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David Houston, Jenny Bagert, Quincy Jones - The Photography of Herman Leonard (Ediz. inglese)

C’è qualcosa di magico nel fermare il tempo. Quando Herman Leonard impugnava la sua macchina fotografica, catturava non solo volti e ambienti, ma atmosfere rare, luci che fluttuano tra il palco e l’ombra, l’eleganza del jazz e il fascino silenzioso di Hollywood, Parigi, New Orleans. 

Ora quella magia trova nuova forma in un volume sontuoso: The Photography of Herman Leonard, edizione aggiornata, che porta finalmente a pieno titolo il lavoro di Leonard nella luce e nell’ammirazione che merita.

Leonard non era soltanto un fotografo: era una presenza discreta dietro le quinte, un testimone dei giganti del jazz, delle star del cinema in viaggio o sul set, e delle vie eleganti di Parigi negli anni Sessanta. 

La sua abilità sta nell'aver saputo coniugare l’intimità e il racconto visivo, nel cogliere l’istante decisivo: Miles Davis che dissolve nel fumo del club, Ella Fitzgerald che si china su un microfono, le ombre paradisiache di New Orleans, i set cinematografici, le sfilate di moda, persino ritratti meno noti ma non meno intensi, come quello di Albert Einstein o Marilyn Monroe. 

Questo libro non è una semplice antologia delle immagini jazz più celebri: la parte più ampia è dedicata proprio a quelle, ma il progetto editorial-geografico è più ambizioso. Ci sono capitoli che esplorano le sue fotografie da viaggio, quelle realizzate in scenari bellici, immagini di celebrità al di fuori del palcoscenico musicale, moda, nudi, ritratti rari, e un excursus cronologico che mette a fuoco il Leonard giovane, quello della maturità, e quello delle ultime stagioni artistiche. 

David Houston, autore principale, direttore esecutivo del Ohr-O’Keefe Museum of Art (Biloxi, Mississippi), guida questa narrazione visiva con competenza e sensibilità. 

Jenny Bagert, già creative director per Herman Leonard Photography, LLC, di New Orleans; una voce interna, che conosce le pieghe del lavoro di Leonard e i retroscena visivi spesso trascurati. 

Quincy Jones firma il prefazio (foreword): non solo un’icona musicale, ma uno che ha–in qualche misura–vissuto la stessa epoca, respirato gli stessi odori di club fumosi, condiviso orecchie affamate di novità musicali. Il suo contributo aggiunge calore, contesto, riconoscimento. 

Enrico Pieranunzi - Bill Evans

Tra i grandi interpreti del pianoforte jazz, Bill Evans occupa un posto unico: lirico, introspettivo, capace di trasformare ogni nota in un frammento di poesia. 

A ripercorrere la sua storia e a raccontarne l’essenza è ora Enrico Pieranunzi, uno dei più autorevoli pianisti italiani ed europei, che ha dedicato un intero volume alla figura del leggendario musicista americano.

Il libro, frutto di anni di studio, ascolto e riflessione, non è soltanto una biografia, ma un ritratto intimo e partecipato, costruito da chi condivide con Evans lo stesso strumento e lo stesso amore per la ricerca musicale. 

Pieranunzi non si limita a descrivere la carriera dell’artista, ma penetra nel cuore del suo linguaggio sonoro, analizzando come Evans abbia saputo rivoluzionare l’arte del trio jazz e ridefinire il rapporto tra improvvisazione e scrittura.

Attraverso le pagine emergono i momenti cruciali della vita del pianista americano: dalla collaborazione con Miles Davis, che culminò nel capolavoro Kind of Blue, fino alle straordinarie esperienze con Scott LaFaro e Paul Motian, con cui creò un modello di interplay ancora oggi insuperato. Non mancano riflessioni sulla sua vita segnata da fragilità personali, ma sempre sublimata in una musica sospesa tra malinconia e luminosità.

Love and Understanding: The Jazz Photography of Don Schlitten (Edizione Inglese)

Don Schlitten lavorava come fotografo e grafico pubblicitario a New York quando co-fondò la Signal Records nel 1955. 

Quando la Signal fu incorporata nella Prestige Records poco dopo, Bob Weinstock, a capo della Prestige, assunse Don per produrre musica, fotografare musicisti e disegnare copertine di album. 

