Nel 1957, John Coltrane era a un passo dal baratro. Dopo anni trascorsi a suonare con i più grandi — Dizzy Gillespie, Johnny Hodges, e soprattutto Miles Davis, che lo aveva voluto nel suo primo grande quintetto — Coltrane era sull’orlo della rovina. Dipendente da eroina e alcol, erratico nei concerti, spesso licenziato o emarginato, sembrava destinato a bruciarsi come tanti altri geni del jazz degli anni Cinquanta.
La svolta arrivò in modo tanto silenzioso quanto radicale. Nel 1957, mentre si trovava a casa dei genitori a Philadelphia, Coltrane abbandonò le droghe di colpo, da solo, senza cure mediche. Trascorse giorni in preda alle allucinazioni e al dolore fisico, ma alla fine ne uscì purificato. In quella esperienza estrema, egli stesso dichiarò di aver avuto una rivelazione spirituale. Scrisse: “Grazie a Dio, per mezzo della sua Grazia, ho avuto una risurrezione spirituale che mi ha portato a una vita più ricca e più piena”.
Questo momento fu la genesi della sua nuova missione musicale. Coltrane non voleva più suonare solo per intrattenere. La sua arte doveva elevarsi, parlare all’anima, cercare Dio.
Negli anni successivi, Coltrane divenne una figura centrale nella trasformazione del jazz. Partecipò a capolavori come Kind of Blue (1959) e incise opere sempre più complesse e introspettive. La formazione del suo quartetto classico — con McCoy Tyner al piano, Jimmy Garrison al contrabbasso, Elvin Jones alla batteria — fu fondamentale: questi musicisti condividevano con lui la tensione spirituale e la libertà espressiva che egli cercava.
Ma fu solo nel dicembre del 1964, nella quiete della sua casa a Dix Hills, Long Island, che Coltrane compose di getto l’intera struttura di A Love Supreme. Nella notte tra il 9 e il 10 dicembre, scrisse anche una poesia, che sarà inclusa nel booklet originale dell’album, e che diventerà il testo non cantato dell’ultimo movimento, Psalm.
L’album venne registrato in un’unica sessione, il 9 dicembre 1964, negli studi Van Gelder. Nessuna sovraincisione, nessuna correzione: pura ispirazione. Coltrane stesso, in una delle poche interviste rilasciate in quegli anni, dichiarò: “Questa è la prima volta che tutte e quattro le parti della mia musica si uniscono insieme."
A Love Supreme è una suite in quattro movimenti che traccia un vero e proprio cammino spirituale.
Acknowledgement: l’inizio è un risveglio. Il riff del contrabbasso di Garrison e la batteria cerimoniale di Jones preparano il terreno per l’ingresso del sax. Coltrane introduce il celebre tema basato sulle parole “A Love Supreme”, ripetute poi vocalmente come un mantra. È il ringraziamento, il momento in cui si prende coscienza della presenza divina.
Resolution: qui si afferma la scelta. La musica si fa solenne, intensa. Coltrane esprime la volontà di seguire un cammino di fede, in una dichiarazione d’intenti potente e lirica.
Pursuance: il movimento più esplosivo. Il sax vola, rincorre, implora. Elvin Jones scatena un turbine ritmico che rappresenta la lotta, la ricerca, l'urgenza del pellegrino che cerca la verità tra mille ostacoli.
Psalm: il salmo finale è una preghiera suonata, non cantata. Coltrane traduce ogni parola della sua poesia in note, in una sorta di "recitativo" per sax tenore. È un momento di grazia, commovente nella sua umiltà.
Al momento della pubblicazione, A Love Supreme fu un successo sia critico che commerciale, un fatto raro per un’opera così astratta e spirituale. Entrò nelle classifiche pop e jazz, fu recensito sulle maggiori riviste musicali, e da subito riconosciuto come un lavoro profondamente diverso da tutto il resto.
Ma il suo vero impatto si misurò negli anni successivi. Musicisti di ogni genere — da Carlos Santana a U2, da Pharoah Sanders a Kamasi Washington — hanno citato l’album come una delle loro influenze più importanti. Teologi, filosofi e studiosi lo hanno analizzato come testo mistico. Alcuni fan lo suonano durante meditazioni, funerali, riti religiosi.
Nel 2016, la Library of Congress lo ha inserito nel National Recording Registry, riconoscendone il valore culturale, storico ed estetico.
Nel 2025, il mondo celebra i 60 anni di A Love Supreme con ristampe speciali, tributi dal vivo, podcast, documentari. Ma ciò che conta di più è l’invito che quest’album continua a porgere all’ascoltatore: quello a fermarsi, ad ascoltare profondamente, a cercare — dentro e fuori di sé — un senso più alto della vita.
Forse oggi più che mai, in un’epoca segnata da rumore, disconnessione e ansia, A Love Supreme ci ricorda che la musica può ancora essere una via verso il sacro, una preghiera, una cura.
Ed ecco un video di un estratto di A Love Supreme registrato live il 26 luglio 1965 al 6° Festival jazz d'Antibes Juan-les-Pins

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