Joni's Jazz: L'Antologia che Rivela l'Anima Jazz di Joni Mitchell

Il 5 settembre 2025 segna un momento storico per gli amanti della musica: l'uscita di Joni's Jazz, il nuovo cofanetto antologico di Joni Mitchell che esplora e celebra il profondo legame artistico tra la leggendaria cantautrice canadese e il mondo del jazz. 

Questo progetto, descritto dalla stessa Mitchell come "un progetto di passione anni nel farsi", rappresenta la prima compilation tematica della serie Archives e offre uno sguardo inedito sull'evoluzione artistica di una delle voci più influenti della musica contemporanea.

L'idea di Joni's Jazz era stata anticipata dalla stessa Mitchell nelle note di copertina del cofanetto Archives Vol 4 dell'anno scorso, dove aveva dichiarato: "La gente mi chiede qual è il mio album preferito tra i miei preferiti. Direi "Joni's Jazz". Non si trattava di una semplice boutade: questo cofanetto rappresenta davvero una selezione personale e intima dei brani che meglio illustrano come il jazz abbia permeato e influenzato la sua intera carriera artistica.

La raccolta è dedicata alla memoria di Wayne Shorter, il leggendario sassofonista scomparso nel 2023, con cui Mitchell aveva collaborato in diverse occasioni. "È stato un piacere suonare con lui. Mi mancherà, ma rimarrà vivo per me nella sua musica.", scrive Mitchell nelle note di copertina, testimoniando l'importanza delle sue collaborazioni jazz.

Joni's Jazz raccoglie 61 selezioni distribuite su 4 CD o 8 vinili, includendo registrazioni in studio, performance dal vivo, rare take alternative e materiale proveniente da diversi decenni e etichette discografiche. Tra i tesori nascosti del cofanetto spiccano due demo inediti del 1980, che offrono uno sguardo privilegiato sul processo creativo di Mitchell in un periodo particolarmente fertile della sua carriera.

La selezione spazia attraverso tutta la discografia di Mitchell, dalle prime esplorazioni jazz degli anni '70 fino ai lavori più recenti, dimostrando come l'influenza del jazz non sia mai stata un episodio isolato nella sua carriera, ma piuttosto un filo conduttore costante che ha attraversato e arricchito ogni fase della sua evoluzione artistica.

Il cofanetto mette in evidenza le collaborazioni di Mitchell con alcuni dei più importanti musicisti jazz della sua epoca. Tra questi figurano Wayne Shorter e altri giganti del jazz che hanno contribuito a plasmare il suono unico di Mitchell, quello che ha reso possibile l'osmosi perfetta tra la tradizione folk e l'innovazione jazzistica.

Sheila Jordan – Portrait of Sheila (Tone Poet Vinyl Series)

Sheila Jordan – Portrait of Sheila
Nel 1962 Sheila Jordan entrò negli studi Blue Note per registrare il suo album d’esordio, Portrait of Sheila. 

Quel disco, pubblicato nel 1963, è diventato negli anni una pietra miliare del vocal jazz, non solo perché segnava il debutto discografico di una cantante fuori dal comune, ma anche perché rappresentava una delle rarissime incursioni di Blue Note nel repertorio vocale.

Sheila Jordan, nata a Detroit e trasferitasi a New York nei primi anni Cinquanta, si era immersa in una scena musicale in fermento: lì entrò in contatto con figure come Charlie Parker, Charles Mingus e Lennie Tristano, sviluppando un approccio alla voce che fondeva lirismo e avanguardia. Quando Alfred Lion la sentì cantare al Page Three Club di Greenwich Village, decise di registrarla nonostante la label fosse tradizionalmente concentrata sugli strumentisti.

Portrait of Sheila si compone di dodici brani tratti dal Great American Songbook e da standard jazz, rivisitati con uno stile personale e intimo. La voce di Jordan emerge limpida e audace su arrangiamenti essenziali, sostenuta dal trio formato da Barry Galbraith alla chitarra, Steve Swallow al basso e Denzil Best alla batteria. Tra i momenti più memorabili spicca “Dat Dere”, interpretato in una sorprendente versione voce-basso, che mette in risalto la capacità della cantante di giocare con le forme ridotte e con le sfumature del timbro.