Il suo nome impreziosisce le copertine di oltre 400 dischi prodotti tra gli anni '50 e '80, come produttore, fotografo o designer di album, spesso tutte e tre le cose.

Questo libro presenta oltre 100 foto, selezionate personalmente da Don Schlitten come le sue migliori, molte inedite, altre note come copertine di album ma inserite in un nuovo contesto nel loro formato originale. 

Con icone del jazz come Miles Davis, Thelonious Monk, John Coltrane, Ella Fitzgerald, Sonny Rollins e Frank Sinatra, il libro include anche foto spontanee di giganti del jazz poco conosciuti come Booker Ervin, Eric Dolphy, Mal Waldron, Don Patterson, Etta Jones e Sonny Criss, tra gli altri.

Il libro include un saggio biografico scritto dallo scrittore jazz Ted Panken, con un'introduzione del "Jazz Detective" in persona, Zev Feldman. Come bonus aggiuntivo, il libro presenta una striscia a fumetti di American Splendor in cui Don istruisce Harvey Pekar, oltre a una galleria delle 30 copertine dei suoi album preferiti.

Ray Brown: His Life and Music (English Version)

Nel 2025 è uscita la prima biografia completa dedicata a Ray Brown, uno dei contrabbassisti più influenti e rispettati della storia del jazz. 

Scritta da Jay Sweet e pubblicata da Equinox Publishing, Ray Brown: His Life and Music racconta in oltre 300 pagine la vita, la musica e l’eredità di un artista che ha attraversato, da protagonista, più di mezzo secolo di storia musicale.

Il libro segue un percorso cronologico, partendo dalla Pittsburgh degli anni Trenta, dove Brown mosse i primi passi, fino agli ultimi anni della sua lunga carriera. 

L’autore mette in luce come l’incontro con il bebop – e con figure leggendarie come Dizzy Gillespie e Charlie Parker – abbia segnato l’inizio di una parabola straordinaria. Non mancano le pagine dedicate al sodalizio con Oscar Peterson, che dal 1951 al 1966 ha ridefinito il ruolo del contrabbasso all’interno del trio jazz.

Un aspetto interessante del volume è che non si limita a celebrare i successi, ma restituisce anche la dimensione personale e quotidiana del musicista: il matrimonio con Ella Fitzgerald, il trasferimento a Los Angeles, le collaborazioni come session man, il ruolo di mentore per nuove generazioni di jazzisti. Sweet mette in evidenza la solidità e la professionalità di Brown, qualità che lo distinsero in un ambiente spesso segnato da eccessi e fragilità.

Il libro restituisce anche un Ray Brown in continua evoluzione: dal lavoro con giovani talenti come Gene Harris e Benny Green, alla creazione di Superbass! insieme a John Clayton e Christian McBride, fino al ruolo di guida morale e musicale negli ultimi anni. Ciò che emerge è il ritratto di un artista che non si è mai adagiato sul passato, ma ha sempre cercato nuove forme di espressione e collaborazione.

Cosimo Damiano Damato - Ultimo tango a Buenos Aires. Astor Piazzolla, il diavolo e la scommessa di Borges

Un antico proverbio argentino dice: Nada te puede quitar lo bailado – Niente e Nessuno ti può togliere quello che hai ballato. Nessuno può togliere il Tango a Buenos Aires. Nessuno può togliere Buenos Aires ad Astor Piazzolla. Nessuno può togliere l’anima ad Astor. 

Un’antica leggenda racconta che Astor Piazzolla abbia venduto l’anima al diavolo in cambio del successo. Dunque El Gato – come lo chiamavano – rivive attraverso una biografia apocrifa scritta da Cosimo Damiano Damato narrata in un dialogo visionario fra Astor Piazzolla e il diavolo. 

Cosa c’è di vero? Forse è stato solo uno scherzo di Luis Borges. La storia di Astor Piazzolla si intreccia, grazie all’originale e visionaria drammaturgia dell’autore, con il vissuto e l’educazione sentimentale degli altri due grandi miti argentini Carlos Gardel e Luis Borges. 

«Mi sono innamorato della vita e della musica di Astor Piazzolla grazie a Luis Bacalov con il quale ho condiviso il palco in Piano Soundtrack», racconta Damato. Ultimo tanto a Buenos Aires è il secondo capitolo della sua “Trilogia Argentina” iniziato – sempre per Aliberti – con Hasta siempre Maradona."

