Interpretata da Billie Holiday per la prima volta nel 1939, è considerata un simbolo della denuncia contro il razzismo e la violenza nei confronti degli afroamericani negli Stati Uniti.
Il testo di Strange Fruit nasce da una poesia scritta da Abel Meeropol, un insegnante e attivista ebreo del Bronx, profondamente colpito da una fotografia che ritraeva il linciaggio di due uomini neri nel sud degli Stati Uniti. Il titolo stesso, "Strange Fruit" (Frutti strani), è una metafora agghiacciante che fa riferimento ai corpi impiccati degli afroamericani sugli alberi del Sud.
Meeropol musicò la poesia e la presentò in ambienti antifascisti e progressisti. Alla fine degli anni Trenta, la canzone arrivò all’orecchio di Billie Holiday, che decise di interpretarla, anche se sapeva quanto fosse rischioso farlo pubblicamente.
Billie Holiday eseguì Strange Fruit per la prima volta al Café Society, un club di New York noto per essere il primo locale integrato razzialmente della città. Le regole del club erano rigide per l’esecuzione: luci spente, silenzio assoluto, e il bis era proibito. Holiday chiudeva con quella canzone ogni esibizione, lasciando il palco immediatamente dopo.
Nonostante l’enorme impatto emotivo e artistico, molte etichette discografiche rifiutarono di pubblicarla. Alla fine, venne registrata per una piccola etichetta indipendente, la Commodore Records, nel 1939.
Il testo è diretto e terribile: "Southern trees bear strange fruit / Blood on the leaves and blood at the root..."
La canzone descrive con immagini poetiche e crude il linciaggio come una pratica brutale e sistemica nella società americana. Non si tratta solo di una denuncia, ma di un atto politico e culturale potentissimo, in un’epoca in cui affrontare certi temi significava rischiare la carriera — o peggio.
Strange Fruit è oggi riconosciuta come uno dei primi grandi inni del movimento per i diritti civili. È stata inserita dalla Library of Congress nel National Recording Registry, ed è spesso considerata una delle canzoni più importanti del XX secolo.
Billie Holiday pagò un caro prezzo per il suo coraggio: fu sorvegliata dall’FBI, ostacolata nelle sue tournée e perseguitata per problemi di droga, anche a causa delle sue prese di posizione pubbliche. Ma proprio grazie a quel brano, la sua voce divenne eterna.

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