Tomas Fujiwara - Dream Up

Il 12 settembre 2025 è stato pubblicato Dream Up, il nuovo album di Tomas Fujiwara per Out of Your Head Records. Con questo progetto, il batterista e compositore americano di origini giapponesi introduce al mondo il suo Percussion Quartet, una formazione rivoluzionaria che ridefinisce completamente i parametri del jazz sperimentale attraverso l'esplorazione di sonorità percussive globali.

L'idea alla base di Dream Up affonda le sue radici nei viaggi d'infanzia di Fujiwara nella patria ancestrale del padre, il Giappone, dove il giovane musicista fu pervaso dai suoni di una varietà straordinaria di strumenti esotici. 

Questa esperienza formativa emerge chiaramente nella composizione e nell'arrangiamento dell'album, dove tradizioni musicali millenarie dialogano con le più avanzate ricerche del jazz contemporaneo.

Il concetto di un ensemble completamente percussivo non è nuovo nel panorama musicale, ma Fujiwara riesce a dargli una connotazione del tutto originale, creando texture sonore, ritmi e strutture innovative che si allontanano dalle forme tradizionali per abbracciare territorì inesplorati dell'espressione musicale.

Il Percussion Quartet di Fujiwara riunisce alcuni dei più raffinati specialisti della scena percussiva internazionale. Accanto al leader troviamo la vibrafionista Patricia Brennan, artista di punta della nuova generazione che ha saputo rivoluzionare l'approccio al suo strumento; Tim Keiper, percussionista eclettico che maneggia con maestria strumenti che spaziano dall'ngoni africano al calabash, dai temple blocks ai djembe, dalle castagnette al balafon, senza dimenticare una vasta gamma di found objects che arricchiscono la tavolozza sonora del gruppo.

Completa la formazione Kaoru Watanabe, maestro dei tamburi taiko e degli strumenti a fiato tradizionali giapponesi come lo shinobue. La sua presenza garantisce un ponte autentico con le tradizioni musicali nipponiche, portando nell'ensemble l'esperienza diretta di strumenti come o-jimedaiko, uchiwadaiko e shimedaiko che raramente trovano spazio nel jazz occidentale.

Maurizio Grondona Group - Blue

Il panorama musicale italiano del soul-jazz si arricchisce di una nuova perla con l'uscita di BLUE, il nuovo album del Maurizio Grondona Group. Questa raccolta di 6 brani dalla durata complessiva di 30 minuti rappresenta l'ultima evoluzione artistica di uno dei progetti musicali più raffinati e originali della scena pugliese contemporanea.

Il Maurizio Grondona Group si muove, sin dai suoi esordi, nell'area musicale del raffinato linguaggio soul jazz attraverso sonorità arricchite e personalizzate dalla spiccata sensibilità artistica del poliedrico cantante, chitarrista e compositore barese Maurizio Grondona. 

L'artista pugliese ha saputo costruire negli anni un sound distintivo che coniuga con originalità e affabile naturalezza la lezione del jazz (Wes Montgomery, Pat Metheny) e le suggestioni del soul (Al Jarreau).

BLUE si inserisce perfettamente in questa tradizione artistica, confermando la capacità del gruppo di esplorare territori sonori sofisticati senza mai perdere quella naturalezza espressiva che ha sempre caratterizzato il progetto. Il titolo stesso dell'album evoca immediatamente l'universo blues e jazz, suggerendo un viaggio attraverso le sfumature emotive più profonde di questi generi musicali.

La scelta di concentrare l'esperienza musicale in soli 6 brani dalla durata di 30 minuti complessivi non è casuale: BLUE si presenta come un lavoro essenziale, dove ogni composizione ha il peso specifico necessario per contribuire a un discorso artistico coerente e coinvolgente. Questa compattezza formale riflette la maturità artistica di Grondona, che privilegia la qualità alla quantità, la profondità espressiva all'esibizionismo tecnico.

Adam Bałdych presenta il suo nuovo singolo AI LOVE

Il violinista e compositore polacco Adam Baldych torna con un nuovo singolo che segna una tappa importante nel suo percorso artistico: AI LOVE, pubblicato il 6 settembre 2025 e già disponibile su tutte le principali piattaforme digitali.