Scrive Federico Vacalebre nel testo che accompagna la storia: «Dopo la Negra e il D10s, Mercedes Sosa e Diego Armando Maradona, Cosimo Damiano Damato continua il suo viaggio nella mitologia argentina. Lo fa raccontando di el Gato che, come Robert Johnson, avrebbe venduto l’anima al diavolo per veder trionfare la sua musica. 

Giancarlo Vincenzo Coccia - Non era ancora jazz. Storie, suoni, culture all'origine della musica afroamericana

La storia del jazz è la storia del nostro tempo. 

Quella adottata in questo libro è una prospettiva capace di tenere insieme musica ed etnografia, storia e antropologia, e di gettare luce sulle radici di un fenomeno che ha cambiato per sempre la fisionomia del mondo. 

Partendo dall'incontro tra le culture dei popoli schiavizzati e quelle dei colonizzatori europei si assiste alla nascita di una nuova identità, quella americana, il cui sviluppo risulta legato proprio alla presa di coscienza del suo carattere plurale e cangiante. 

Dalle work songs alle bande da parata di New Orleans, dal minstrel show al ragtime, i tratti delle diverse culture si legano e si scontrano dando vita a innumerevoli forme di espressione artistica, unite da un bisogno di comunicazione e condivisione che si fa tutt'uno con il sentire di un popolo oppresso. 

«Senza jazz, non ci sarebbe coscienza. Senza jazz, non ci sarebbe ricerca di verità. Senza jazz, non ci sarebbe forse neppure desiderio di giustizia», scrive Valentina Lo Surdo nella sua prefazione: perché la vicenda dello schiavo afroamericano che, emarginato e schiavizzato, costretto al lavoro più disumanizzante, intona canti di riscatto, è la parabola dell'umanità tutta, di un'arte che si fa non semplice specchio ma sublimazione del dolore e dell'ingiustizia. 

E in quanto tale è una vicenda che continua a ispirarci e ad arricchirci, non solo in quanto appassionati di musica, ma in quanto esseri umani.

Flavio Marchetti - JAZZ B/N Una narrAzione fotografica: call and response

Flavio Marchetti negli anni '80 fotografa le leggende internazionali del Jazz. 

La fotografia di Flavio Marchetti, come il jazz, è un dialogo silenzioso ma vibrante. Le sue immagini in bianco e nero catturano l’essenza di un’improvvisazione visiva, dove luci, ombre e contrasti danzano in un call and response senza tempo. 

Ogni scatto è una nota sospesa, un attimo rubato all’eterno flusso del ritmo, trasformando l’istante in poesia. Questa mostra non è una semplice esposizione, ma una jam session tra fotografia e musica. Le composizioni di Marchetti riflettono la spontaneità del jazz: frammenti di vita, gesti, sguardi e silenzi che, come un assolo di sax, parlano senza bisogno di spiegazioni. 

Il B/N non è solo una scelta estetica, ma una riduzione all’essenziale come la struttura di uno standard che lascia spazio all’interpretazione. 

Attraverso la sua lente, il jazz diventa metafora dell’esistenza: caotica, armoniosa, a volte dissonante, ma sempre autentica. Le foto non raccontano il jazz, lo evocano. E come dice Armstrong, se cerchi definizioni, forse ti perdi l’essenza. 

Qui, l’unica risposta è nell’emozione che nasce dall’incontro tra lo sguardo dello spettatore e l’anima delle immagini. JAZZ B/N è un invito a sentire con gli occhi, a lasciarsi trascinare dal ritmo di un linguaggio universale, dove la perfezione sta nell’imperfezione e la bellezza nel non detto. 

Perché il jazz, come la fotografia, è vita che si fa arte.

Louis Armstrong - Un lampo a due dita

La storia del jazz e dell'America del Novecento assume una prospettiva inedita e profondamente personale in "Un lampo a due dita. Scritti scelti", il volume pubblicato da Quodlibet nella collana Chorus che raccoglie per la prima volta in Italia una selezione degli scritti di Louis Armstrong.

