan Avishai (pianoforte); Barak Mori (contrabbasso); Ziv Ravitz (batteria).

Bill Evans Trio - BBC Studios London, 1965 (video)

Tra le testimonianze audiovisive più importanti del jazz degli anni Sessanta, il concerto del Bill Evans Trio registrato dalla BBC il 19 marzo 1965 per la celebre trasmissione Jazz 625 occupa un posto speciale. 

Non si tratta soltanto di una performance impeccabile, ma di un vero documento storico che cattura uno dei momenti più intensi nella carriera di Evans, già allora riconosciuto come uno dei pianisti più lirici e innovativi della sua generazione.

Il trio schierava al fianco di Evans due musicisti di grande valore: Chuck Israels al contrabbasso e Larry Bunker alla batteria. Israels aveva raccolto l’eredità lasciata da Scott LaFaro, tragicamente scomparso nel 1961, portando con sé un approccio solido e al tempo stesso sensibile, perfettamente in linea con l’estetica del leader. Bunker, versatile e raffinato, completava il gruppo con un drumming che non invadeva mai lo spazio, ma sapeva sottolineare con discrezione e creatività ogni inflessione del pianoforte.

Il programma Jazz 625, trasmesso su BBC Two, era noto per la qualità delle sue riprese: immagini nitide, luci curate e un’attenzione particolare al suono. A differenza di molte registrazioni coeve, spesso segnate da limiti tecnici, questo concerto ci restituisce non solo l’intensità musicale del trio, ma anche la dimensione visiva di Evans al pianoforte, assorto e concentrato, quasi a voler scolpire ogni nota nel silenzio.

Mark Turner Quartet al Bimhuis (2019)

L'atmosfera del Bimhuis di Amsterdam sembra amplificare l'essenza più pura del jazz contemporaneo.

Nel marzo 2019, questo tempio della musica improvvisata ha ospitato una performance che rappresenta un perfetto esempio di come il jazz moderno possa mantenere la sua forza espressiva pur evolvendosi verso territori sempre nuovi. 

Il video prodotto da BIMHUIS TV documenta un concerto del Mark Turner Quartet che merita di essere riscoperto e analizzato per la sua straordinaria qualità artistica.

Uno dei sassofonisti più ammirati della sua generazione, noto dal trio Fly e rinomato per la sua intimità espressiva al sassofono tenore, Mark Turner si presenta in questo concerto come un narratore musicale capace di trasformare ogni frase in un racconto carico di significato. Il suo approccio al sassofono tenore sfugge alle categorizzazioni facili: non è il virtuosismo fine a se stesso né la ricerca dell'effetto spettacolare, ma piuttosto una continua esplorazione delle possibilità espressive dello strumento.

Turner rappresenta quella generazione di musicisti che ha assimilato la lezione del bebop e del post-bop per creare un linguaggio personale e riconoscibile. La sua sonorità, calda ma mai eccessiva, elegante ma mai compiacente, si muove con naturalezza tra composizioni originali e rivisitazioni di standard, sempre con quella intimità espressiva al sassofono tenore che l'ha reso celebre.

La formazione che accompagna Turner in questo concerto del marzo 2019 è di altissimo livello: Jason Palmer alla tromba, Joe Martin al contrabbasso e Jonathan Pinson alla batteria. Non si tratta di un semplice trio di accompagnamento, ma di quattro voci distinte che si intrecciano in un dialogo costante e mai prevedibile.