Considerato uno dei più originali interpreti del violino contemporaneo, Baldych da anni esplora territori che vanno oltre il jazz, intrecciando linguaggi che spaziano dalla musica classica all’improvvisazione, fino alle sonorità più moderne. 

La sua cifra stilistica è proprio questa capacità di reinventare il ruolo del violino, trasformandolo in uno strumento capace di parlare con voce nuova e universale.

In AI LOVE Baldych si circonda di musicisti di grande valore: Sebastian Zawadzki, Andrzej Swies, Marek Konarski, Dawid Fortuna e Rafal Stepien. L’intesa tra i diversi strumenti crea una trama sonora intensa e stratificata, in cui la liricità del violino si fonde con armonie ricche e ritmiche vibranti, dando vita a un brano che invita all’ascolto attento e profondo.

Il titolo apre a riflessioni attuali: AI LOVE sembra evocare l’incontro tra sentimento e tecnologia, tra umanità e intelligenza artificiale. Una suggestione che Baldych traduce in musica con atmosfere che oscillano tra delicatezza e tensione, tra intimità e apertura verso un futuro incerto, ma colmo di possibilità.

Con questo singolo, Adam Baldych conferma la sua maturità artistica e il suo desiderio di sperimentare, continuando a tracciare un percorso personale e innovativo. AI LOVE non è solo un brano, ma un’esperienza che riflette il nostro tempo e invita a immaginare nuovi orizzonti emotivi e sonori.


La nuova stagione artistica del Teatro Ristori di Verona

Prende il via dal prossimo autunno la stagione 2025-2026 del Teatro Ristori di Verona con più di 40 appuntamenti che si snodano - sotto la direzione artistica del Maestro Alberto Martini - dal Jazz internazionale (una delle novità saranno le speciali domeniche targate “Ristori Jazz Club”), la Danza con ben due prime nazionali e le “Serate d’autore” per incontri in dialogo con l’arte e i temi civili. 

E ancora, il “Ristori Baroque Festival” come cuore filologico e immaginifico nel segno delle sonorità barocche, percorsi Educational e le attese “Cene+Spettacolo” che a fine anno trasformano il teatro in un vero e proprio salone delle feste. Un mosaico di proposte composto dalla direzione del M° Alberto Martini e da consulenti artistici specializzati, come Gegè Telesforo (Jazz), Emanuele Masi (Danza) ed Elisabetta Garilli (Educational). Ma andiamo in sequenza a presentare la rassegna.

Così per la musica Jazz, il sipario si alzerà mercoledì 15 ottobre con il quartetto di Sergio Cammariere affiancato da Giovanna Famulari, in un suggestivo repertorio tra pianismo lirico e songwriting. A seguire il 14 novembre è Danilo Rea in Sakamoto & me, omaggio poetico al maestro giapponese in dialogo con le elettroniche di Martux_m. 

Mentre nel mese di dicembre il Ristori diventerà Jazz Club per quattro domeniche consecutive – 7, 14 e 21 – con i giovani Cutello Bros 5tet, la Special Edition del quartetto di Max Ionata con una sezione ritmica internazionale, il Trio di Dado Moroni in tributo a Oscar Peterson. E il grande respiro per un jazz internazionale proseguirà nel 2026 con il bassista camerunense - plurivincitore di premi Grammy - Richard Bona (7 febbraio), e a seguire Steve Gadd Organ Trio (4 marzo) - un gruppo composto dalla leggenda della batteria di Steve Gadd, il sassofonista Michael Blicher e il mago dell’hammond Dan Hemmer. Il 30 aprile, invece, in occasione dell'International Jazz Day, sotto i riflettori ci sarà il quintetto di Eddie Henderson in tributo a Miles Davis e proiezione del documentario su uno dei più influenti, innovativi e carismatici musicisti della storia del jazz.