Questo libro rappresenta molto più di una semplice raccolta di memorie musicali: è una finestra privilegiata sull'America di un secolo fa, vista attraverso gli occhi di uno dei suoi protagonisti più influenti. Armstrong, nonostante fosse una popstar globale, doveva fare i conti con i pregiudizi razziali del suo tempo, e i suoi scritti offrono una testimonianza diretta e senza filtri di questa complessa realtà sociale.

Il titolo "Un lampo a due dita" richiama immediatamente l'immagine delle dita di Armstrong che volano sui tasti della tromba, ma simboleggia anche la velocità e l'intensità con cui il grande musicista sapeva catturare l'essenza della vita americana. I suoi scritti rivelano una capacità narrativa sorprendente, caratterizzata dalla stessa spontaneità e autenticità che contraddistinguevano le sue performance musicali.

Gli scritti raccolti nel volume spaziano dalle memorie d'infanzia a New Orleans alle riflessioni sulla segregazione razziale, dalle tournée internazionali alle considerazioni più intime sulla musica e sulla vita. Armstrong emerge non solo come musicista geniale, ma anche come osservatore acuto della società americana, capace di raccontare con umorismo e saggezza le contraddizioni di un'epoca.

Molti conoscono Louis Armstrong per il suo sorriso contagioso e la sua musica gioiosa, ma attraverso questi scritti emerge una figura più complessa e sfaccettata. Il libro rivela un uomo profondamente consapevole delle ingiustizie sociali, che utilizzava la sua popolarità non solo per intrattenere, ma anche per testimoniare e, quando necessario, denunciare.

La prosa di Armstrong, diretta e vivace, mantiene lo stesso ritmo sincopato della sua musica. Le pagine scorrono come un'improvvisazione jazz, alternando momenti di leggerezza a passaggi di profonda intensità emotiva. È la voce autentica di chi ha vissuto in prima persona la trasformazione dell'America dal Sud rurale alle metropoli del Nord, dalle sale da ballo segregate ai palchi internazionali.

Antonio Casu - I racconti di Geremia nel paese del jazz

Questo racconto, scritto nei giorni della pandemia, è dedicato alla paese Berchidda e al popolo del Time in Jazz, perché la memoria è più forte del distanziamento sociale. 

Questo volume, seconda edizione ampliata, è arricchito dalla prefazione di Paolo Fresu e dall'introduzione di approfondimento culturale a firma di Antonio Casu, autore del libro. 

Il paese di Berchidda in Sardegna è da molti anni, durante l'estate, al centro di un festival mondiale di jazz; ad idearlo e organizzarlo è Paolo Fresu, trombettista di fama internazionale nato proprio a Berchidda. 

In questo libro Antonio Casu che si definisce uno del "popolo del jazz", discendente del grande Pietro Casu, studioso di lingua sarda del paese di Berchidda, racconta lungo i giorni di una settimana, le emozioni suscitate dalla musica e dagli eventi del festival. 

Ma non solo. Grazie a Geremia, un anziano del paese, recupera tradizioni, proverbi e poesie estemporanee che la lingua sarda preserva grazie alla memoria della sua gente.

La Sardegna è una macchia di scrittura nel Mediterraneo. Un segno stratificato nei millenni che sa di oralità e di rito. Un racconto atavico e popolare che permea la storia e vive nel contemporaneo metabolizzando il pensiero e rendendolo suono. Dovessimo individuare una relazione tra il jazz e la narrazione non scritta questa andrebbe cercata nel suono che penetra e pervade il presente tessendo i linguaggi attraverso la parola.  Quella dei poeti improvvisatori che si ritrovano annualmente a Santa Caderina per la tradizionale gara ferragostana e quella dei crooner americani che si esibiscono, dal lontano 1988, sul palco di Piazza del Popolo e nei luoghi più emozionanti della Gallura e del Logudoro.

James Kaplan - 3 Shades of Blue: Miles Davis, John Coltrane, Bill Evans, and the Lost Empire of Cool (Edizione inglese)

Il mito degli anni '60 si basa sul fatto che gli anni '50 siano stati il "prima" del conformismo, della segregazione, dell'eterosessualità: The Lonely Crowd e The Organization Man. 

Tutto ciò ha un fondo di verità, ma non spiega come, nel 1959, la grande forma d'arte indigena americana, il jazz, abbia raggiunto l'apice del suo potere e della sua popolarità, grazie a una serie di geni neri così leggendari da essere conosciuti con un solo nome: Monk, Mingus, Rollins, Coltrane e, soprattutto, Miles.

