Bill Evans Trio: Moon Beams

Il nuovo titolo della Original Jazz Classics Series della Craft Recordings, è uno gli album più lirici, intimi e profondi della discografia di Bill Evans, Moon Beams. 

Pubblicato per la prima volta nel 1962 dalla Riverside Records, rappresenta il primo lavoro in trio registrato da Evans dopo la tragica morte del contrabbassista Scott LaFaro, avvenuta nel luglio 1961. 

Oggi, grazie a una nuova ristampa in vinile curata con attenzione al suono e alla veste grafica, Moon Beams torna disponibile in una veste che restituisce pienamente la sua delicatezza e il suo fascino notturno.

Moon Beams nasce in un momento di dolore e transizione per Bill Evans. Dopo aver rivoluzionato la concezione del trio jazz con LaFaro e Motian, creando un interplay paritario e quasi cameristico, Evans si trovò improvvisamente senza il suo interlocutore più sensibile. La sua risposta, come spesso accadeva nel suo percorso artistico, fu quella di tornare al pianoforte e cercare nel suono una forma di elaborazione.

Con l’arrivo del giovane Chuck Israels al contrabbasso e il ritorno di Paul Motian alla batteria, Evans forma un nuovo trio che cerca una propria identità, pur mantenendo viva l’eredità del trio storico. Moon Beams è il primo frutto di questa nuova formazione, e si distingue per una serie di ballad dense di lirismo, malinconia e grazia sospesa.

La forza di Moon Beams sta nella sua capacità di dire tanto con poco. Ogni nota sembra scelta con attenzione millimetrica, ogni accordo pesa come un respiro. Brani come “Re: Person I Knew” (anagramma del produttore Orrin Keepnews), “Polka Dots and Moonbeams”, “I Fall in Love Too Easily” o “It Might as Well Be Spring” mostrano un Evans introspettivo, quasi assorto, che riflette più che dichiarare.

Ma questo non è un disco chiuso nel dolore: è una musica che cura, che accarezza, che invita l’ascoltatore a uno stato contemplativo. Chuck Israels non cerca di imitare LaFaro, ma trova un proprio ruolo sobrio e solido, mentre Motian si muove con quella leggerezza quasi impalpabile che lo rende un batterista ideale per la poetica evansiana.

Moon Beams non è un album "esplosivo", non contiene virtuosismi sfacciati o climax travolgenti. Ma proprio per questo, è uno dei dischi più amati dai cultori del trio di Evans. È un album che si insinua lentamente, come una luce lunare filtrata tra le tende, e che rivela la sua bellezza sottovoce, ascolto dopo ascolto.

Questa nuova ristampa in vinile, fedele alla masterizzazione originale, permette di riscoprire tutta la qualità timbrica dell’incisione Riverside. Il tocco di Evans, così particolare, così fragile e deciso al tempo stesso, risplende con maggiore intensità grazie alla profondità sonora del vinile. Anche l’artwork originale è stato riprodotto con cura, e sfogliare la copertina mentre il disco gira sul piatto restituisce quella ritualità dell’ascolto che tanto manca nel consumo musicale digitale.

In un’epoca in cui la musica spesso si consuma in fretta, il ritorno di Moon Beams in vinile è un invito a rallentare, ad ascoltare con attenzione, a concedersi il tempo dell’introspezione. È un album che non urla, ma che resta. Non conquista con facilità, ma si insinua profondamente. Ed è, ancora oggi, una testimonianza altissima di cosa può essere il jazz: un linguaggio dell’anima, un suono del silenzio, una poesia in forma sonora.

Per i collezionisti, per gli amanti del jazz, per chi si avvicina oggi a Bill Evans, questa ristampa è più di un oggetto: è un piccolo ponte tra passato e presente, tra bellezza e fragilità, tra la luce e l’ombra.


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