Padova Jazz Festival 2025

Il Padova Jazz Festival 2025 è una kermesse che racconta molte storie: quelle della black music portata ai massimi livelli del virtuosismo fusion (Stanley Clarke), della tradizione che si rinnova (Cecile McLorin Salvant), dell’impegno sociale tradotto in futurismo sonoro (Camilla George); quelle della musica cubana, coi migliori esponenti della sua scuola pianistica (Roberto Fonseca e Alfredo Rodriguez); quelle del jazz italiano, in un caleidoscopio di idiomi stilistici e commistioni internazionali (Roberto Gatto, Max Ionata, Matteo Paggi…); quelle della più creativa scena statunitense (Uri Caine).

Storie che si ascolteranno dal vivo dal 6 al 23 novembre sugli innumerevoli palcoscenici del festival: location di importanza storica e architettonica come il Teatro Verdi, la Sala dei Giganti al Liviano, il Caffè Pedrocchi e il Centro Culturale Altinate/San Gaetano oltre alle aule dell’Università degli Studi di Padova e la Nuova S. Agnese – Fondazione Peruzzo.

Il Padova Jazz Festival è organizzato dall’Associazione Culturale Miles presieduta da Gabriella Piccolo Casiraghi, con il contributo dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Padova e con il sostegno del Ministero della Cultura e della Regione del Veneto.

Scoprite il programma completo su www.padovajazz.com/festival

The Superstar Quintet al North Sea Jazz Festival 1982

Il 17 luglio 1982, il North Sea Jazz Festival dell’Aia accolse un concerto che è rimasto scolpito nella memoria degli appassionati: l’esibizione del Superstar Quintet, una formazione che già nel nome lasciava intendere la portata dell’evento. 

Cinque musicisti leggendari, ciascuno con una carriera brillante alle spalle, si unirono per dare vita a una serata in cui il jazz mostrò tutta la sua energia vitale, fatta di improvvisazione, dialogo e virtuosismo.

Il quintetto era composto da Freddie Hubbard alla tromba e al flicorno, tra i massimi esponenti dell’hard bop e della fusion; Joe Henderson, sassofonista dal suono caldo e inconfondibile, capace di fondere lirismo e complessità armonica; Ron Carter, contrabbassista dal tocco elegante e dalla straordinaria versatilità, già pilastro del celebre quintetto di Miles Davis; Tony Williams, batterista innovativo e rivoluzionario, capace di trasformare la ritmica in linguaggio autonomo; e Kenny Barron, pianista raffinato, autorevole nell’accompagnamento e poetico nei momenti solistici.

La loro esibizione fu un dialogo serrato tra tradizione e modernità. I temi classici e gli standard venivano reinventati sul momento, arricchiti da assoli fiammeggianti e da un interplay che faceva emergere non solo il talento individuale, ma soprattutto la capacità di ascolto reciproco. Hubbard e Henderson intrecciavano frasi potenti e liriche, sostenuti dal contrabbasso solido e melodico di Carter e dalla batteria vulcanica di Williams, mentre Barron offriva continui spunti armonici, cucendo insieme i diversi linguaggi con eleganza.

Il Contributo degli Italo-Americani nella Storia del Jazz - Prima Parte: Le Origini e e Pionieri (1900-1940)

Public domain, via Wikimedia Commons

Per comprendere il ruolo degli italo-americani nel jazz, è necessario contestualizzare questo fenomeno nell'ambito della grande immigrazione italiana negli Stati Uniti tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo. Tra il 1880 e il 1920, oltre quattro milioni di italiani emigrarono negli Stati Uniti, stabilendosi principalmente nelle grandi città del Nord e creando comunità dense e culturalmente coese.

Questi immigrati portarono con sé una ricca tradizione musicale che includeva non solo l'opera lirica - per cui l'Italia era già famosa nel mondo - ma anche la musica popolare regionale, le tradizioni bandistiche e una profonda comprensione della melodia e dell'armonia. Quando il jazz iniziò a emergere a New Orleans e successivamente a diffondersi nelle altre città americane, trovò in queste comunità italiane un terreno fertile per la contaminazione e lo sviluppo.

La coincidenza temporale non fu casuale: proprio mentre il jazz stava nascendo dai spiritual, dai work songs e dal blues afroamericano, le comunità italiane stavano stabilendo le proprie radici culturali nelle stesse città dove il nuovo genere musicale stava prendendo forma. New Orleans, Chicago, New York e San Francisco - tutte città chiave per lo sviluppo del jazz - erano anche centri di immigrazione italiana particolarmente significativi.