Il 1959 vide Miles, Coltrane, Bill Evans e altri riunirsi per registrare quello che è ampiamente considerato il più grande album jazz di tutti i tempi, e certamente il più venduto: Kind of Blue.

3 Shades of Blue è il magnifico resoconto di James Kaplan del percorso dei tre giganti fino alla vetta del 1959 e oltre. È un libro sulla musica, sugli affari, sulla razza, sull'eroina e sulle città che hanno dato casa al jazz, da New Orleans e New York a Kansas City, Filadelfia, Chicago e Los Angeles. 

È una sorprendente meditazione sulla creatività e sulle strane serre che possono produrne la piena fioritura. È un libro sui grandi precursori di quest'età dell'oro, in particolare Charlie Parker e Dizzy Gillespie, e sui rivoluzionari, come Ornette Coleman, che avrebbero portato la musica su strade davvero inedite. E parla del perché il mondo del jazz che la maggior parte delle persone conosce sia un museo dedicato a questo periodo mai replicato. 

Wynton Marsalis - Come il jazz può cambiarti la vita

Esistono libri che vanno ben oltre il loro argomento specifico, opere che utilizzano un tema particolare per aprire finestre su verità universali. 

"Come il jazz può cambiarti la vita" di Wynton Marsalis, pubblicato da Feltrinelli, appartiene esattamente a questa categoria: un libro che parla di musica ma diventa un vero e proprio manifesto per ripensare il modo di vivere, di relazionarsi con gli altri e di affrontare le sfide quotidiane.

Wynton Marsalis rappresenta una figura unica nel panorama musicale contemporaneo: trombettista di stirpe totalmente New Orleans e di famiglia di grandi jazzisti, è riuscito a costruire una carriera straordinaria che spazia dal jazz alla musica classica. 

La sua posizione particolare nel mondo musicale – a volte osteggiata da alcuni critici per il suo approccio che mescola tradizione e innovazione – gli conferisce una prospettiva privilegiata per parlare non solo di musica, ma di vita.

Marsalis non scrive da teorico o da osservatore esterno, ma da protagonista che ha vissuto sulla propria pelle le dinamiche del jazz, che ne ha respirato l'essenza fin dall'infanzia e che continua a esplorarne le possibilità espressive. Questa credibilità esperienziale permea ogni pagina del libro, rendendo le sue riflessioni particolarmente convincenti.

Il cuore del libro risiede in un'intuizione profonda: il jazz è "un universo fatto di opposti che si riconciliano", dove le radici affondano nella tradizione ma la sfida è la continua innovazione. Questa paradossale coesistenza di elementi apparentemente contraddittori diventa la chiave di lettura che Marsalis propone non solo per comprendere la musica, ma per affrontare l'esistenza stessa.

Nel jazz, la struttura convive con l'improvvisazione, l'individualità con il lavoro di gruppo, la spontaneità con la disciplina tecnica. Anche se vive di tensioni armoniche e ritmiche, ha saputo essere messaggero di pace. Questi equilibri dinamici offrono un modello per navigare le complessità della vita moderna, dove spesso ci troviamo divisi tra scelte che sembrano escludersi a vicenda.

Nicholas Payton - Notes from the Zen Gangster

Nicholas Payton, musicista poliedrico e vincitore di un Grammy Award, ha recentemente pubblicato "Notes from the Zen Gangster", un'opera che trascende i confini tradizionali tra musica e letteratura. Questo progetto rappresenta l'ultima incarnazione della sua continua esplorazione artistica e filosofica.

"Notes from the Zen Gangster" è descritto come "una meditazione da 9 x 9 pollici e 3 libbre scritta da nicholas payton". 

Il libro si distingue per la sua struttura non convenzionale: può essere letto dall'inizio alla fine, dalla fine all'inizio, o in ordine casuale. Ogni doppia pagina contiene una conversazione tra due note che esistono sia indipendentemente sia all'interno di una narrativa fluida.

L'opera contiene 366 note che, come viene descritto, "a volte provocatorie, profonde e giocose, invitano il lettore nella mente e nelle riflessioni di payton". Questo approccio riflette la filosofia artistica di Payton, che sfida le categorie musicali e artistiche tradizionali.