Una delle figure più controverse ma indiscutibilmente importanti nella storia primitiva del jazz è Nick LaRocca (1889-1961), cornettista nato a New Orleans da genitori siciliani. LaRocca fu il leader della Original Dixieland Jazz Band (ODJB), che nel 1917 realizzò quella che è considerata la prima registrazione jazz della storia con "Livery Stable Blues" e "Dixie Jass Band One-Step".

La controversia intorno a LaRocca deriva dalle sue affermazioni successive secondo cui lui e la sua band avrebbero "inventato" il jazz, negando i contributi fondamentali degli musicisti afroamericani. Queste dichiarazioni, chiaramente motivate da pregiudizi razziali dell'epoca, hanno oscurato per decenni il riconoscimento del suo effettivo contributo musicale. Tuttavia, al di là delle sue problematiche affermazioni personali, LaRocca e la ODJB rappresentarono un momento cruciale nella diffusione del jazz.

La band, composta interamente da musicisti italo-americani e irlandesi, portò il jazz fuori da New Orleans e lo presentò al pubblico mainstream americano. Il loro stile, caratterizzato da ensemble collettivi energici e da un approccio melodico più accessibile rispetto ad alcune delle prime forme di jazz afroamericano, contribuì a stabilire alcuni dei paradigmi che sarebbero diventati standard nel genere.

Musicalmente, LaRocca portò nel jazz una sensibilità melodica che rifletteva la sua eredità italiana. La sua cornetta cantabile e il suo approccio all'improvvisazione, pur rimanendo stilisticamente all'interno dei parametri del primo jazz, mostravano un'attenzione alla linea melodica e alla costruzione frastica che sarebbe diventata caratteristica di molti musicisti italo-americani successivi.

Kieran Brown - Loving You

Kieran Brown - Loving You
Nel panorama jazz contemporaneo, dove le nuove voci faticano spesso a emergere con personalità e maturità artistica, Kieran Brown si presenta con un album d'esordio che lascia il segno. "Loving You", uscito l'11 luglio 2025, non è solo la presentazione di una giovane cantante talentuosa, ma l'introduzione di un'artista di rara promessa.

Kieran Brown è una vocalist, compositrice e arrangiatore con sede a New York City, con una forte concentrazione nel Jazz, R&B e nell'American Songbook. La sua storia musicale inizia presto: a sedici anni cantava l'inno nazionale al Madison Square Garden, e l'anno successivo si è assicurata un posto in un prestigioso programma universitario di jazz.

Il brano di apertura di "Loving You" è una scelta azzeccata. La versione di Brown del brano di Previn "You're Gonna Hear from Me", arrangiato per l'album dal chitarrista Aaron Matson, è un'accoglienza travolgente al suo debutto. Canta "ascolta mondo, non puoi ignorarmi", e ha ragione.

"Loving You" è composto da dieci tracce che spaziano attraverso i classici dell'American Songbook, dimostrando la versatilità e la sensibilità interpretativa della giovane artista. La tracklist include brani come "Emily", "Do It Again", "Meditation", "Alfie", e l'omonima "Loving You".

Su "Emily", la splendida ballad di Johnny Mercer e Henry Mancini, Brown canta con passione e sincerità. La sua voce è anche perfetta per interpretare lo stile musicale brasiliano, come è chiaro nella sua presentazione del famoso brano di Antonio Carlos Jobim, "Meditation".

L'album beneficia della collaborazione di musicisti di prim'ordine: Tyler Henderson al pianoforte, Joey Ranieri al basso, Joe Peri alla batteria, e Aaron Matson alla chitarra, oltre ai contributi di Jarien Jamanila all'alto e Chris Lewis al tenore. La chiarezza e coesione di Brown sono supportate da questo ensemble che dimostra un acuto senso dell'interplay di gruppo e dell'identità sonora.

Il mondo della critica jazz ha accolto "Loving You" con entusiasmo. Konrad Paszkudski, direttore artistico di Jazz at the Ballroom, non mince parole: "L'avenir del jazz e del Great American Songbook riposa nelle mani di questa artista incredibilmente talentuosa".