Il termine "Zen Gangster" non è un'autodefinizione di Payton. Come ha spiegato in un'intervista del 2023, "Vijay Iyer mi ha chiamato 'The Zen Gangster' e ho pensato che fosse un po' appropriato". Il compositore e pianista Vijay Iyer ha coniato questo soprannome per descrivere la personalità unica di Payton, caratterizzata da una combinazione di saggezza contemplativa e atteggiamento diretto.

Nicholas Payton è "un multi-strumentista, cantante, compositore, produttore, arrangiatore, saggista e attivista sociale che sfida le categorie musicali e artistiche". La sua visione artistica si basa sul concetto di "postmodern New Orleans music" e sullo spirito della Black American Music, di cui afferma che "non ci sono campi, per così dire. Ci sono lignaggi".

"Notes from the Zen Gangster" è stato prodotto in modo indipendente come prima edizione, progettato in collaborazione con la book designer Brittany Markert e l'editor Scout Opatut. Questo approccio indipendente riflette la natura autonoma del lavoro di Payton, che si descrive come "un'operazione da una sola persona".

Ritratti in jazz - Haruki Murakami

Quando un collezionista di vinili decide di raccontare la propria collezione, il risultato può essere prevedibile: un catalogo nostalgico, una lista di preferenze personali, qualche aneddoto sui dischi acquistati. 

Ma quando quel collezionista è Haruki Murakami, tutto cambia. "Ritratti in jazz" non è solo un libro sul jazz, è un'opera letteraria che rivela l'anima più autentica del grande scrittore giapponese.

Il libro è composto da cinquantacinque schede che, a partire dal ritratto di un musicista dipinto dall'artista Wada Makoto, commentano un disco storico. Questa collaborazione tra Murakami e l'artista giapponese Wada Makoto crea un dialogo unico tra parola e immagine, dove ogni ritratto diventa il pretesto per un piccolo racconto.

La struttura del libro riflette la natura della musica jazz stessa: improvvisazione, spontaneità, libertà espressiva. Ogni scheda, nelle mani di Murakami, diventa un piccolo racconto, un frammento di memoria autobiografica o il fulmineo ritratto di un artista, di un'epoca. Non siamo di fronte a un semplice compendio musicale, ma a una vera e propria autobiografia per dischi.

Chi conosce i romanzi di Murakami sa quanto il «jazz» sia fondamentale nella sua narrativa. Ma "Ritratti in jazz" rappresenta qualcosa di diverso e più intimo. Mai come in questo libro si ha l'impressione di sentire la voce autentica e senza mediazioni narrative di Murakami, come se il lettore entrasse nel suo mondo più quotidiano e genuino.

Il jazz non è solo colonna sonora dei suoi romanzi, ma la chiave per comprendere la sua poetica. L'improvvisazione, la ricerca della perfezione nell'imperfezione, la capacità di creare bellezza dal caos: questi sono i principi che guidano tanto la musica di un solista jazz quanto la scrittura di Murakami.

Dalla sua collezione di dischi (rigorosamente in vinile) Murakami ha scelto i musicisti indimenticabili, i brani più preziosi, le performance storiche, raccontandoceli come un amico con cui si divide un bicchiere in un jazz club. Questa intimità è il vero segreto del libro: non si tratta di critica musicale accademica, ma di condivisione di passioni.

Luciano Federighi - Confessin' the blues

Ci sono libri che raccontano la storia della musica attraverso date, discografie e classifiche. 

E poi ci sono libri che danno voce alle voci, che ti fanno entrare nelle stanze, nei camerini, nei locali dove il jazz, il blues e il soul si sono fatti carne, sudore, ironia, dolore e desiderio. Confessin’ the Blues di Luciano Federighi è uno di questi.

Pubblicato da Mimesis nel 2022, Confessin’ the Blues. Incontri e interviste con grandi voci jazz, blues e soul è molto più di una raccolta di interviste. È un viaggio appassionato e profondamente umano nel mondo della voce afroamericana, attraverso dialoghi autentici con cantanti noti e meno noti, raccontati con lo sguardo curioso, partecipe e competente di uno dei migliori divulgatori italiani del settore.

Federighi — critico, scrittore, musicista — non si limita a fare domande: ascolta, ricostruisce contesti, coglie sfumature. Si passa da artisti leggendari come Carmen McRae, Esther Phillips, Betty Carter, Etta Jones, Jimmy Scott, Tony Bennett, a figure spesso dimenticate ma fondamentali per capire l’anima del blues e del soul, come Johnny Adams, Bill Henderson o Roy Brown.

Leggendo, si ha la sensazione di essere lì, seduti accanto all’autore, in un bar fumoso o in una stanza d’albergo, mentre la cantante racconta un episodio della sua carriera, una ferita, una battaglia contro le case discografiche, un momento di grazia sul palco. Come quando Esther Phillips, stufa dei mancati pagamenti, affronta i dirigenti dell’etichetta con una mazza da baseball in mano. Non è solo folklore: è il blues vissuto.

Simone Garino - Talking to jazz

Tra il 2013 e il 2015, il saxofonista torinese Simone Garino ha curato le videointerviste agli artisti ospiti del Torino Jazz Festival, incontrando alcuni dei nomi leggendari del jazz internazionale e italiano, da McCoy Tyner a Ron Carter, da Enrico Rava allo scrittore Geoff Dyer. 

Questo volume raccoglie il pluriennale lavoro di trascrizione e traduzione delle 35 interviste più incisive, impreziosito da 90 fotografie a colori e in bianco e nero.

Simone Garino è un musicista torinese, co-leader del duo Mizookstra e del quartetto Night Dreamers. Ha collaborato con Rhabdomantic Orchestra e Andrea Laszlo De Simone alla colonna sonora di Le Règne Animal. Ha suonato in importanti venues internazionali con Peter Gabriel, Billy Cobham, Jon Balke, Enrico Rava, Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, Heiner Goebbels. 

La gente spesso dice: «Oh, quello della musica è un business troppo duro». Beh, è la vita che è dura! La vita è dura, a volte, ma … proprio questo ci rende più forti e ci rende più determinati a fare cose sincere, e a farle per vivere, anche se è difficile. Non bisogna smettere di provarci.» McCoy Tyner

Jazz guitar. Un approccio creativo

Un metodo in due volumi per lo sviluppo della propria creatività. 

Nato come guida per i corsi accademici di chitarra jazz nei Conservatori ed adatto a tutti i musicisti. Il Volume 2 approfondisce l’uso di arpeggi su cadenze minori ed accordi alterati. 

Nell’ambito armonico affronta le triadi “late” e i movimenti interni. Nel capitolo scale: sixth diminished, pentatoniche, esatonali e diminuite. 

Vi sono esercizi pratici su progressioni come il Rhythm Changes e altri standards. Include l’improvvisazione su cadenze complesse, i Coltrane changes e 10 strumenti tra idee ritmiche, voice leading ed intervalli. Introduce tecniche di contrappunto e il concetto di Sister Dominants.

Lucio Ferrara e Davide Brillante propongono con Jazz Guitar – Un Approccio Creativo – A Creative Approach. Volume 1 un metodo innovativo per i chitarristi jazz, edito da Volontè&Co. Il libro si rivolge a studenti di Conservatorio ma anche a musicisti di qualsiasi livello interessati ad approfondire la creatività musicale e l’esplorazione dell’armonia, delle scale e del repertorio jazzistico. La genesi di Jazz Guitar – Un Approccio Creativo risale all’incontro tra due esperienze di vita e di insegnamento nei Conservatori italiani. Lucio Ferrara e Davide Brillante, chitarristi di grande esperienza, si trovano accomunati da un approccio didattico che valorizza l’individualità dell’allievo. Il metodo nasce quindi dalla necessità di strutturare un programma che, pur mantenendo una base solida, si adatta alle esigenze personali di ciascuno studente. Un percorso che evolve dagli anni di studio e dalle esperienze personali di entrambi, e che prende forma in un metodo suddiviso in due volumi. (Musicoff)

V. Caporaletti, P. Elsdon - Keith Jarrett. The Carnegie Hall Concert

Il 26 settembre del 2005, presso l’Isaac Stern Auditorium della Carnegie Hall in New York City, Keith Jarrett tenne un memorabile concerto di creazioni in tempo reale, pubblicato dalla ECM nel settembre dell’anno successivo. 

L’opera discografica è stata articolata in dieci parti, con l’aggiunta di alcuni pezzi di encore. Il primo brano, Part I, che consta di 9 minuti e 18 secondi, è stato interamente trascritto in notazione standard da Vincenzo Caporaletti (con playback del programma di notazione informatica sincronizzato con la fonte audio per garantire la piena congruenza trascrittiva) e pubblicato in questa edizione anche per un utilizzo eventualmente performativo.

Keith Jarrett, The Carnegie Hall Concert – Part I è certamente un libro per iniziati e per addetti ai lavori. Solo una profonda e approfondita conoscenza musicologica può consentire di apprezzarne appieno le straordinarie qualità e l’originalità e arditezza delle chiavi di lettura proposte.

Paolo Romano - A bordo palco. Dodici lettere d'amore e di digiuno per il jazz

Louis Armstrong disse: “Se domandi cos’è il jazz non lo scoprirai mai”. Di sicuro, è un vecchio signore di oltre cent’anni che ancora fa parlare di sé, talvolta litigare. 

Queste pagine sono lo svolgimento ironico e abrasivo di un filo rosso della storia sempre sul bilico d’essere reciso. I suoi protagonisti? Musicisti, pubblico e critici, che formano tutt’altro che un triangolo equilatero. 

La fine delle grandi scuole del Novecento, l’elettronica e l’intelligenza artificiale, lo spostamento dalle strade alle accademie, la fusione con le musiche colte contemporanee, la fine del mercato discografico e l’irruzione delle autoproduzioni sono solo alcuni dei grandi temi che raccontano una storia in trasformazione e della quale è urgente riconoscere la fisionomia per trovare una nuova direzione creativa. 

Pierpaolo Martino - Scritti dal basso

"Scritti dal Basso" racconta il contrabbasso e il basso elettrico dal punto di vista di dieci tra i bassisti più influenti della storia del jazz, e non solo, se si pensa al lavoro svolto da Jaco Pastorius o Melvin Gibbs o Eberhard Weber in ambito pop e world, al bassismo postpunk di Mick Karn e al lavoro in ambito contemporaneo di Barry Guy, Mark Dresser e Stefano Scodanibbio. 

Questo libro tesse una storia del contrabbasso e del basso elettrico in ambito jazz e avant, in cui il basso viene letto e scritto attraverso diverse prospettive e pensato in termini necessariamente intermediali (a partire dalla vicenda del grande Charles Mingus). 

Fondamentale nella scelta dei musicisti è stato il rapporto di ciascuno di essi con la scrittura e in particolare con la letteratura, sia in quanto lettori, che autori/scrittori; ossia l'aver composto delle opere di omaggio o in collaborazione con alcuni scrittori (è il caso di Steve Swallow, Bruno Chevillon, Dave Holland, Charlie Haden, Guy, Dresser,) o l'aver composto brani o album che sanno di letteratura (come nel caso di Pastorius, Weber e Gary Peacock). 

Ogni capitolo mette in rapporto specifiche composizioni di ciascun bassista con opere di scrittori quali Oscar Wilde, Thomas Hardy, James Joyce, Virginia Woolf, Samuel Beckett, Pier Paolo Pasolini, Kamau Brathwaite, Robert Creeley, Paul Auster e Yvone Vera. Per poi scoprire - attraversando i vari capitoli del libro, basati nella maggior parte dei casi su interviste esclusive realizzate nel corso degli ultimi dodici anni - come ogni bassista rimandi ad altri bassisti, secondo un'idea di ascolto come vibrazione e attraversamento che ci coinvolge tutti in quanto ascoltatori/performer. 

Matteo Fioretti - Le cinque stagioni. Forme molteplici di un jazz in movimento

"Con Le Cinque Stagioni, Matteo Fioretti percorre l'evoluzione del pensiero musicale e, in parte, della strutturazione e grafia che ne sono conseguite, sia a livello storico, a partire dal turbolento secolo scorso, sia a livello della sua personale via di Damasco."
(Giancarlo Schiaffini)

"Poi è da considerare il fattore che ha diviso i fruitori di questa musica in amanti del "vero Jazz" e non; ma di vero il Jazz, in questo stretto rapporto col tempo storico, ha solo il suo processo dinamico, il suo essere oggetto di ricerca continua e essere, tutto sommato, espressione estetica, della "stagione", dell'epoca in cui lo si produce. 
(Enzo Nini)